Ite, Missa est!

CORPUS DOMINI – Anno B 
Calice e Cero 1La solennità del Corpus Domini è un richiamo del Giovedì Santo, ed ha al centro il mistero dell’Eucaristia, sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo. Una delle dicerie che circolavano tra i pagani nei primi secoli della storia della Chiesa era che i cristiani nelle chiese compiessero dei sacrifici cruenti, che versassero il sangue, addirittura sangue umano di una vittima che veniva sacrificata sull’altare. Tutto ciò nasceva dal fatto che all’Eucaristia veniva dato il nome di sacrificio, e che al rito potevano partecipare soltanto quanti già erano battezzati (coloro che si preparavano a ricevere i sacramenti della iniziazione cristiana nella solenne veglia pasquale venivano allontanati dalla chiesa subito dopo la lettura della Parola di Dio). Ma se Cristo è il sommo sacerdote che è entrato una volta per sempre nel santuario con il proprio sangue (come abbiamo ascoltato nella pagina della lettera agli Ebrei), allora la celebrazione della Messa non è affatto la ripetizione cruenta del sacrificio della croce: Cristo non muore più, non versa più il suo sangue, perché lo ha fatto da sommo sacerdote una volta per sempre, e nemmeno c’è bisogno che altri versino il loro sangue perché quel sacrificio è perfetto.

Come nel Cenacolo il sacrificio del Calvario era stato come profeticamente anticipato, così nella celebrazione eucaristica quell’unico sacrificio viene continuamente ripresentato sacramentalmente. Se Gesù avesse compiuto i gesti e detto le parole dell’ultima cena e poi non fosse andato in croce, quelle parole e quei gesti sarebbero senza senso, perché è il sacrificio della croce che offre loro significato. «Prendete e mangiate, questo è il mio corpo… prendete e bevete, questo è il mio sangue», sono parole illuminate dal fatto che Cristo offre realmente se stesso e versa realmente il suo sangue. Noi ci ritroviamo per la Messa a ripresentare quel supremo sacrificio, che si è compiuto una volta per sempre, ma di cui abbiamo bisogno di fare memoria. Sta nelle parole di Gesù «fate questo in memoria di me» il senso del nostro continuo celebrare l’Eucaristia.

  • Far memoria non è soltanto ricordare. Non è questione di recuperare qualcosa dal passato, come si fa con il ricordo di fatti ritenuti importanti. Far memoria significa mettere un fatto così bene dentro il presente da farlo diventare il motore per il futuro.
  • Fare in memoria non è soltanto il partecipare ad un rito. Sarebbe come se ai dodici apostoli fosse stato sufficiente partecipare all’ultima cena per acquistare la patente di apostoli. No, il fare dice il legame stretto con la vita quotidiana.
  • «Fate questo», cioè ripetete questi gesti e queste parole, ma nel loro valore, cioè come gesto e parola che anticipano il fatto della croce.

Vuol dire che siamo certamente invitati a tornare nel giorno del Signore attorno all’altare per fare, in memoria di Cristo, una celebrazione rituale, che è la Messa domenicale. Senza questo approvvigionamento, la nostra vita manca della linfa che la sostiene. È una vita senza direzione. Ecco perché è importante andare a Messa non quando si può o quando si vuole o quando si è emotivamente ben disposti, ma ogni domenica, mettendo la Messa al primo posto nella programmazione della domenica (anche d’estate, perché Dio non va in ferie!).

Ma l’Eucaristia che comincia attorno all’altare continua nella vita. Quando il sacerdote dice «La Messa è finita, andate in pace», annuncia solo la fine di un rito, non certo la fine dell’Eucaristia. Si tratta di un invito a continuare a vivere la memoria eucaristica nella vita quotidiana. Il monito è chiaro nella frase latina «Ite, missa est», cioè: ora è il tempo di andare a vivere il mandato apostolico di Cristo che qui è stato rinnovato! Il miracolo eucaristico più grande è appunto il fatto che da un unico pane spezzato si generi una moltitudine di missioni diverse, perché ciascuno porterà l’Eucaristia ricevuta nella propria casa e nel proprio luogo di lavoro. Eppure, grazie all’Eucaristia, noi continuiamo ad essere radunati insieme, pur essendo dispersi, lungo la settimana, in luoghi diversi. Siamo, pur essendo molti, un solo ed unico corpus Domini.

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