Santità, orme visibili

SOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI

Non so se vi siete accorti che le tre letture che la liturgia propone per questa solennità dei Santi iniziano tutte con un verbo che è tra i più importanti nella nostra vita: vedere.

La lettura tratta dal libro dell’Apocalisse dice: «Io, Giovanni, vidi salire dall’oriente un altro angelo…». Il brano della prima lettera di Giovanni dice: «Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!». La pagina evangelica è quella bellissima in cui Gesù proclama le Beatitudini; essa inizia così: «In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte… e insegnava loro dicendo: Beati…». Vedere è il verbo della consapevolezza, oserei dire della certezza. Continua a leggere

Un cammino che fa per noi

SOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI

dal-passo-gardena-in-alta-badiaLa parola «santo» suscita in noi un grande rispetto, ma anche una grande distanza. Dice qualcosa che è molto vicino a Dio, che ne ricopia in terra la perfezione. Dice una vita realizzata, la cui santità è stata riconosciuta dopo la morte, ma di cui si è avuta la percezione anche prima. Continua a leggere

Si sono fidati di Dio!

SOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI

DSC_0097«Beato te!». Ci capita di dirlo o anche solo di pensarlo quando ad un altro accade una situazione che per noi resta allo stato di semplice desiderio. È un’esclamazione di per sé ancora lontana dall’invidia, ma che può aprirle la strada. Così come, invece, può essere l’anticamera di uno sforzo umano a trasformare anche il proprio desiderio in realtà, ad essere anche noi «beati» come consideriamo «beato» l’altro. Questo secondo sbocco è quello inteso da Gesù nel suo famoso discorso della montagna in cui si trovano appunto le beatitudini che abbiamo appena ascoltato. Gesù identifica alcune situazioni beate e le propone ai suoi discepoli come progetto di vita. Non sono cioè un traguardo, qualcosa che sta in fondo, ma rappresentano un cammino. Continua a leggere

Solennità di Tutti i Santi. Il miracolo di Gesù… moltiplicato!

Gesù ha messo la felicità al centro del suo annuncio, ha proclamato le beatitudini. Sembra che la risposta che accomuna il desiderio di tutti gli uomini del mondo, appartenenti a culture e religioni diverse, sia proprio la felicità, eppure il linguaggio delle beatitudini di Gesù non è immediato e non soddisfa a primo acchito quasi nessuno. Che senso ha, infatti, affermare che felici sono i poveri in spirito, quelli che sono nel pianto, i miti, quelli che hanno fame e sete della giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati per la giustizia? I conti non tornano, perché queste categorie appartengono secondo noi al regno dell’infelicità, dell’emarginazione sociale, della fatica, della mancata realizzazione della vita. Continua a leggere