Tommaso, il credente

SECONDA DOMENICA DI PASQUA – Anno B

Tommaso l’incredulo. Lo abbiamo dipinto così, l’apostolo che volle mettere il dito nelle piaghe di Gesù. Eppure sulla sua bocca c’è la professione più limpida e profonda di tutti i Vangeli: «Mio Signore e mio Dio!». A cui giunge partendo da un perentorio «Se non vedo… io non credo».

Continua a leggere

Colpo di testa 204 / La croce della pandemia e la via nuova

Corriere di Como, 6 aprile 2021

La Pasqua è una festa che dura otto giorni. Una stranezza dal punto di vista cronologico, per cui si continua a ripetere «in questo giorno» per tutta la settimana. Si gioca con il tempo al servizio di un messaggio insieme teologico e pastorale (di cui qui non parleremo). Mi basta ricordare che molti cristiani se lo sono dimenticato e vivono la Pasqua come se fosse la questione di un giorno festivo del calendario, da celebrare nello spazio di una Messa. Anzi, da quando imperversa la pandemia, senza nemmeno quella!

Continua a leggere

Desiderio e dono

VENTUNESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno A

La domanda che Gesù rivolge ai discepoli è sempre aperta. Conoscere i pareri che la gente ha su Gesù non è sufficiente. La domanda vera è rivolta a un voi, a un tu. Devi entrare in gioco, e magari rifiutare le dicerie su Gesù, andare oltre le immagini di copertina che cercano di ridurlo ad un aspetto interessante della sua personalità. Gesù ancora oggi è quello che ha detto Pietro: il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Continua a leggere

Pagani… della domenica!

VENTESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno A

Siamo abituati ad una immagine patinata di Gesù, buono accogliente e umanitario, e ci risulta difficile capire perché egli tenga lontana questa donna cananea e poi la esaudisca facendole una dichiarazione che è unica nel vangelo di Matteo: «Donna, grande è la tua fede!». Continua a leggere

Colpo di testa 156 / Anche Dio confida nella scienza

Corriere di Como, 24 marzo 2020

Che fine ha fatto la religione in questi giorni dominati dalla pandemia? Ho trovato questa domanda su un giornale. Si suggeriva che forse le speranze dell’umanità, più che all’aiuto divino, sono oggi affidate ai progressi della ricerca scientifica. Non vorrei scandalizzare nessuno dicendo che anche Dio confida nella scienza, visto che anche l’intelligenza umana è opera sua. Mi ha molto colpito la notizia di quel prete emiliano, che, prima di essere ordinato sacerdote, era pneumologo: nei giorni scorsi ha deciso di lasciare provvisoriamente la parrocchia in cui esercitava il suo ministero pastorale per tornare in ospedale ad indossare il camice bianco e dare il suo contributo come medico. Continua a leggere

Vedo con gli occhi di Dio

QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA – Anno A

Il brano, che abbiamo appena ascoltato, racconta una delle vicende più movimentate di tutti i Vangeli. Si è soliti ricordarla come il miracolo della guarigione del cieco nato. In realtà il miracolo non è uno solo, ma sono tre. C’è il miracolo della guarigione fisica: «andò, si lavò e tornò che ci vedeva». Prodigio di un’evidenza che sembra indiscutibile, tanto è vero che saremmo tentati di fermarci a questo livello della guarigione, che oggi basterebbe a far correre le telecamere e ad alzare l’indice degli ascolti. Continua a leggere

Ho bevuto l’acqua che dà la vita

TERZA DOMENICA DI QUARESIMA – Anno A

Ci soffermeremo su due particolari di questo magnifico racconto. Il primo è l’anfora, il «mezzo per attingere» l’acqua che sta sul fondo del pozzo. Gesù è affaticato dal viaggio, è mezzogiorno, il caldo si fa sentire. Domanda da bere ad una donna, venuta al pozzo con la brocca. Poi promette lui un’acqua viva alla donna. E dove mai va a prenderla? Nel pozzo? Ma come farà, visto che non ha un recipiente per raccoglierla? Ovviamente Gesù e la donna stanno parlando di due acque diverse: per l’acqua che sta in fondo al pozzo, Gesù ha bisogno della donna e della sua anfora; per l’acqua che disseta pienamente la vita umana, la donna ha bisogno di Gesù ed ella stessa diventa a sua volta l’anfora che porta l’annuncio di quell’acqua viva tra le case e spinge altri ad andare da Gesù a procurarsela. Continua a leggere

Colpo di testa 152 / Umiltà e fiducia, antidoti dimenticati

Corriere di Como, 25 febbraio 2020

Paura, panico, psicosi. Mentre la diffusione del coronavirus in Italia si evolve da un minuto all’altro, siamo tutti in qualche modo vittime di una di queste parole, che misurano la gradazione della nostra impotenza. D’accordo, bisogna dare ascolto alla scienza, ma purtroppo non sempre il messaggio è univoco. Continua a leggere

Non farti cadere le braccia!

VENTINOVESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

Un’espressione che usiamo per indicare sconforto fa riferimento proprio al gesto di braccia che si lasciano cadere per la stanchezza. Non ne possiamo più e le braccia – che dicono tutto il nostro impegno – sono inoperose. Nel racconto della prima lettura, le braccia di Mosè sollevate in alto hanno un altro significato: dicono la preghiera e l’affidamento a Dio dell’esito della battaglia che si sta combattendo. «Quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva, ma quando le lasciava cadere prevaleva Amalek». È bello notare questo doppio significato delle mani, mani che operano e mani che pregano. Lasciarle cadere è segno di poca fiducia. È il segnale di bandiera ammainata, di rinuncia a combattere. Continua a leggere

La fede e la gratitudine

VENTOTTESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

La prima lettura ci ha presentato la vicenda di Naaman Siro, comandante dell’esercito siriano, affetto dalla lebbra, il quale viene a sapere che un profeta in Israele ha il potere di guarirlo. La delusione è grande, quando il profeta Eliseo lo invita ad immergersi sette volte nelle acque del fiume Giordano. «Naaman si sdegnò e se ne andò dicendo: “Ecco, io pensavo: Certo, verrà fuori, e, stando in piedi, invocherà il nome del Signore, suo Dio, agiterà la sua mano verso la parte malata e toglierà la lebbra. Forse i fiumi di Damasco non sono migliori di tutte le acque di Israele? Non potrei bagnarmi in quelli per purificarmi?”. Si voltò e se ne partì adirato». Continua a leggere