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Domande. Gesù le rivolgeva ai discepoli. Per rispondere alla prima bastava conoscere che cosa pensasse la gente di Gesù, e non era difficile intrufolarsi in qualche capannello in cui si parlava di Gesù. Per rispondere alla seconda domanda bisognava aver fatto due viaggi interiori: non più raccogliere pareri all’esterno, ma valutare ciascuno la propria relazione personale con Gesù e soprattutto verificare la «vita comune» del gruppetto di discepoli che lo seguiva fedelmente. Infatti la domanda è rivolta alla seconda persona plurale: «Voi…». E sembra di capire che è questa la domanda che Gesù considera più importante e da cui s’aspetta una risposta.
Ebbene, lasciamole lì queste domande, perché oggi non sono più proponibili come le propose Gesù quel giorno ai discepoli. Egli camminava in mezzo alla gente e aveva un gruppo di persone che lo seguiva. Oggi la prima domanda rischia di essere girata all’IA (intelligenza artificiale) e ridotta ad un sondaggio sulla figura di Gesù. Pietro risponde alla seconda domanda inserendola in un contesto religioso particolare, quello di un popolo che attendeva da Dio la realizzazione di un sogno, il Messia: Pietro riconosce in Gesù il Messia, (Cristo è la traduzione in greco), ma poi va oltre e aggiunge «Figlio del Dio vivente». Anche in questo caso tutto potrebbe ridursi oggi ad un dibattito culturale sull’identità di Gesù. Gli ultimi due secoli ne sono pieni. Credo che sia una cosa che non appassioni molto la gente e men che meno i cristiani, anche se qualche libro dedicato a Gesù è ancora un best seller.
Diventa fondamentale per noi allora una terza domanda, che vi faccio io: «Questa importantissima scena evangelica che significato ha per me? Che significato ha per noi?». La risposta di Pietro può aiutarci in vista di una riflessione che prima o poi faremo. Pietro dice a Gesù: «Tu sei un dono oltre ogni desiderio, tu sei un di più, tu sei sì il Messia, ma non il Messia che noi abbiamo impacchettato e previsto, tu sei Dio che vive in mezzo a noi con la tua vita imprevedibile». Se volessimo usare una espressione agostiniana, potremmo dire così: «Tu sei il Signore e da te accetto – accettiamo – che la nostra – la mia vita – diventi inquietudine».








