Il peso… delle ali

QUATTORDICESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno A

Se potessimo girare per la città e vedere ciò che sta dietro i volti e i corpi delle persone, ebbene, vedremmo sicuramente… tanti gioghi. La bocca proclama sicura: «Sono libero», ma l’uomo è oppresso, affaticato, soggiogato ad uno dei tanti gioghi che la nostra civiltà ha moltiplicato: il giogo del divertimento e quello del lavoro, il giogo dei giorni dal lunedì al venerdì e quello del fine settimana, e poi ancora il giogo della televisione, del sesso, del danaro, del successo, della carriera, della palestra e del benessere fisico, dell’immagine, della macchina, del computer, di internet, del telefonino… Dal più grande al più piccolo, i gioghi abbondano, anche se difficilmente troverai qualcuno disposto ad ammettere che il suo collo è soggiogato ora a questo ora a quel giogo oppure a più gioghi insieme. Continua a leggere

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Adattarsi alla realtà

PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA – Anno A

deserto americanoOgni anno la Quaresima inizia nel deserto delle tentazioni, ove Gesù è condotto dallo Spirito. Bisogna trovare il coraggio di affrontare questa pagina, che ha molto da dire alla vita di ciascuno di noi. Il maligno è una presenza tangibile.
Egli vuole che prendiamo coscienza della nostra dignità di persone libere, facendocela avvertire, però, come una potenza da utilizzare in proprio. Continua a leggere

Le «stoffe» di Maria

IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

Madonna del RosarioNelle scorse domeniche abbiamo acquistato due stoffe per confezionare il nostro abito nuovo. Oggi la Chiesa ci fa sostare in questa tappa dell’Avvento davanti a Maria, una donna che l’abito di Cristo l’ha indossato decisamente con l’«Eccomi» pronunciato all’angelo Gabriele; una donna che ha accolto nel suo grembo Dio stesso confezionandogli, nei mesi della gravidanza, un vestito di carne umana. È bello pensare a Maria come mamma in attesa, mentre si avvicina il Natale del suo figlio, Gesù. Il parto è vicino, e Maria ci svela in un certo senso di quale stoffe è intessuta la sua vita.

Intanto Maria è la «piena di grazia» (così la saluta l’angelo). Continua a leggere

Rimanere nell’amore dell’Amico

SESTA DOMENICA DI PASQUA – Anno B

Cero 1Non più immagini. Ora Gesù entra nella nostra realtà umana più profonda, l’amore, e ce ne svela il segreto. Un conto è rimanere nel recinto delle pecore, sentendosi al sicuro sotto lo sguardo del buon pastore e riconoscendone la voce. Un conto è rimanere nella vite, come tralcio potato che è destinato a produrre molto frutto. Ma oggi Gesù ci rivolge l’invito più esplicito di tutto il vangelo: «Rimanete nel mio amore». Non si limita a consigliarci l’amore come antidoto contro la tristezza, come medicina per sanare la solitudine, come vaccino che ci salva dalla malattia della disperazione. Oggi ve ne sono tanti che invitano genericamente ad amare, lanciando uno slogan non di rado disimpegnato, una specie di «rompete le righe e fate quel che vi pare» che suona come una libertà senza responsabilità.

Chi è contrario all’amore, alzi la mano! Ma, poi, che cos’è mai questo amore? Un istinto da lasciar correre? Un’ebbrezza da inseguire ad ogni costo? Una chimera che dura poco, e che si cerca di volta in volta in persone diverse? Gesù ha il coraggio di pronunciare la parola «amore», ma non nasconde che è il suo amore e ci chiede di rimanere nel suo amore. Da questo punto di vista, il modo di Gesù di parlare di amore è già controcorrente. Non parla da padrone, perché non ci chiama servi ma amici e ci rivela il progetto del suo cuore. Eppure osa chiedere a degli amici di esserlo solo a patto di osservare i suoi comandamenti. Promette una gioia piena, ma assicura che essa deve passare da un’obbedienza altrettanto piena. E porta ad esempio la propria esperienza di amore: anch’egli è rimasto nell’amicizia del Padre osservando i suoi comandamenti, e solo così ha raggiunto la pienezza della vita. Non dimentichiamoci che queste parole Gesù le pronunciò la sera dell’ultima cena, dopo aver compiuto il gesto della lavanda dei piedi.

