Colpo di testa 04 / La nostra tradizione e le zucche riempite

Corriere di Como, 25 ottobre 2016

Purtroppo sono passati tanti anni, la memoria non è più quella di una volta. Eppure mi pare ancora di sentire la mia maestra delle elementari (allora era rigorosamente una) declamare tra i banchi la poesia per il giorno dei morti. Era di Angiolo Silvio Novaro o di Ada Negri? Ammetto: non me lo ricordo e anche la poesia l’ho dimenticata. Parlava di foglie morte, di viale verso il cimitero. So con certezza che quelle rime guidarono le mie visite al camposanto nei giorni dei morti, quand’ero bambino. Nel paese in cui sono nato c’è proprio un lungo viale per arrivare al cimitero, e le parole della maestra risuonavano dentro di me insieme ai pater ave gloria del rosario. Continua a leggere

Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Morte come incontro con il Risorto…

Giobbe è stato provato da disgrazie che si sono susseguite una dopo l’altra nella sua vita. Si trova in una condizione di estrema sofferenza. Gli amici cercano di consolarlo, ma pronunciano parole che egli non può accettare. Giobbe si trova posto di fronte al mistero inestricabile di Dio e, insieme, al mistero di se stesso. E, così, prorompe in quella che può essere considerata una delle massime espressioni della fede nella vita eterna a cui è destinato l’uomo, che troviamo tra le pagine dell’Antico Testamento: «Io so che il mio redentore è vivo… io stesso vedrò Dio». Continua a leggere

Chi ha paura dei feti sepolti in un cimitero?

Il cimitero, paradossalmente, diventa lo spazio in cui negare l’esistenza di chi non c’è più. Se uno ha vissuto tra noi, seppellirlo significa riconoscere che è esistito. Quindi, negargli la sepoltura equivale a negargli anche la morte oltre che la vita. Perché è chiaro: non può morire chi non è nato! Continua a leggere