Quaggiù e la vita eterna

VENTOTTESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

C’è una parola che lega insieme questo brano evangelico, ed è «vita eterna». La nomina quel tale che avvicina Gesù per conoscere da lui, maestro buono, che cosa deve fare, appunto, per avere la vita eterna. Gesù rimane colpito da questa domanda così insolita. Solitamente coloro che gli si avvicinano vogliono avere qualcosa di più immediato, la guarigione di un male fisico o un beneficio materiale. Questo tale gli fa una domanda in vista della vita eterna, di una felicità, cioè, che va oltre questa vita con le sue miserie e le sue preoccupazioni. Continua a leggere

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Colpo di testa 88 / Il sindaco di Riace e il rispetto delle leggi

Corriere di Como, 9 ottobre 2018

«Io sono agli arresti per reato di umanità». Così il sindaco di Riace, Domenico Lucano, parlando con i giornalisti nel Palazzo di Giustizia di Locri al termine dell’interrogatorio di garanzia davanti al Gip. Lucano è finito agli arresti domiciliari una settimana fa, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. Credo che non siano questi i reati di umanità per cui Lucano dice di essere stato arrestato. Continua a leggere

Le tre verità della creazione

VENTISETTESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

I farisei cercano di ingannare Gesù, ponendogli una domanda che lo costringa a prendere una posizione in merito ad una questione che animava il dibattito del tempo. La questione posta a Gesù era molto chiara: «Si può divorziare?». Anche la risposta era abbastanza nota: «Si può, perché Mosè ha concesso all’uomo il permesso di divorziare dalla propria moglie». Ebbene, questa non è affatto la posizione di Gesù, ma semmai quella di Mosè. Gesù va oltre, Gesù va alla radice del problema. Continua a leggere

Scelta pastorale molto discutibile

In merito alla notizia rimbalzata dai social network alle testate nazionali, circa la “carta fedeltà della parrocchia” di Lurate Caccivio (ovvero una tessera per i ragazzi sulla quale vengono apposti dei timbri in base alle frequenze al catechismo e alla messa domenicale), è apparso questo mio commento sul Corriere di Como di oggi, 4 ottobre 2018.

Tessera fedeltà parrocchiale? No, grazie. Messa, catechismo, confessione sono troppo importanti e associarli ad un timbro su una tessera che certifica il grado di cristianità mi pare una scelta pastorale molto discutibile. Lo dico da uno che è stato parroco fino a pochi giorni fa e che ha sempre cercato la via migliore per convincere i genitori che il cammino cristiano dei loro figli verso i sacramenti è una cosa seria, a cui dare almeno la stessa attenzione che essi riservano alle attività scolastiche e culturali e a quelle sportive e ricreative. Continua a leggere

Colpo di testa 87 / Gli ingranaggi dello Stato e il diritto alla sicurezza

Corriere di Como, 2 ottobre 2018

Sono tornati nella loro casa di Lanciano i coniugi Martelli, vittime di una brutale aggressione notturna alcuni giorni fa. Lui ha sempre manifestato una grande calma nel rispondere alle domande dei giornalisti. Calma, ma anche fermezza. C’è chi si meraviglia che sia tornato subito con la moglie tra le mura domestiche. Continua a leggere

Nel mio nome…

VENTISEIESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

«Nel mio nome». Gesù ripete tre volte questa espressione, e la considera come vero criterio discriminante tra chi è con lui e chi è contro di lui. Importa di meno, a questo livello, che si faccia parte esplicitamente di una comunità targata, quanto l’essere, il parlare e l’agire nel nome di Gesù.

Dobbiamo comprendere bene questa espressione. Per noi, oggi, il nome equivale a qualcosa di superficiale, una parola dietro cui può esserci anche il nulla… Se ne dicono tante di parole e si può fare una cosa «nel nome» di chicchessia anche per puro interesse di facciata. Continua a leggere

Colpo di testa 86 / San Carpoforo vittima del presente

Corriere di Como, 25 settembre 2018

Il presente occupa la mente e ne usa tutte le risorse. La nostra società, pur con le molteplici acquisizioni che il progresso le ha messo a disposizione, non riesce a liberarsi da questa ansia per l’oggi. Anche alla politica si continua a chiedere di occuparsene in modo urgente ed efficace. Certo, il futuro lavora sui desideri e li sa plasmare come la molla di un presente che è avvertito sempre più come deludente o almeno insoddisfacente. Il passato, invece, è al palo. La storia – quella che dovrebbe essere magistra vitae – rischia di rimanere nei libri o di diventare semplice tassello di una progettualità turistica (e, sia chiaro, è uno sbocco importante per una città come Como, che al turismo deve molta della sua ricchezza). Intendo qui la storia come pilastro di una dimensione culturale della vita, come seme di una pianta sempre meno coltivata. La calamita del presente è troppo potente, e la storia con i suoi manufatti – e le sue storie – finisce con l’essere considerata un lusso culturale che, con tutti i problemi che abbiamo di primaria sopravvivenza, non possiamo permetterci.

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