Oltre il terreno…

VENTISEIESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

SemprevivoPossibile che l’evangelista Luca si sia dimenticato il nome di quell’uomo ricco, vestito bene e impegnato a divertirsi da mattina a sera? Ci informa che il mendicante si chiamava Lazzaro, ma non ci dice come si chiamava il ricco. Nessuna dimenticanza. Siamo di fronte ad uno dei paradossi della parabola, una traccia per comprenderla. Infatti, il nome è importante, dice tutta la dignità di una persona. Ebbene, quell’uomo è senza nome perché la sua logica di vita è senza dignità, ed è per questo che la sua esistenza terrena è destinata al fallimento eterno, all’inferno. Si badi bene: non perché ricco, mentre Lazzaro è povero, perché altrimenti il Vangelo proporrebbe a sua volta una logica perversa in cui è necessario essere indigenti e coperti di piaghe per guadagnare il paradiso; ma perché quel ricco ha usato male della sua agiatezza (per dirla con le parole di Gesù ascoltate domenica scorsa: non ha usato della sua iniqua ricchezza per procurarsi l’amicizia di Lazzaro), è diventato schiavo dei suoi beni e totalmente insensibile alle necessità del prossimo. Continua a leggere

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Dio e la vera ricchezza

VENTICINQUESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

Ghiacciaio del MorteratschL’ultima frase di questa pagina evangelica è giustamente famosa: essa ne rappresenta la sintesi. Questo vangelo si apre con quella parabola dell’amministratore astuto che ci crea sempre qualche problema. Gesù sta lodando la scaltrezza e la disonestà? No, le parabole di Gesù hanno sempre lo scopo di crearci una qualche perplessità e costringerci a pensare. Spesso assomigliano ad un pugno nello stomaco. Questa parabola volutamente usa una situazione disonesta in cui all’azione è uno dei «figli di questo mondo», ma è rivolta chiaramente ai «figli della luce», affinché imparino ad avere la stessa prontezza nel compiere decisioni radicali capaci di assicurare il futuro. Continua a leggere

Due modi di guardare la vita

VENTIQUATTRESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

Colchico autunnaleAl centro di questa domenica c’è la misericordia, quella che Mosé chiede e ottiene da Dio verso il popolo peccatore, quella che san Paolo confessa di aver ricevuto come grazia del Signore, quella che Gesù predica come qualità essenziale di Dio. Avere misericordia non equivale esattamente ad aver pietà nel senso comune con cui noi usiamo questa espressione. La misericordia è un modo di guardare, non è un modo di sentire. La misericordia rappresenta una logica di comprensione della realtà, non è un semplice atteggiamento che scatta talvolta di fronte a situazioni particolarmente pietose. Il padre della terza parabola raccontata da Gesù non è misericordioso perché vede tornare il figlio: egli è misericordioso sempre, quando il figlio va via di casa, quando il figlio è lontano e sembra fregarsene di suo padre e, quindi, anche quando, mentre era ancora lontano, lo vede tornare. Continua a leggere

L’amore e il sacrificio

VENTITREESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

DSC_1963Queste parole di Gesù sembrano contenere un tono di sfida a quella molta gente che andava con lui. Sembra quasi che voglia costringerli a fare bene i calcoli, esattamente come il costruttore di fronte al progetto della torre o al re che sta decidendosi per la guerra. Continua a leggere