Ventiseiesima Domenica del Tempo Ordinario. Umiltà, unanimità e gioia…

C’è ancora la vigna nel vangelo di questa domenica. Stavolta, però, è la vigna in cui siamo mandati a lavorare dal padre. È la nostra vigna. E noi siamo figli. Nella parabola ascoltata domenica scorsa c’era una sola possibilità: il padrone usciva in piazza a tutte le ore, chiamava i disoccupati, e, raggiunti dalla sua richiesta, si andava a lavorare. Il figlio crede di avere una possibilità in più, visto che la vigna è sua, è quella di suo padre: può obbedire e può disobbedire. Anzi, può dire di sì e poi non andare, e può dire di no e poi pentirsi e andare. Continua a leggere

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Ricomincia un anno: ecco il piano pastorale che vale sempre…

Chiesa di Ponzate vista da LipomoIl momento della ripresa. Le scuole hanno riaperto i battenti. C’è il solito profumo di speranza nell’aria, anche delle nostre parrocchie. Tutto ricomincia e – a costo di essere ripetitivo – è davvero inutile andare a cercare altri inizi desunti da pur nobili calendari. Gli orari delle famiglie sono dettati da quelli scolastici. Le feste patronali sono adesso, legate a Maria nascente, all’Addolorata o alla Vergine del Rosario. Qualcuno domanda: c’è un piano pastorale? Certo, arriverà. Continua a leggere

Venticinquesima Domenica del Tempo Ordinario. L’invidia, un occhio cattivo…

La parabola di Gesù non è poi così difficile da capire: il padrone della vigna offre a tutti ciò che è indispensabile per affrontare la giornata, e a quel tempo la paga di un giorno era un denaro. Offre indistintamente lo stesso salario a tutti coloro che hanno accolto la sua chiamata a lavorare nella vigna. Noi siamo sempre titubanti di fronte al fatto che questa generosità del padrone vada contro la considerazione della fatica effettivamente prodotta dagli operai. Ma in realtà non si può dire che il padrone abbia commesso ingiustizia, avendo dato a ciascuno secondo il pattuito. Semmai, la parabola mette in luce la trasparenza del nostro occhio. Continua a leggere

Esaltazione della Santa Croce. Croce abitata e… vuota

Il titolo dell’odierna festa ha bisogno di una spiegazione. La croce che ci portiamo al collo e che appendiamo al muro è stata per secoli uno strumento di supplizio atroce. Che cosa diremmo oggi se qualcuno parlasse di… esaltazione della sedia elettrica o girasse per strada con una piccola ghigliottina appesa al collo? È chiaro che l’esaltazione della croce non equivale affatto ad una approvazione del supplizio della croce. Continua a leggere

Ventitreesima Domenica del Tempo Ordinario. Sentinelle che amano… in Gesù!

«Ti ho posto come sentinella». La parola detta al profeta Ezechiele è ripetuta oggi a ciascuno di noi. Siamo un poco restii ad accettare questo compito di essere sentinella l’uno per l’altro. Vi è un cosiddetto buon senso che sussurra di lasciar fare, di lasciar sbagliare, di non intromettersi, di tenere gli occhi chiusi su quanto fanno gli altri. Anzi, no. Gli occhi è bene tenerli socchiusi, così che si possa curiosare quanto basta, magari fare qualche pettegolezzo alle spalle, ma guardarsi bene dal mettere il naso ufficialmente in quelli che sono “affari altrui”. Continua a leggere