Ite, Missa est!

CORPUS DOMINI – Anno B 
Calice e Cero 1La solennità del Corpus Domini è un richiamo del Giovedì Santo, ed ha al centro il mistero dell’Eucaristia, sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo. Una delle dicerie che circolavano tra i pagani nei primi secoli della storia della Chiesa era che i cristiani nelle chiese compiessero dei sacrifici cruenti, che versassero il sangue, addirittura sangue umano di una vittima che veniva sacrificata sull’altare. Tutto ciò nasceva dal fatto che all’Eucaristia veniva dato il nome di sacrificio, e che al rito potevano partecipare soltanto quanti già erano battezzati (coloro che si preparavano a ricevere i sacramenti della iniziazione cristiana nella solenne veglia pasquale venivano allontanati dalla chiesa subito dopo la lettura della Parola di Dio). Continua a leggere →

«Ecco, io sono con voi»

SANTISSIMA TRINITÀ – Anno B

IMG_0569L’errore più grosso è pensare che la Trinità sia un problema dei teologi. Cioè, che noi crediamo in Dio e poi i teologi, bontà loro, riflettono sul mistero della Santissima Trinità. Detto in una parola: la Trinità è una complicazione che non s’addice ad una fede semplice. La Trinità, quindi, come un optional che non aggiunge nulla di essenziale, anzi che complica la vita? Continua a leggere →

Lo Spirito e la carne

DOMENICA DI PENTECOSTE – Anno B

Inganna qRONDINE AL TRAMONTO.1uesta parola: Spirito. Ne abbiamo fatto la nota caratteristica della religione, che è, per sua natura, una cosa spirituale. Da contrapporre, quindi, alle cose materiali. Una certa carta d’identità del cristianesimo lo presenta come la religione dello Spirito per eccellenza, e la solennità odierna sembrerebbe dar ragione a questo luogo comune: la Pentecoste rappresenta la pienezza della Pasqua, e lo Spirito è la presenza attuale di Dio in ogni luogo e in ogni tempo. Mi spiace disilludervi, se questa è anche la vostra opinione. È troppo semplicistica, comoda nel suo dividere la materia dallo spirito, e nell’assegnare a quest’ultimo uno spazio sì alto ma etereo, impalpabile, disincarnato. Continua a leggere →

Si è fatto carne… in cielo!

ASCENSIONE DEL SIGNORE – Anno B

DSC_0264Ad ascoltare l’elenco dei segni che secondo Gesù accompa­gneranno quelli che credono, vien da concludere che noi non crediamo. Forse si fa riferimento a segni presenti nella prima comunità cristiana, a episodi accaduti e fatti conosciuti alla fine del primo secolo dell’era cristiana. Ma è certo che la Chiesa nella sua storia bimillenaria ha scacciato il demonio, ha impa­rato le lingue nuove degli uomini, ha preso in mano serpenti velenosi ed è sopravvissuta al tanto veleno che sempre si ten­ta di inocularle, ha guarito numerose malattie del corpo e dello spirito. Continua a leggere →

Rimanere nell’amore dell’Amico

SESTA DOMENICA DI PASQUA – Anno B

Cero 1Non più immagini. Ora Gesù entra nella nostra realtà umana più profonda, l’amore, e ce ne svela il segreto. Un conto è rimanere nel recinto delle pecore, sentendosi al sicuro sotto lo sguardo del buon pastore e riconoscendone la voce. Un conto è rimanere nella vite, come tralcio potato che è destinato a produrre molto frutto. Ma oggi Gesù ci rivolge l’invito più esplicito di tutto il vangelo: «Rimanete nel mio amore». Non si limita a consigliarci l’amore come antidoto contro la tristezza, come medicina per sanare la solitudine, come vaccino che ci salva dalla malattia della disperazione. Oggi ve ne sono tanti che invitano genericamente ad amare, lanciando uno slogan non di rado disimpegnato, una specie di «rompete le righe e fate quel che vi pare» che suona come una libertà senza responsabilità.

Chi è contrario all’amore, alzi la mano! Ma, poi, che cos’è mai questo amore? Un istinto da lasciar correre? Un’ebbrezza da inseguire ad ogni costo? Una chimera che dura poco, e che si cerca di volta in volta in persone diverse? Gesù ha il coraggio di pronunciare la parola «amore», ma non nasconde che è il suo amore e ci chiede di rimanere nel suo amore. Da questo punto di vista, il modo di Gesù di parlare di amore è già controcorrente. Non parla da padrone, perché non ci chiama servi ma amici e ci rivela il progetto del suo cuore. Eppure osa chiedere a degli amici di esserlo solo a patto di osservare i suoi comandamenti. Promette una gioia piena, ma assicura che essa deve passare da un’obbedienza altrettanto piena. E porta ad esempio la propria esperienza di amore: anch’egli è rimasto nell’amicizia del Padre osservando i suoi comandamenti, e solo così ha raggiunto la pienezza della vita. Non dimentichiamoci che queste parole Gesù le pronunciò la sera dell’ultima cena, dopo aver compiuto il gesto della lavanda dei piedi.

