Immacolata Concezione della B. V. Maria. Graziata, perciò graziosa…

Nel cammino dell’Avvento, ogni anno incrociamo la figura di Maria. Le parole «immacolata concezione» – che pure cercano di spiegare una verità fondamentale – rischiano di farci scivolare lontano dal centro. In fondo, questo dogma ha quasi la parvenza di un’etichetta aggiunta dopo (è stato proclamato da papa Pio IX nel 1854), mentre invece descrive proprio quella pagina che sta prima della incarnazione e ne è come il terreno di coltura. Il dogma ci dice quello che l’evangelista Luca riassume nel saluto dell’angelo a Maria: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te». Il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria guarda all’assenza di qualcosa in Maria, il peccato originale che l’uomo e la donna hanno ereditato da Adamo ed Eva. L’evangelista, invece, ci mette davanti la presenza di qualcosa in Maria, una presenza sovrabbondante di grazia divina che rende impossibile la coabitazione con il peccato. Continua a leggere

Una catechesi sull’Avvento di quest’anno (con l’aiuto di san Bernardo)…

«Conosciamo una triplice venuta del Signore. Una venuta occulta si colloca infatti tra le altre due che sono manifestate. Nella prima il Verbo fu visto sulla terra e si intrattenne con gli uomini, quando, come egli stesso afferma, lo videro e lo odiarono. Nell’ultima venuta «ogni uomo vedrà la salvezza di Dio» (Lc 3, 7) e vedranno colui che trafissero (cfr. Gv 19, 37). Occulta è invece la venuta intermedia, in cui solo gli eletti lo vedono entro se stessi, e le loro anime ne sono salvate. Nella prima venuta dunque egli venne nella debolezza della carne, in questa intermedia viene nella potenza dello Spirito, nell’ultima verrà nella maestà della gloria. Quindi questa venuta intermedia è, per così dire, una via che unisce la prima all’ultima: nella prima Cristo fu nostra redenzione, nell’ultima si manifesterà come nostra vita, in questa è nostro riposo e nostra consolazione. Ma perché ad alcuno non sembrino per caso cose inventate quelle che stiamo dicendo di questa venuta intermedia, ascoltate lui: Se uno mi ama, dice conserverà la mia parola: e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui (cfr. Gv 14,23). Ma che cosa significa: Se uno mi ama, conserverà la mia parola? Ho letto infatti altrove: Chi teme Dio, opererà il bene (Sir 15, 1), ma di chi ama è detto qualcosa di più: che conserverà la parola di Dio. Dove si deve conservare? Senza dubbio nel cuore, come dice il Profeta: «Conservo nel cuore le tue parole per non offenderti con il peccato» (Sal 118, 11). Poiché sono beati coloro che custodiscono la parola di Dio, tu custodiscila in modo che scenda nel profondo della tua anima e si trasfonda nei tuoi affetti e nei tuoi costumi. Nutriti di questo bene e ne trarrà delizia e forza la tua anima. Non dimenticare di cibarti del tuo pane, perché il tuo cuore non diventi arido e la tua anima sia ben nutrita del cibo sostanzioso. Se conserverai così la parola di Dio, non c’è dubbio che tu pure sarai conservato da essa. Verrà a te il Figlio con il Padre, verrà il grande Profeta che rinnoverà Gerusalemme e farà nuove tutte le cose. Questa sua venuta intermedia farà in modo che «come abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra, così porteremo l’immagine dell’uomo celeste» (1 Cor 15, 49). Come il vecchio Adamo si diffuse per tutto l’uomo occupandolo interamente, così ora lo occupi interamente Cristo, che tutto l’ha creato, tutto l’ha redento e tutto lo glorificherà» (Discorso 5 sull’Avvento, 1-3).

Qual è la venuta intermedia di cui parla Bernardo? Penso che possiamo sicuramente pensare all’Avvento di quest’anno, come tempo liturgico che ci permette di fare l’esperienza della venuta intermedia del Cristo. Continua a leggere

Prima Domenica di Avvento. Giorni di sonno o di veglia?

