La vita dell’Eucaristia celebrata

SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO – Anno C

La solennità di oggi ci richiama il Giovedì Santo e rappresenta, per così dire, l’altro versante dell’Eucaristia. Riferendoci alla pagina evangelica della moltiplicazione dei pani, i due versanti sono abbastanza chiari: uno è il «mangiare» – e anche i Dodici mangiano insieme ai cinquemila – l’altro è il «dare da mangiare» che Gesù affida come compito ai Dodici. Potremmo dire che l’Eucaristia è un «mangiare» così da diventare capaci di «dare da mangiare». Proviamo a fare un esempio che chiarisca ulteriormente questo pensiero. Continua a leggere

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Lo Spirito, Maria e l’Eucaristia

DOMENICA DI PENTECOSTE – Anno C

Chi è lo Spirito Santo? È la terza persona della Santissima Trinità. Rispondiamo così in forza di qualche rimasuglio di catechismo. Ma questa risposta che cosa lascia in noi della presenza dello Spirito Santo? Siamo onesti: nulla. Lo Spirito Santo è un illustre sconosciuto per la maggior parte dei cristiani. La Bibbia, sia nelle pagine dell’Antico che del Nuovo Testamento, ci trasmette tante immagini dello Spirito di Dio come di una forza, di un dono. E noi rischiamo subito di trattarlo come una «cosa». Mentre Egli è semplicemente Dio. Non un Dio altissimo e lontano, però, ma un Dio che permane nella sua sovrana libertà dopo essersi incarnato. Continua a leggere

Noi e Tommaso

SECONDA DOMENICA DI PASQUA – Anno C

«Io non credo». Non c’era e non crede. Così Tommaso, uno dei Dodici. Eppure una settimana più tardi, sulla sua bocca troviamo la professione di fede più perfetta di tutti i vangeli: «Mio Signore e mio Dio!». Tommaso è davvero un personaggio pasquale, perché con la sua vicenda umana rappresenta la difficoltà e la pienezza della fede in Gesù Cristo risorto. La nostra fede di oggi, la fede della Chiesa, è sostenuta sulla fede di Tommaso, e ci aiuta molto il sapere che essa ebbe alle sue origini un perentorio «io non credo». Continua a leggere

L’assemblea dell’unico corpo

TERZA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

Ascoltare il resoconto del grande raduno del sacerdote Esdra (in occasione della riedificazione del tempio dopo l’esilio) è sempre commovente. Per ricostruire un popolo ci vorranno sicuramente muratori e artigiani che edificano le case, ma serve anche la Parola di Dio ascoltata «dallo spuntare della luce sino a mezzogiorno». Ci sono tante cose da fare, tutte importanti, ma c’è un giorno intero da dedicare al Signore. Continua a leggere

I «senza terra»

SOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI

La parola «santo» in greco suona in un modo inconfondibile – aghios – il cui significato non lascia dubbi: «senza terra». In effetti a noi, istintivamente, la parola «santo» fa pensare al cielo. I santi ci richiamano il paradiso, e non è forse il paradiso, il cielo, la condizione da cui è assente proprio la terra? Se così fosse, tutto sarebbe facilmente spiegato: noi siamo in terra, i santi sono in cielo. Invece no: resta da spiegare come sono finiti in cielo i santi. Continua a leggere

Scelta pastorale molto discutibile

In merito alla notizia rimbalzata dai social network alle testate nazionali, circa la “carta fedeltà della parrocchia” di Lurate Caccivio (ovvero una tessera per i ragazzi sulla quale vengono apposti dei timbri in base alle frequenze al catechismo e alla messa domenicale), è apparso questo mio commento sul Corriere di Como di oggi, 4 ottobre 2018.

Tessera fedeltà parrocchiale? No, grazie. Messa, catechismo, confessione sono troppo importanti e associarli ad un timbro su una tessera che certifica il grado di cristianità mi pare una scelta pastorale molto discutibile. Lo dico da uno che è stato parroco fino a pochi giorni fa e che ha sempre cercato la via migliore per convincere i genitori che il cammino cristiano dei loro figli verso i sacramenti è una cosa seria, a cui dare almeno la stessa attenzione che essi riservano alle attività scolastiche e culturali e a quelle sportive e ricreative. Continua a leggere

Dio, specchio o plastilina?

QUATTORDICESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

Il motivo per cui Gesù incontra diffidenza e disprezzo nel suo paese natale può essere riassunto con una frase: «Questo Gesu lo conosciamo bene, è uno di noi, per cui non può essere Dio!». Quello che gli abitanti di Nazaret desiderano da Dio è che sia straordinario, e invece Gesù è una persona normale, che ha fatto per tanti anni il falegname e ha condiviso la loro stessa vita, per cui non può essere Dio. Insomma, se un Dio che se ne sta lontano rischia d’essere inutile, un Dio troppo vicino e troppo umano rischia di essere ordinario. Continua a leggere