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Nevaio estivo sotto il Sassolungo (Foto AC)
Ho ascoltato un gruppetto di persone che passava lungo la via, vociando. Parlavano della festa di tutti i Santi. Erano come arrabbiati, perché quest’anno cade in domenica. Non c’è alcun ponte.
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Croce Steviola, il terrazzo di Selva Gardena (Foto AC)
Fanno di tutto per mettere alla prova Gesù. Un dottore della legge, ovvero uno di quelli che conosceva molto bene la Scrittura, chiede a Gesù di indicare qual è il comandamento più grande.
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Prauleta (Foto AC)
Mi permetterete una sottolineatura su qualcosa che sta all’inizio di questa pagina evangelica, ed è un consiglio che Gesù ci dà: «Stai attento a quelli che, prima di domandarti un consiglio o di iniziare un dialogo con te, ti ungono per bene.
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La Palota (Foto AC)
Le parabole sono proprio un prodigio della parola, perché sanno continuare a parlare anche dopo secoli e offrire lo stesso messaggio entro contenitori culturali diversi.
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La vendemmia ha dato frutti copiosi nel territorio di Genestrerio nella tenuta Agriloro (Foto AC)
«Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti». Mi fermo sempre molto su questo versetto della parabola, che viene ripreso poco più avanti dall’espressione «a suo tempo».
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Sempervivum (foto AC)
La parabola dei due figli segue una logica semplice, che è quella che unisce il «dire» al «fare» con una parola che non si usa quasi più, «obbedienza». Un proverbio dice che «tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare», quindi non un torrentello facile da attraversare.
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Splendido laghetto incastonato tra le rocce e visibile solo da chi percorre il sentiero Nepali che unisce il rifugio Sidelen al rifugio Albert Heim (Foto AC)
Ecco, è arrivata la parabola fastidiosa! Ci immedesimiamo sempre in quelli che hanno lavorato sin dalla mattina e prendiamo le difese della loro lamentela sindacale. Quando c’è da difendere la giustizia, soprattutto se è la mia, la freccia è sempre pronta, tirata sulla corda dell’arco per essere scoccata. Vi aiuto, e ridico la parabola su uno scenario differente.
Questa parabola è un capolavoro di drammaturgia. Un vero coup de théâtre, un atto e due scene. È la storia di due debiti. Cominciamo dal secondo. Cento denari corrispondevano ad altrettante giornate di lavoro.
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Marmotta del passo del Sole (Foto AC)
Una volta mi è stato detto che questa pagina evangelica ha bisogno di una verifica, perché la metodologia indicata da Gesù per correggere qualcuno che ha sbagliato nei miei confronti fa riferimento a pratiche che non vengono più utilizzate oggi. Non voglio assolutamente banalizzare, per cui evito di fare esempi che ciascuno può immaginare di aver visto o fatto. A me sembra, però, che bisogna partire da una constatazione non di poco conto. Gesù parla di correzione fraterna perché evidentemente ci sono relazioni fraterne, e soprattutto c’è una comunità che addirittura viene chiamata in causa, ma non subito. Subito c’è solo il dialogo con la persona che ha commesso la colpa. Devo andare a parlare con lui, devo programmare un incontro faccia a faccia. Tra me e lui. Infatti, coinvolgere la comunità subito vorrebbe dire esporre al pettegolezzo una questione che magari può essere risolta a tu per tu. A me sembra che siano le due coordinate che mancano di più, oggi: la capacità di mettermi di fronte all’altro serenamente con carità e verità e il coraggio, se diventa necessario, di coinvolgere la comunità (il che vuol dire portare anche un po’ di confusione). Oggi questo ultimo elemento rischia di finire negli ingranaggi della ricerca di un giudizio oggettivo (ma esiste poi?) che dovrebbe arrivare da una giustizia che purtroppo è lenta e non sempre è gestita bene. Proprio nei giorni in cui la nostra comunità diocesana ha festeggiato il suo patrono sant’Abbondio, il vescovo Oscar si è rivolto agli abitanti della Città e alle Autorità, con il suo discorso, il cui titolo è una domanda: lupi o agnelli? Come il grano e la zizzania nella famosa parabola di Gesù, agnelli e lupi coesistono spesso nella medesima persona. Invece noi rischiamo di dividere il mondo in buoni e cattivi, con quella nefasta nostalgia che abbiamo del bianco e nero in un mondo che è a colori o comunque a sfumatura di grigio. Affinché i singoli e, se necessario la comunità, siano in grado di giudicare correttamente, è indispensabile amare la complessità, ma anche non essere poi pusillanimi e rinunciare a prendere comunque una posizione. Credo che la prima urgenza che c’è oggi sia quella di «riarmare» la capacità di dialogare.
Nelle ultime settimane di questa calura estiva ho dedicato molto tempo a riflettere sull’amore. Anzi, su un aspetto particolare dell’amore a cui non sempre diamo l’importanza che dovrebbe avere.