«Riarmare» la capacità di dialogare

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Marmotta del passo del Sole (Foto AC)

Una volta mi è stato detto che questa pagina evangelica ha bisogno di una verifica, perché la metodologia indicata da Gesù per correggere qualcuno che ha sbagliato nei miei confronti fa riferimento a pratiche che non vengono più utilizzate oggi. Non voglio assolutamente banalizzare, per cui evito di fare esempi che ciascuno può immaginare di aver visto o fatto. A  me sembra, però, che bisogna partire da una constatazione non di poco conto. Gesù parla di correzione fraterna perché evidentemente ci sono relazioni fraterne, e soprattutto c’è una comunità che addirittura viene chiamata in causa, ma non subito. Subito c’è solo il dialogo con la persona che ha commesso la colpa. Devo andare a parlare con lui, devo programmare un incontro faccia a faccia. Tra me e lui. Infatti, coinvolgere la comunità subito vorrebbe dire esporre al pettegolezzo una questione che magari può essere risolta a tu per tu. A me sembra che siano le due coordinate che mancano di più, oggi: la capacità di mettermi di fronte all’altro serenamente con carità e verità e il coraggio, se diventa necessario, di coinvolgere la comunità (il che vuol dire portare anche un po’ di confusione). Oggi questo ultimo elemento rischia di finire negli ingranaggi della ricerca di un giudizio oggettivo (ma esiste poi?) che dovrebbe arrivare da una giustizia che purtroppo è lenta e non sempre è gestita bene. Proprio nei giorni in cui la nostra comunità diocesana ha festeggiato il suo patrono sant’Abbondio, il vescovo Oscar si è rivolto agli abitanti della Città e alle Autorità, con il suo discorso, il cui titolo è una domanda: lupi o agnelli? Come il grano e la zizzania nella famosa parabola di Gesù, agnelli e lupi coesistono spesso nella medesima persona. Invece noi rischiamo di dividere il mondo in buoni e cattivi, con quella nefasta nostalgia che abbiamo del bianco e nero in un mondo che è a colori o comunque a sfumatura di grigio. Affinché i singoli e, se necessario la comunità, siano in grado di giudicare correttamente, è indispensabile amare la complessità, ma anche non essere poi pusillanimi e rinunciare a prendere comunque una posizione. Credo che la prima urgenza che c’è oggi sia quella di «riarmare» la capacità di dialogare.

L’ordine dell’amore

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(© Agostino Clerici) Baita Segantini e Cimon della Pala. La cartolina delle Dolomiti più fotografata nel mondo!

Nelle ultime settimane di questa calura estiva ho dedicato molto tempo a riflettere sull’amore. Anzi, su un aspetto particolare dell’amore a cui non sempre diamo l’importanza che dovrebbe avere.

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Accetto che la mia vita sia inquietudine

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Baia di Ieranto verso i Faraglioni © Agostino Clerici

Domande. Gesù le rivolgeva ai discepoli. Per rispondere alla prima bastava conoscere che cosa pensasse la gente di Gesù, e non era difficile intrufolarsi in qualche capannello in cui si parlava di Gesù. Per rispondere alla seconda domanda bisognava aver fatto due viaggi interiori: non più raccogliere pareri all’esterno, ma valutare ciascuno la propria relazione personale con Gesù e soprattutto verificare la «vita comune» del gruppetto di discepoli che lo seguiva fedelmente. Infatti la domanda è rivolta alla seconda persona plurale: «Voi…». E sembra di capire che è questa la domanda che Gesù considera più importante e da cui s’aspetta una risposta.

Ebbene, lasciamole lì queste domande, perché oggi non sono più proponibili come le propose Gesù quel giorno ai discepoli. Egli camminava in mezzo alla gente e aveva un gruppo di persone che lo seguiva. Oggi la prima domanda rischia di essere girata  all’IA (intelligenza artificiale) e ridotta ad un sondaggio sulla figura di Gesù. Pietro risponde alla seconda domanda inserendola in un contesto religioso particolare, quello di un popolo che attendeva da Dio la realizzazione di un sogno, il Messia: Pietro riconosce in Gesù il Messia, (Cristo è la traduzione in greco), ma poi va oltre e aggiunge «Figlio del Dio vivente». Anche in questo caso tutto potrebbe ridursi oggi ad un dibattito culturale sull’identità di Gesù. Gli ultimi due secoli ne sono pieni. Credo che sia una cosa che non appassioni molto la gente e men che meno i cristiani, anche se qualche libro dedicato a Gesù è ancora un best seller.

Diventa fondamentale per noi allora una terza domanda, che vi faccio io: «Questa importantissima scena evangelica che significato ha per me? Che significato ha per noi?». La risposta di Pietro può aiutarci in vista di una riflessione che prima o poi faremo. Pietro dice a Gesù: «Tu sei un dono oltre ogni desiderio, tu sei un di più, tu sei sì il Messia, ma non il Messia che noi abbiamo impacchettato e previsto, tu sei Dio che vive in mezzo a noi con la tua vita imprevedibile». Se volessimo usare una espressione agostiniana, potremmo dire così: «Tu sei il Signore e da te accetto – accettiamo – che la nostra – la mia vita – diventi inquietudine».

La fede di chi non crede

https://youtu.be/09UmLSsmDRQ

Raponzolo chiomoso (AC)
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Il drago rosso e la donna vestita di sole

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La prima lettura (tratta dal libro dell’Apocalisse) è un testo di non facile interpretazione. Si parla di due segni «nel cielo», ovvero si vuole riferire il compimento della storia.

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La potenza di Dio

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Salendo la val Venegia (Foto AC)

Il tema che viene affrontato dalla pagina evangelica di Matteo che oggi ci viene proposta è quello della potenza di Dio.

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Il poco condiviso basta. E ne avanza pure!

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Stelle alpine nel prato (Foto AC)

Ricordo di aver dato una interpretazione del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci che puntava non tanto sul sensazionale e seguiva una logica particolare che è quella della condivisione. Per farla breve, che cosa accadde quel giorno?

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In ricerca con l’acqua del fiume Brenno

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Il tesoro è l’acqua, sta sotto la roccia e nessuno può portare via la sorgente, Le sorgenti del fiume Brenno sono poco sotto il passo del Lucomagno all’Alpe Pertusio (Foto AC)

Ecco due piccole parabole che sembrano la fotocopia l’una dell’altra. Non è così. Il cercatore di pietre preziose sta dentro una logica ben precisa: quello è il suo mestiere, trovare perle preziose, e quando ne trova una di valore eccezionale, il gesto di vendere tutti i suoi averi per comprarla è un comportamento azionale.

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Dov’è il foglio dei buoni e dei cattivi?

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(Foto AC) Doronico dei macereti e il lago del Corno Gries.

Non vi sembra che questa storia assomigli alla nostra vita? La parabola del seminatore poteva lasciare spazio ad una retorica del terreno buono. Ma tutto si svolgeva alla luce del sole.

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