L’immagine del buon pastore che dona – letteralmente «depone» – la sua vita per le sue pecore si è appena realizzata nel Maestro che ha deposto la sua veste per compiere il gesto del servo, e di lì a poco troverà conferma nel Signore che depone la sua vita sul legno della croce. Questo è l’Amico: colui che dona la sua vita per i propri amici. Eppure, amici suoi lo siamo se osserviamo i suoi comandamenti. Lasciatemi dire che qui si trova la cifra del Vangelo che più si allontana dal verbo predicato dal mondo. Per il mondo amore e comandamenti stanno su due fronti separati: l’amore sta nel regno della libertà pura, il comandamento dice una forzatura che non ha nulla da spartire con l’amore. Non è così, e a dirlo non è tanto Gesù quanto la vita. Chiunque vive sa per esperienza che l’amore vero è stillicidio di obbedienza quotidiana, è quella dedizione all’altro che costa sacrificio ma che sola regala una libertà veramente umana. Osservare i comandamenti di uno che dà la vita per te è incamminarsi verso la gioia piena. Gesù in quella sera, che noi commemoriamo ogni anno il Giovedì Santo e che rinnoviamo ogni volta che celebriamo la Messa, pronunciò parole e fece gesti, che siamo invitati a far nostri e a ripetere.

Se siamo impegnati sul versante educativo, abbiamo il dovere di proporre ai ragazzi e ai giovani questa concreta via di amore e di amicizia, smontando i messaggi deleteri che provengono in modo martellante dalla televisione, dal cinema, dal costume diffuso e che idealizzano un amore senza regole, un amore inteso come macchinetta distributrice di piacere e soddisfazione, un amore da cui è assente il sacrificio. Un amore così è semplicemente disumano, nel senso che non rende uomini e che non si trova tra gli uomini se non come assurdo sogno destinato a sbriciolarsi tra le mani e a lasciare il cuore a pezzi. Grande questo Gesù che, invece, vuole donarci una gioia piena e non a pezzetti, una gioia capace di riempire il cuore. Per questo vi invito a tenere nelle orecchie le ultime parole di questa pagina evangelica: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga». Se ci assale lo sconforto mentre cerchiamo di vivere l’amore e l’amicizia con Gesù dentro la trama dei nostri rapporti più belli di amicizia e amore, e ci sembra di non riuscire in questa impresa, ricordiamoci che ci ha scelti Gesù e che l’impresa è la sua.

La croce e la libertà

DOMENICA DELLE PALME – Anno B

Crocifisso sulle Steviola, in Val Gardena

Crocifisso sulle Steviola, in Val Gardena

Abbiamo meditato lungo la Quaresima le tappe dell’alleanza tra Dio e il suo popolo. Domenica scorsa il profeta Geremia ci aveva annunciato il proposito di Dio: «Verranno giorni nei quali concluderò un’alleanza nuova» (Ger 31,31). Ora proprio quei giorni ci sono stati raccontati dall’evangelista Marco. Sono giorni della storia umana già venuti (sono passato), giorni però che hanno cambiato e continuano a cambiare la nostra storia (sono presente e futuro). Dio, da grande alleato fedele qual è, ha mantenuto la sua promessa, e, come sempre, lo ha fatto in un modo inaspettato. Attendevamo un Messia, un inviato di Dio? Ebbene, è venuto di persona, perché Gesù è Dio. Eravamo propensi a pensare una salvezza ottenuta a colpi di gloria? Continua a leggere

#JeSuisCharlie… #JeNeSuisCharlie

La strage di Parigi non ha bisogno di parole di condanna. In quell’azione terroristica che ha messo di fronte le matite e i kalashnikov c’è un abominio di ingiustizia e di violenza. Se scrivere #JeSuisCharlie significa esprimere l’orrore per chi imbracciava i kalashnikov e la pietà per chi brandiva le matite, ebbene… #JeSuisCharlie. Ma lasciatemi  il permesso, in una sorta di feconda contraddizione, anche di scrivere… #JeNeSuisCharlie. E vi spiego perché. Continua a leggere