Le parabole della misericordia

VENTIQUATTRESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

È troppo bella da ascoltare questa pagina evangelica nella sua interezza: è come se Gesù avvertisse il bisogno di insistere nel ribadire una dimensione fondamentale del volto di Dio, la misericordia. Prima due brevi parabole, quella della pecora perduta e quella della moneta smarrita, poi la lunga coinvolgente storia dell’uomo e dei suoi due figli. In realtà le prime due parabole sono due domande, rivolte in modo da suscitare un tacito e scontato consenso: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova?… Oppure quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova?». Continua a leggere

Ascoltare e seguire il pastore…

QUARTA DOMENICA DI PASQUA – Anno C

A noi sembrerebbe chiaro che uno si può seguirlo se si è capito perfettamente il suo programma. L’importante è capire, l’essenziale è capire e, a furia di ripeterlo, finiamo per crederci. E non ci accorgiamo che, con l’assillo di capire, abbiamo smesso di ascoltare e di fidarci e di seguire. Gesù non ha dubbi: il problema non è capire, ma ascoltare; ascoltare uno che ti conosce bene e seguirlo. Tu lo ascolti, ma per davvero, facendo tacere le tue pretese, lasciando cadere le tue perplessità. Lo ascolti ad orecchie aperte, a cuore disponibile. Continua a leggere

Come un pastore…

BATTESIMO DEL SIGNORE – Anno C

Le parole di Giovanni Battista ci hanno aperto il cammino verso il Natale nel tempo di Avvento e ora indicano il senso del Natale quotidiano in quello che la Chiesa chiama tempo ordinario. In verità, Gesù è come un seme posto nella vita di tutti i giorni e ogni giorno s’incarna e nasce dentro le vicende più ordinarie, quali sono quelle delle nostre famiglie. Continua a leggere

Colpo di testa 70 / Come pecore sparse tra mercenari e lupi

Corriere di Como, 1 maggio 2018

Finire nel gregge è considerata una sciagura per la mentalità individualista del nostro mondo post-moderno. E per certi aspetti lo è. Tanto è vero che, poi, coloro che si vantano di essere usciti dal gregge, nemmeno si accorgono che sono già finiti dentro un altro gregge, ancora più pericoloso proprio perché inavvertito. Nella nostra cultura radicata nel cristianesimo, l’immagine del gregge di pecore richiama «il pastore, quello bello» (andrebbe tradotta così l’espressione più comunemente nota come «il buon pastore»). E in effetti l’immagine evangelica oggi non piace. Continua a leggere

Quarta Domenica di Pasqua. Voce, recinto e porta…

Gesù oggi ci parla di recinto e di porta. Per forza, sta parlando di pecore, e fa riferimento a situazioni che poteva vedere ogni giorno. Noi non siamo abituati a veder greggi di pecore e, quando ne passa uno per la strada, fa subito notizia come un fatto eccezionale. Però, abbiamo un’idea negativa delle pecore e del gregge e associamo quest’immagine a una sorta di rinuncia alla libertà. Continua a leggere

Ventiquattresima Domenica del Tempo Ordinario. La gioia della misericordia…

Le tre parabole che ci sono state proposte oggi sono conosciute come «parabole della misericordia». Gesù le racconta una dopo l’altra per rispondere alle mormorazioni di farisei e scribi, i quali mal sopportavano che egli accogliesse e addirittura mangiasse insieme ai peccatori. Tutte e tre le parabole mostrano un comportamento – del pastore, della donna e del padre – che non ci aspetteremmo: il pastore lascia nel deserto novantanove pecore sicure per andare in cerca di una sola pecora smarrita, la donna spazza la casa per cercare una moneta perduta (che, forse, senza cercarla, avrebbe prima o poi trovata), il padre accoglie amorevolmente il figlio che se ne era andato in malo modo e che aveva sperperato il suo patrimonio. Continua a leggere

Santissima Trinità. La Trinità e la pecorella smarrita…

Tutti gli anni, quando arriva la festa della Trinità, siamo tentati di accettarla come la celebrazione di un mistero inestricabile, che, siccome non si può spiegare, bisogna accettare a scatola chiusa. È esattamente il contrario: la Trinità è lo svelamento del mistero di Dio, e, siccome ci è stato mostrato, non dobbiamo più cercare di spiegarlo. La Trinità è l’unico Dio che Gesù ci ha mostrato come Padre e che lo Spirito continua a rendere vicino a noi. La Trinità è un Dio, Amore di Persone, che continua ad essere rivolto verso gli uomini. Continua a leggere