Colpo di testa 70 / Come pecore sparse tra mercenari e lupi

Corriere di Como, 1 maggio 2018

Finire nel gregge è considerata una sciagura per la mentalità individualista del nostro mondo post-moderno. E per certi aspetti lo è. Tanto è vero che, poi, coloro che si vantano di essere usciti dal gregge, nemmeno si accorgono che sono già finiti dentro un altro gregge, ancora più pericoloso proprio perché inavvertito. Nella nostra cultura radicata nel cristianesimo, l’immagine del gregge di pecore richiama «il pastore, quello bello» (andrebbe tradotta così l’espressione più comunemente nota come «il buon pastore»). E in effetti l’immagine evangelica oggi non piace. Continua a leggere

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Quarta Domenica di Pasqua. Voce, recinto e porta…

Gesù oggi ci parla di recinto e di porta. Per forza, sta parlando di pecore, e fa riferimento a situazioni che poteva vedere ogni giorno. Noi non siamo abituati a veder greggi di pecore e, quando ne passa uno per la strada, fa subito notizia come un fatto eccezionale. Però, abbiamo un’idea negativa delle pecore e del gregge e associamo quest’immagine a una sorta di rinuncia alla libertà. Continua a leggere

Ventiquattresima Domenica del Tempo Ordinario. La gioia della misericordia…

Le tre parabole che ci sono state proposte oggi sono conosciute come «parabole della misericordia». Gesù le racconta una dopo l’altra per rispondere alle mormorazioni di farisei e scribi, i quali mal sopportavano che egli accogliesse e addirittura mangiasse insieme ai peccatori. Tutte e tre le parabole mostrano un comportamento – del pastore, della donna e del padre – che non ci aspetteremmo: il pastore lascia nel deserto novantanove pecore sicure per andare in cerca di una sola pecora smarrita, la donna spazza la casa per cercare una moneta perduta (che, forse, senza cercarla, avrebbe prima o poi trovata), il padre accoglie amorevolmente il figlio che se ne era andato in malo modo e che aveva sperperato il suo patrimonio. Continua a leggere

Santissima Trinità. La Trinità e la pecorella smarrita…

Tutti gli anni, quando arriva la festa della Trinità, siamo tentati di accettarla come la celebrazione di un mistero inestricabile, che, siccome non si può spiegare, bisogna accettare a scatola chiusa. È esattamente il contrario: la Trinità è lo svelamento del mistero di Dio, e, siccome ci è stato mostrato, non dobbiamo più cercare di spiegarlo. La Trinità è l’unico Dio che Gesù ci ha mostrato come Padre e che lo Spirito continua a rendere vicino a noi. La Trinità è un Dio, Amore di Persone, che continua ad essere rivolto verso gli uomini. Continua a leggere

Quinta Domenica di Pasqua. La vite, quella vera…

Le parole che abbiamo ascoltato nella pagina evangelica fanno parte del discorso di Gesù durante l’ultima cena con i suoi discepoli. Il pastore, quello bello, è anche la vite, quella vera. Ma se nel paragone del gregge noi eravamo rappresentati dalle pecore che appartengono al pastore, qui siamo presenti come tralci uniti intimamente alla vite. Continua a leggere

Quarta Domenica di Pasqua. Il pastore, quello bello…

L’espressione con cui Gesù si definisce – in questa pagina del vangelo di Giovanni, che torna ogni anno nella quarta domenica di Pasqua – è assai conosciuta: «Io sono il buon pastore». In verità l’evangelista pone sulla bocca di Gesù queste parole: «Io sono il pastore, quello bello». Continua a leggere