L’immagine del buon pastore che dona – letteralmente «depone» – la sua vita per le sue pecore si è appena realizzata nel Maestro che ha deposto la sua veste per compiere il gesto del servo, e di lì a poco troverà conferma nel Signore che depone la sua vita sul legno della croce. Questo è l’Amico: colui che dona la sua vita per i propri amici. Eppure, amici suoi lo siamo se osserviamo i suoi comandamenti. Lasciatemi dire che qui si trova la cifra del Vangelo che più si allontana dal verbo predicato dal mondo. Per il mondo amore e comandamenti stanno su due fronti separati: l’amore sta nel regno della libertà pura, il comandamento dice una forzatura che non ha nulla da spartire con l’amore. Non è così, e a dirlo non è tanto Gesù quanto la vita. Chiunque vive sa per esperienza che l’amore vero è stillicidio di obbedienza quotidiana, è quella dedizione all’altro che costa sacrificio ma che sola regala una libertà veramente umana. Osservare i comandamenti di uno che dà la vita per te è incamminarsi verso la gioia piena. Gesù in quella sera, che noi commemoriamo ogni anno il Giovedì Santo e che rinnoviamo ogni volta che celebriamo la Messa, pronunciò parole e fece gesti, che siamo invitati a far nostri e a ripetere.

Se siamo impegnati sul versante educativo, abbiamo il dovere di proporre ai ragazzi e ai giovani questa concreta via di amore e di amicizia, smontando i messaggi deleteri che provengono in modo martellante dalla televisione, dal cinema, dal costume diffuso e che idealizzano un amore senza regole, un amore inteso come macchinetta distributrice di piacere e soddisfazione, un amore da cui è assente il sacrificio. Un amore così è semplicemente disumano, nel senso che non rende uomini e che non si trova tra gli uomini se non come assurdo sogno destinato a sbriciolarsi tra le mani e a lasciare il cuore a pezzi. Grande questo Gesù che, invece, vuole donarci una gioia piena e non a pezzetti, una gioia capace di riempire il cuore. Per questo vi invito a tenere nelle orecchie le ultime parole di questa pagina evangelica: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga». Se ci assale lo sconforto mentre cerchiamo di vivere l’amore e l’amicizia con Gesù dentro la trama dei nostri rapporti più belli di amicizia e amore, e ci sembra di non riuscire in questa impresa, ricordiamoci che ci ha scelti Gesù e che l’impresa è la sua.

Tralci che rimangono nella vite

QUINTA DOMENICA DI PASQUA – Anno B

EPSON DSC pictureIl pastore e le pecore sono due cose diverse. È vero, il pastore autentico è disposto a dare la vita per le sue pecore. Ma è il dare la vita per un altro. Nel vangelo che abbiamo ascoltato oggi c’è la rivelazione di un rapporto ancora più stretto. L’immagine della vite e dei tralci approfondisce ulteriormente quella del pastore e delle pecore che abbiamo ascoltato domenica scorsa. La approfondisce nella direzione della appartenenza: non siamo qualcosa di esterno che appartiene a Cristo, siamo un tutt’uno con Lui. Lui e noi siamo davvero una cosa sola. Quando guardo la vite quasi non distinguo più dove finisce la vite e dove iniziano i tralci. Gli apparteniamo così. Questo, almeno, è il desiderio della Vite Gesù Cristo. Continua a leggere →

Atteggiamenti da buon pastore

QUARTA DOMENICA DI PASQUA – Anno B 

Gregge di pecoreImmagine bellissima, quella del vangelo odierno. Ritorna tutti gli anni in questa quarta domenica di Pasqua in cui la Chiesa ci invita ad una particolare preghiera per le vocazioni. Gesù si riferisce alla consuetudine dei pastori di riunire in un grande recinto le loro pecore per la notte; al mattino, poi, ciascun pastore entrava nel recinto e chiamava le proprie pecore, che seguivano lui, e non altri, perché riconoscevano la sua voce. Una unità profonda che accomuna esseri di natura diversa, il pastore e le pecore, che simboleggia il legame che in Gesù Cristo si è venuto a creare stabilmente tra Dio e l’uomo. Nell’immagine entrano, per contrasto, anche il mercenario e il lupo. Continua a leggere →

Dimensioni della Pasqua

TERZA DOMENICA DI PASQUA – Anno B

IMG_0385Ancora una volta ci viene riproposto il racconto della sera di Pasqua. Eppure non si tratta di una sterile ripetizione. Ci vengono annunciate tre dimensioni importanti della Pasqua, che continuano ad essere il fondamento della nostra fede. Sono annotazioni a cui l’evangelista Luca tiene molto. Una prima dimensione potremmo chiamarla contagio. Continua a leggere →

Divina misericordia

SECONDA DOMENICA DI PASQUA – Anno B

DSC_0666La misericordia di Dio è al centro di questa seconda domenica di Pasqua. L’abbiamo celebrata proprio nel mistero della morte e della risurrezione di Gesù, dalla lavanda dei piedi al sepolcro vuoto, e oggi la poniamo al centro della nostra preghiera. Misericordia è un atteggiamento che ha bisogno di un cuore che venga a contatto con la miseria e che se ne lasci commuovere. Continua a leggere →

Non abbiate paura!

PASQUA DI RISURREZIONE

DSCN0980La scorsa settimana ho incontrato una coppia di amici, sposi in attesa del primogenito. Erano pieni di apprensione e di tante domande su come sarà, sul modo in cui vogliono accogliere il loro bambino, e poi crescerlo, educarlo con tanto amore. Mi hanno chiesto un consiglio, e mi è venuto da sorridere. Ma poi ho detto loro una cosa in cui credo fermamente: «Guardate, non abbiate paura, perché il modo di accogliere questo avvenimento che è la nascita del vostro bambino sarà deciso da lui, sarà dettato dall’evento stesso. State pronti e imparate voi dalla sua nascita». Continua a leggere →