Colpo di testa 140 / L’attualità del presepe, strumento universale

Corriere di Como, 3 dicembre 2019

Fare il presepe per Natale. Ogni anno spero che un gesto così bello non diventi occasione per qualche polemica da parte di chi crede ancora che la libertà religiosa si difenda togliendo un segno. Il presepe è certamente un segno cristiano, e domenica papa Francesco ne ha difeso il valore con una lettera da Greccio, la località in cui nel Natale del 1223 fu realizzato il primo presepe vivente voluto da san Francesco d’Assisi. Continua a leggere

Un’attesa già abitata…

PRIMA DOMENICA DI AVVENTO – Anno A

Inizia un nuovo anno liturgico. E inizia con un… avvento. I cristiani hanno preso questa parola – adventus – dal vocabolario dei romani che con essa indicavano il giorno fisso in cui la divinità veniva ad abitare ogni anno nel tempio a lei dedicato. È fin troppo facile comprendere quale sconvolgimento avviene nel momento in cui i cristiani applicano questa parola al loro Dio. Una divinità? No, l’unico Dio che sta in cielo e che è venuto sulla terra, non però provvisoriamente, ma assumendo davvero una carne umana. Continua a leggere

Colpo di testa 139 / I miti dei terrapiattisti e i complotti senza senso

Corriere di Como, 26 novembre 2019

Forse non bisognerebbe nemmeno parlarne, ma, siccome la verità è tonda e non piatta, affrontiamo anche questi strani umani che all’alba del 2020 hanno il coraggio di sostenere che la Terra è piatta. Li chiamano «terrapiattisti» e domenica si sono ritrovati in una cinquantina per un convegno in un hotel di Milano. Che il nostro pianeta fosse una zolla piatta chiusa in alto da un firmamento su cui sarebbero fissati il Sole la Luna e le stelle, fu una credenza diffusa per secoli, ma già Aristotele dimostrò che la Terra doveva essere sferica, e poi, mano a mano che le misurazioni scientifiche presero piede, questa sfericità è stata appurata e… vista. Continua a leggere

Sulla croce, il nostro Re!

CRISTO RE DELL’UNIVERSO – Anno C

La pagina evangelica appena ascoltata dipinge, senza troppi giri di parole, l’immagine del nostro Re. La croce è davvero il simbolo cristiano per eccellenza, ed è spiacevole vederla talvolta rifiutata oppure banalmente usata come semplice gingillo di bellezza. La croce, naturalmente, è un segnale perennemente diretto sul Crocifisso. È Lui che ci interessa. È Lui che fa della croce il segno distintivo della nostra fede, perché ha scelto di regnare da quel trono così scomodo. Continua a leggere

Colpo di testa 138 / Clima, sul Baradello torneranno le viti

Corriere di Como, 19 novembre 2019

Sembra che l’estate del 1540 in tutta Europa sia stata torrida, e una cronaca dell’epoca parla di un caldo quasi insopportabile: i ghiacciai si ritirarono, incendi divamparono dalla Francia alla Polonia e nella regione vinicola della Francia centrale i grappoli appassirono sulla pianta, tanto da costringere i vignaioli a vendemmiare con diverse settimane di anticipo rispetto agli inizi di ottobre. Continua a leggere

Pietra su pietra

TRENTATREESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno  C

Pochi hanno ancora il coraggio di dire le cose che Gesù dice oggi nel vangelo, ma forse pochi sanno dirle come le dice lui. Probabilmente c’è qualcuno che sta magnificando il tempio di Gerusalemme nel suo splendore, e Gesù ne annuncia la distruzione (che di fatto avverrà nel 70 d.C.). Ma il suo non è catastrofismo. Quel tempio sta a cuore anche a lui, ma le pietre, pur belle, non possono costituire un fondamento di vita. Continua a leggere

Non c’è posto Giuseppe

AGOSTINO CLERICI, Non c’è posto Giuseppe. Il terzo segno, L’essenziale è visibile, Como 2019, pagine 48, euro 5,00

La figura di Giuseppe sembra un’ombra che s’allunga sulla scena dell’Incarnazione del Figlio dell’Altissimo. Invece egli fu un padre nel senso più pieno della parola. Come ebbe a dire Giovanni Paolo II, «san Giuseppe è stato chiamato da Dio a servire direttamente la persona e la missione di Gesù mediante l’esercizio della sua paternità». Purtroppo la letteratura apocrifa lo ha descritto come un vecchio vedovo a cui fu data in custodia Maria per conservarne intatta l’illibatezza. Questo libro vuole riabilitare Giuseppe da questa caricatura disumana e ridonargli lo spessore di un uomo, sposo e padre autentico e non semplicemente «putativo». Il racconto breve ce lo rappresenta di fronte all’inspiegabile rifiuto patito a Betlemme – dove, sia chiaro, Giuseppe non era affatto profugo – e all’incredibile povertà di una mangiatoia per animali ove ebbe i natali suo figlio, il Figlio di Dio. Due segni – e Maria sa leggerli meglio di Giuseppe – si dipanano subito, mentre c’è un terzo segno che trova la sua luce solo alla fine, dopo che per trent’anni la casa di Nazaret è stata la mangiatoia discreta e serena per un figlio cresciuto nell’umanità e nella fede di un popolo in attesa del Messia. Il racconto si legge d’un fiato e regala il sapore del Vangelo. Un inedito vangelo secondo il padre, Giuseppe.

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