Il Regno è qui… nel seme

UNDICESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

Perché Gesù racconta queste parabole? Perché è scoraggiato e con lui i suoi discepoli. Si accorge che semina, semina, ma non raccoglie niente. Avverte che la sua missione è destinata all’insuccesso. Sono, dunque, parabole di autoconsolazione, anzi di autoconvincimento.

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L’impronta della Trinità in noi…

SANTISSIMA TRINITÀ – Anno B

Foto di Daniel Wanke da Pixabay

Oggi è già difficile parlare e agire nel nome di Dio, figurarsi vivere «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo». Facciamo fatica a capire il senso della Santissima Trinità, che ci ostiniamo a considerare come una complicazione della nostra già fragile fede.

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Spirito, attualità di Dio…

DOMENICA DI PENTECOSTE – Anno B

Lo Spirito è il dono del Risorto ma prima ancora è il dono del Crocifisso. Giovanni lo lascia trasparire nel racconto della passione: per dire che Gesù spirò, dice che «diede lo Spirito». È in quel momento, cioè, che si sprigiona la forza dell’amore. L’onnipotenza di Dio si vede chiaramente solo sulla croce, nel modo di morire di Gesù, che fa diventare credente il centurione romano.

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La Chiesa, in cielo e in terra!

ASCENSIONE DEL SIGNORE – Anno B

Se dovessi scegliere una domenica in cui celebrare la festa di quello che una volta si sarebbe chiamato apostolato cristiano, avrei scelto la solennità dell’Ascensione. Ma come? Non festeggiamo oggi l’uscita di scena di Gesù? No, egli rimane saldamente sul terreno di gioco, ma ora è davvero un gioco di squadra.

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L’amore è un comandamento…

SESTA DOMENICA DI PASQUA – Anno B

Foto di 4144132 da Pixabay

Chi è Dio? Ho fatto in tempo a imparare a memoria la risposta che era contenuta nella Dottrina cristiana che s’insegnava cinquant’anni fa per la Prima comunione. Diceva così: «Dio è l’Essere perfettissimo, Creatore e Signore del cielo e della terra». Queste parole venivano spiegate nelle domandine successive. «Perfettissimo» Dio lo è perché «è potenza, sapienza, bontà infinita». «Creatore» lo è perché «ha fatto dal nulla tutte le cose». «Signore» lo è perché «è padrone assoluto di tutte le cose».

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Le forbici della vita

QUINTA DOMENICA DI PASQUA – Anno B

Foto di Michael Tampakakis da Pixabay

Se l’immagine del pastore e delle pecore dice bene la relazione sociale che abbiamo con Gesù, quella della vite e dei tralci ne svela la struttura per così dire intima e profonda. Le pecore appartengono al pastore ed egli è disposto a dare la vita per loro, ma esse rimangono distinte dal pastore.

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Appartenere al buon pastore

QUARTA DOMENICA DI PASQUA – Anno B

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Ci sono tre personaggi nella storia che abbiamo ascoltato: il pastore, il mercenario, il lupo. A cui si aggiunge una sorta di personaggio collettivo: il gregge delle pecore. L’immagine è tra le più famose del Vangelo, ma è alquanto lontana dalla nostra mentalità. Non solo perché essa non fa parte del nostro panorama usuale. Ma soprattutto perché l’idea di essere paragonati ad un gregge docile e indistinto che appartiene ad un pastore non piace alla concezione individualista di cui siamo imbevuti.

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Non è un fantasma!

TERZA DOMENICA DI PASQUA – Anno B

«Credevano di vedere un fantasma». Gesù risorto è una visione, un’allucinazione dei discepoli rattristati per la sua morte? Vado spesso a leggere questa pagina di vangelo, che sta in fondo ad un episodio assai famoso – quello dei discepoli di Emmaus – e che andrebbe sempre letta. Invece è quasi sempre dimenticata, perché scompagina una lettura per così dire morbida della risurrezione di Gesù.

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Tommaso, il credente

SECONDA DOMENICA DI PASQUA – Anno B

Tommaso l’incredulo. Lo abbiamo dipinto così, l’apostolo che volle mettere il dito nelle piaghe di Gesù. Eppure sulla sua bocca c’è la professione più limpida e profonda di tutti i Vangeli: «Mio Signore e mio Dio!». A cui giunge partendo da un perentorio «Se non vedo… io non credo».

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Colpo di testa 204 / La croce della pandemia e la via nuova

Corriere di Como, 6 aprile 2021

La Pasqua è una festa che dura otto giorni. Una stranezza dal punto di vista cronologico, per cui si continua a ripetere «in questo giorno» per tutta la settimana. Si gioca con il tempo al servizio di un messaggio insieme teologico e pastorale (di cui qui non parleremo). Mi basta ricordare che molti cristiani se lo sono dimenticato e vivono la Pasqua come se fosse la questione di un giorno festivo del calendario, da celebrare nello spazio di una Messa. Anzi, da quando imperversa la pandemia, senza nemmeno quella!

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