Colpo di testa 166 / La Festa del 2 giugno e gli effetti del virus sull’unità della Repubblica

Corriere di Como, 2 giugno 2020

Oggi è la festa della Repubblica. La si celebra il 2 giugno a partire dal 1947, un anno dopo il referendum con cui gli italiani si espressero a favore della Repubblica, come forma da dare allo Stato uscito dalla Seconda guerra mondiale e dalla Resistenza. Ricorrenza importante legata ad una data significativa della nostra storia, eppure questo non ha impedito che tra il 1977 e il 2000 la festa del 2 giugno sia stata in un certo modo soppressa e spostata alla prima domenica di giugno, a causa della grave crisi economica che attanagliava il Paese. Continua a leggere

Colpo di testa 165 / L’incertezza è l’unica certezza che abbiamo

Corriere di Como, 26 maggio 2020

«Sì… ma… però». Le prese di posizione sull’andamento della fase due ondeggiano attorno a questa struttura, che del resto conosciamo bene, perché corrisponde ad una tendenza che imperversa nel nostro linguaggio anche in tempi di normalità. Si è molto discusso nel recente week-end – che è stato il primo, dopo tre mesi, in cui è stato possibile esercitare le libertà individuali – sugli eccessi di assembramenti e sul mancato rispetto delle norme di sicurezza che si è verificato in tante città italiane. Continua a leggere

Colpo di testa 164 / Ho sognato il virus alla rovescia…

Corriere di Como, 19 maggio 2020

Ho immaginato un virus che non esiste. La fantasia, si sa, fa brutti scherzi, ma ci aiuta a percorrere itinerari che sono potenzialmente fecondi di nuove riflessioni. Il virus che ho immaginato non viene dagli animali e nemmeno è stato creato in qualche laboratorio. Da dove arrivi non si sa, perché gli scienziati non l’hanno ancora scoperto. Una sola cosa è ormai assodata, anche se molto strana e difficile a spiegarsi: il virus si trasmette per distanziamento sociale ed il suo terreno di coltura è quello che noi conosciamo come lockdown (il solito inglesismo che sta ad indicare le misure di confinamento). Continua a leggere

Colpo di testa 163 / La nuova categoria degli “affetti stabili”

Corriere di Como, 12 maggio 2020

«Si sopravvive di ciò che si riceve, ma si vive di ciò che si dona». Ieri, durante il suo messaggio quotidiano da Palazzo Marino il sindaco di Milano ha letto questa frase, attribuendola a Silvia Romano (in realtà è dello psicoanalista Carl Gustav Jung). La cooperante milanese, rapita in Kenia e liberata in Somalia dopo una prigionia durata diciotto mesi, è tornata nella sua città. Continua a leggere

Colpo di testa 162 / Ventiquattro anni fa il contagio del Papa

Corriere di Como, 5 maggio 2020

Ventiquattro anni fa, esattamente come oggi, Como viveva una giornata storica. In un certo senso la città era blindata, ma la gente era tutta fuori dalle case in un grande assembramento che durò dal sabato sera a domenica sera e che venne sapientemente regolato, anche perché il flusso di popolo proveniva da ogni parte della diocesi. La Messa – una sola, davvero unica – fu celebrata all’aperto, le porte erano completamente spalancate e sulla piana di Lazzago si stimarono centomila presenze. Dal tardo pomeriggio del 4 maggio 1996 a Como c’era il Papa. Continua a leggere

Colpo di testa 161 / Il coraggio senza prudenza è solo un inno alla temerarietà

Corriere di Como, 28 aprile 2020

Prudenza. È una parola che era caduta in disuso, ma che nelle ultime settimane ha avuto una sua riviviscenza nel vocabolario della pandemia. Domenica è stata scritta in rosso anche sulla prima pagina di questo giornale e mai scelta è stata più felice, nelle ore in cui il popolo italiano era in attesa di conoscere le norme contenute nel Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM), che si riferisce alla nuova fase di contenimento del contagio da Covid-19, che inizierà il 4 maggio. Continua a leggere

Colpo di testa 160 / Non siamo tutti europei ma neppure tutti italiani

Corriere di Como, 21 aprile 2020

La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha ammesso che l’Europa deve chiedere scusa all’Italia. Qualche giorno prima, parlando la nostra lingua, aveva addirittura detto: «In questo momento siamo tutti italiani». Ora, quel momento era già in grave ritardo rispetto alla drammaticità del contagio, eppure le decisioni dell’Europa continuano ad essere in agenda. Continua a leggere