Il tempo del «cominciamento»…

PRIMA DOMENICA DI AVVENTO – Anno B

(Con il nuovo Anno Liturgico i commenti verranno pubblicati il sabato, per permettere, come qualche lettore ha richiesto, di utilizzare questi testi come meditazione “preventiva” all’ascolto della Parola). 

La chiesetta di Passo Rolle con il Cimon della Pala...

La chiesetta di Passo Rolle con il Cimon della Pala…

La sapiente pedagogia della madre Chiesa contempla tanti inizi. Ogni anno l’Avvento è il tempo del «cominciamento», e Dio solo sa quanto tutti abbiamo bisogno di ricominciare.

Oggi ricominciamo, dunque, ma è bene mettere subito in chiaro che cosa significa questo nuovo inizio. Intanto, è bene ricordare che si ricomincia dentro un viaggio che continua. Le tabulae rasae, i colpi di spugna per intenderci, sono meccanismi disumani, che non funzionano. Continua a leggere

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Cristo Re dell’universo. Uomo avvisato, mezzo salvato!

Con la prossima domenica entreremo nuovamente nel ritmo dell’anno liturgico, che si apre con la celebrazione del mistero dell’incarnazione. Avere a che fare con Dio diventato uomo è una cosa che noi non ci saremmo affatto inventata. L’ha decisa Lui, Dio, e l’ha decisa da sempre. Questo Dio diventato uomo è davvero il Re dell’universo, come proclama la solennità odierna: sta in principio e sta alla fine, ma – e questo è forse l’aspetto più sconvolgente dell’incarnazione – sta in mezzo, si è definitivamente mischiato alla storia. Il suo volto è ancora e sempre un volto umano. Continua a leggere

Trentatreesima Domenica del Tempo Ordinario. L’azzardo per il regno di Dio…

La liturgia odierna affianca alla parabola evangelica dei talenti l’elogio della donna contenuto nel libro dei Proverbi. Perché questo accostamento biblico? È abbastanza semplice rispondere: la donna forte e operosa rappresenta un esempio concreto della fedeltà dimostrata dai due servi che, nella parabola di Gesù, fanno fruttificare i talenti ricevuti. Che cos’è il talento? Continua a leggere

Dedicazione della Basilica Lateranense. Casa di Dio e «cantiere» di comunità…

Facciamo oggi memoria della dedicazione della basilica eretta dall’imperatore Costantino a Roma nel 324 d.C. nell’antico palazzo dei Laterani, sul posto dove prima c’era una caserma dell’esercito di Massenzio: questa chiesa antichissima è la cattedrale di Roma e del mondo (urbis et orbis, «della città e del mondo»), la prima in dignità di tutte le chiese d’Occidente. Essa è dedicata ai Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, ma – a partire dal sec. VII – anche al Santissimo Salvatore. Continua a leggere

Mettere al centro la carne di Cristo e non il peccato dell’uomo…

Ho la sensazione che noi cristiani abbiamo centrato tutto sul peccato, così da proporre la figura del Cristo redentore, che salva dal peccato. L’espressione contenuta nel preconio pasquale – il testo che si canta all’inizio della solenne veglia pasquale – segna una visione addirittura gloriosa di questa centratura: “O felice colpa, che meritò di avere un tale e così grande Redentore”. Continua a leggere

Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Morte come incontro con il Risorto…

Giobbe è stato provato da disgrazie che si sono susseguite una dopo l’altra nella sua vita. Si trova in una condizione di estrema sofferenza. Gli amici cercano di consolarlo, ma pronunciano parole che egli non può accettare. Giobbe si trova posto di fronte al mistero inestricabile di Dio e, insieme, al mistero di se stesso. E, così, prorompe in quella che può essere considerata una delle massime espressioni della fede nella vita eterna a cui è destinato l’uomo, che troviamo tra le pagine dell’Antico Testamento: «Io so che il mio redentore è vivo… io stesso vedrò Dio». Continua a leggere

Solennità di Tutti i Santi. Il miracolo di Gesù… moltiplicato!

Gesù ha messo la felicità al centro del suo annuncio, ha proclamato le beatitudini. Sembra che la risposta che accomuna il desiderio di tutti gli uomini del mondo, appartenenti a culture e religioni diverse, sia proprio la felicità, eppure il linguaggio delle beatitudini di Gesù non è immediato e non soddisfa a primo acchito quasi nessuno. Che senso ha, infatti, affermare che felici sono i poveri in spirito, quelli che sono nel pianto, i miti, quelli che hanno fame e sete della giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati per la giustizia? I conti non tornano, perché queste categorie appartengono secondo noi al regno dell’infelicità, dell’emarginazione sociale, della fatica, della mancata realizzazione della vita. Continua a leggere