Ascoltare e seguire il pastore…

QUARTA DOMENICA DI PASQUA – Anno C

A noi sembrerebbe chiaro che uno si può seguirlo se si è capito perfettamente il suo programma. L’importante è capire, l’essenziale è capire e, a furia di ripeterlo, finiamo per crederci. E non ci accorgiamo che, con l’assillo di capire, abbiamo smesso di ascoltare e di fidarci e di seguire. Gesù non ha dubbi: il problema non è capire, ma ascoltare; ascoltare uno che ti conosce bene e seguirlo. Tu lo ascolti, ma per davvero, facendo tacere le tue pretese, lasciando cadere le tue perplessità. Lo ascolti ad orecchie aperte, a cuore disponibile. Continua a leggere

Il dono della pietà

QUARTA DOMENICA DI PASQUA – Anno C

Pecore«Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono». Parla il Buon Pastore, Gesù. Ascoltare, conoscere, seguire. Manca il verbo amare, che però è il vero collante degli altri tre. Anzi, nella mentalità della Bibbia conoscere è amare, e amare sin nella profondità della carne, non superficialmente. Da questo punto di vista Gesù è il Pastore buono perché, per usare il linguaggio del libro dell’Apocalisse, ha saputo sacrificarsi come agnello. Gesù pretende di essere la guida sicura degli uomini e li invita ad avere piena fiducia in Lui – questo significa essere Pastore – perché per quegli stessi uomini ha dato la vita – cioè, è stato Agnello. Può chiedere di essere ascoltato e seguito, perché conosce, cioè ama, e ha dimostrato il proprio amore in modo pieno, «sino alla fine».

Tempo fa’, mentre giravo tra le case della parrocchia per la benedizione delle famiglie, mi avvicinò un uomo, il quale mi fece una domanda un po’ inconsueta. Continua a leggere

Atteggiamenti da buon pastore

QUARTA DOMENICA DI PASQUA – Anno B 

Gregge di pecoreImmagine bellissima, quella del vangelo odierno. Ritorna tutti gli anni in questa quarta domenica di Pasqua in cui la Chiesa ci invita ad una particolare preghiera per le vocazioni. Gesù si riferisce alla consuetudine dei pastori di riunire in un grande recinto le loro pecore per la notte; al mattino, poi, ciascun pastore entrava nel recinto e chiamava le proprie pecore, che seguivano lui, e non altri, perché riconoscevano la sua voce. Una unità profonda che accomuna esseri di natura diversa, il pastore e le pecore, che simboleggia il legame che in Gesù Cristo si è venuto a creare stabilmente tra Dio e l’uomo. Nell’immagine entrano, per contrasto, anche il mercenario e il lupo. Continua a leggere