Facciamo oggi memoria della dedicazione della basilica eretta dall’imperatore Costantino a Roma nel 324 d.C. nell’antico palazzo dei Laterani, sul posto dove prima c’era una caserma dell’esercito di Massenzio: questa chiesa antichissima è la cattedrale di Roma e del mondo (urbis et orbis, «della città e del mondo»), la prima in dignità di tutte le chiese d’Occidente. Essa è dedicata ai Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, ma – a partire dal sec. VII – anche al Santissimo Salvatore. Continua a leggere
Omelie
La Parola di Dio presentata alla mia comunità di Ponzate
Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Morte come incontro con il Risorto…
Giobbe è stato provato da disgrazie che si sono susseguite una dopo l’altra nella sua vita. Si trova in una condizione di estrema sofferenza. Gli amici cercano di consolarlo, ma pronunciano parole che egli non può accettare. Giobbe si trova posto di fronte al mistero inestricabile di Dio e, insieme, al mistero di se stesso. E, così, prorompe in quella che può essere considerata una delle massime espressioni della fede nella vita eterna a cui è destinato l’uomo, che troviamo tra le pagine dell’Antico Testamento: «Io so che il mio redentore è vivo… io stesso vedrò Dio». Continua a leggere
Solennità di Tutti i Santi. Il miracolo di Gesù… moltiplicato!
Gesù ha messo la felicità al centro del suo annuncio, ha proclamato le beatitudini. Sembra che la risposta che accomuna il desiderio di tutti gli uomini del mondo, appartenenti a culture e religioni diverse, sia proprio la felicità, eppure il linguaggio delle beatitudini di Gesù non è immediato e non soddisfa a primo acchito quasi nessuno. Che senso ha, infatti, affermare che felici sono i poveri in spirito, quelli che sono nel pianto, i miti, quelli che hanno fame e sete della giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati per la giustizia? I conti non tornano, perché queste categorie appartengono secondo noi al regno dell’infelicità, dell’emarginazione sociale, della fatica, della mancata realizzazione della vita. Continua a leggere
Trentesima Domenica del Tempo Ordinario. Amerai… perché Dio è immenso!
La domanda rivolta a Gesù è davvero una domanda importante, vitale. Ma può capitare talvolta di rivolgere una domanda giusta con l’animo sbagliato. Mi viene in mente Pilato che rivolge a Gesù la domanda: «Che cos’è la verità?» – un’altra domanda centrale, che purtroppo non ci facciamo più – ma in realtà la rivolge in maniera distratta e non si aspetta nessuna risposta. Il dottore della legge, intanto, ha quel modo strano di domandare – che abbiamo già visto all’opera domenica scorsa da parte dei farisei – «per metterlo alla prova», per inscenare un tranello che faccia inciampare Gesù, così da poterlo poi accusare di qualcosa. Continua a leggere
Ventinovesima Domenica del Tempo Ordinario. Rendere a Dio quello che è di Dio…
Abbiamo ridotto questa pagina evangelica ad una fondazione evangelica di una dottrina giuridica, quella della separazione dei poteri della Chiesa e dello Stato. E non è proprio così. Il contesto è un altro. Abbiamo ascoltato per più domeniche come Gesù abbia “bastonato” farisei, dottori della Legge e capi del popolo: ha detto loro chiaro e tondo che sono la pietra angolare che, però, è stata scartata. È ovvio che costoro ora si coalizzino «per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi». Siamo in quella tipica ipocrita situazione in cui – si dice – devi fare buon viso a cattivo gioco. Continua a leggere
Ventottesima Domenica del Tempo Ordinario. L’invito ad appartenere al Regno…
Mai contento questo Padreterno! Se rifiuti l’invito, ti punisce. Se lo accetti, sta lì a guardare come sei vestito e ti butta fuori. Chissà quante volte, ascoltando questa parabola bizzarra, abbiamo fatto questo ragionamento di cosiddetto “buon senso”. Ebbene, facciamo un passo indietro, teniamoci tra i denti le nostre banali considerazioni, e tentiamo di ascoltare. Gesù sta parlando del regno dei cieli, mica dell’arbitraggio dell’ultima partita di calcio – di quello discutono già in Parlamento e non è il caso di aggiungere altre parole – e ci sta dicendo che il regno dei cieli – cioè, la nostra dimora – è simile a un Dio che sposa l’uomo, e non un uomo soltanto o due o tre o qualche migliaio, ma tutti gli uomini. Continua a leggere
Ventisettesima Domenica del Tempo Ordinario. Il popolo della vigna.
Siamo ancora nella vigna! È la terza domenica consecutiva che il Vangelo ha come scena una vigna: stavolta, accuratamente piantata e recintata, è affidata dal padrone a vignaioli che si dimostrano non solo incapaci di produrre frutti ma anche omicidi nei confronti dei servi inviati dal padrone e poi del suo stesso figlio. Facile cogliere il significato della parabola: Gesù è quel Figlio mandato dal Padre sulla terra, dopo che il suo popolo ha rifiutato il messaggio dei profeti, anch’egli rifiutato e ucciso dal popolo eletto che avrebbe dovuto accoglierlo. Continua a leggere
Ventiseiesima Domenica del Tempo Ordinario. Umiltà, unanimità e gioia…
C’è ancora la vigna nel vangelo di questa domenica. Stavolta, però, è la vigna in cui siamo mandati a lavorare dal padre. È la nostra vigna. E noi siamo figli. Nella parabola ascoltata domenica scorsa c’era una sola possibilità: il padrone usciva in piazza a tutte le ore, chiamava i disoccupati, e, raggiunti dalla sua richiesta, si andava a lavorare. Il figlio crede di avere una possibilità in più, visto che la vigna è sua, è quella di suo padre: può obbedire e può disobbedire. Anzi, può dire di sì e poi non andare, e può dire di no e poi pentirsi e andare. Continua a leggere
Venticinquesima Domenica del Tempo Ordinario. L’invidia, un occhio cattivo…
La parabola di Gesù non è poi così difficile da capire: il padrone della vigna offre a tutti ciò che è indispensabile per affrontare la giornata, e a quel tempo la paga di un giorno era un denaro. Offre indistintamente lo stesso salario a tutti coloro che hanno accolto la sua chiamata a lavorare nella vigna. Noi siamo sempre titubanti di fronte al fatto che questa generosità del padrone vada contro la considerazione della fatica effettivamente prodotta dagli operai. Ma in realtà non si può dire che il padrone abbia commesso ingiustizia, avendo dato a ciascuno secondo il pattuito. Semmai, la parabola mette in luce la trasparenza del nostro occhio. Continua a leggere
Esaltazione della Santa Croce. Croce abitata e… vuota
Il titolo dell’odierna festa ha bisogno di una spiegazione. La croce che ci portiamo al collo e che appendiamo al muro è stata per secoli uno strumento di supplizio atroce. Che cosa diremmo oggi se qualcuno parlasse di… esaltazione della sedia elettrica o girasse per strada con una piccola ghigliottina appesa al collo? È chiaro che l’esaltazione della croce non equivale affatto ad una approvazione del supplizio della croce. Continua a leggere