Quando inizia l’Avvento, il Vangelo ci parla sempre della «venuta del Figlio dell’uomo». Ce ne parla come di un avvenimento certo, ma di cui non può essere prevista la data. Se vogliamo sorridere un poco, è esattamente l’opposto della «ripresa economica», che non è affatto certa e continuano a prevederne la data, ma poi questa data viene spostata continuamente in avanti… No, il Figlio dell’uomo – che è Gesù Risorto – verrà con certezza, ma è come un ladro che viene di notte e non s’annuncia al campanello. Perché ci viene ricordata questa venuta, all’inizio dell’Avvento e di un nuovo anno liturgico? Continua a leggere

Cristo Re dell’universo. Il re insieme al ladrone…

«Si salvi chi può!». È questo l’urlo lanciato nel momento del pericolo. Ora, chi può salvarsi più di un re, più di un Dio? La scena che l’evangelista Luca ci presenta oggi, a chiusura dell’anno liturgico in cui ci ha accompagnato con le pagine del suo vangelo, è davvero di intensa plasticità. Continua a leggere

Trentatreesima Domenica del Tempo Ordinario. Cartellonistica cristiana…

Mi ricordo che quando ho imparato a guidare la macchina, tra le altre cose ho dovuto studiare i cartelli stradali. Ammetto che non è stata la parte né più difficile né più noiosa dell’esame di “teoria” di guida. Ecco, oggi Gesù sembra volerci fare una lezione in vista dell’esame di “guida della vita” e ci indica i segnali messi sul nostro cammino per rendere sicuro il viaggio e salvare la nostra vita. La cartellonistica cristiana per guidare bene la nostra vita è formata da tre segnali. Continua a leggere

Trentaduesima Domenica del Tempo Ordinario. Terreno e ultraterreno…

La storiella della «vedova ammazzamariti» – che alcuni sadducei raccontano a Gesù per fargli prendere una posizione sulla questione della risurrezione (che li vedeva contrapposti ai farisei) – è un capolavoro di insensibilità. Essa dipinge il matrimonio come un contratto di possesso del marito sulla moglie e pretende di descrivere l’aldilà come lo stato in cui questo possesso diviene definitivo: nel caso della donna che ha avuto sette mariti, è dunque impossibile accertare il possessore, per cui – concludono questi saccenti aristocratici – non esiste alcuna risurrezione, perché Dio, poveretto, non potrebbe risolvere questo grave problema… di proprietà. Continua a leggere

Trentunesima Domenica del Tempo Ordinario. Potenza della salvezza…

Tutti a parlare di Zaccheo. Invece bisogna parlare di Gesù. Il protagonista è lui. Quell’uomo «piccolo di statura» poteva così salire sull’albero per «vedere chi era Gesù»: l’avrebbe visto passare, e sarebbe ridisceso e tornato a casa sua, esattamente piccolo come era prima. È Gesù che, per vedere un peccatore, «alzò lo sguardo». Mi colpisce sempre questo particolare nel racconto: siamo abituati a pensare che per vedere i peccatori bisogna guardare in basso, molto in basso. Gesù invece guardò in alto, per vederlo nascosto tra il fogliame folto del sicomoro, pianta così adatta a vedere qualcuno senza essere visto. Continua a leggere

Commemorazione di tutti i fedeli defunti. La speranza non delude…

Una delle parole più belle di Gesù, una promessa consolante, sta proprio nel vangelo che abbiamo appena ascoltato. Gesù parla alla folla e afferma di essere venuto a fare la volontà del Padre. E qual è questa volontà di Dio? «Che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato». Possiamo anche specificare meglio e dire «nessuno». Ogni uomo e ogni donna sono stati dati dal Padre a Gesù ed egli (pur rispettando la libertà umana anche di… perdersi) si è impegnato a non perdere nessuno. Continua a leggere

Solennità di Tutti Santi. Santità, umiltà mai mediocre…

È sempre difficile spiegare chi sono i Santi. Si corrono due rischi estremi, quello di pensarli come l’élite cristiana formata da pochi eletti e quello di diluirli dentro una melassa dei buoni sentimenti. I santi non sono né eroi invincibili e inarrivabili, né buonisti accomodanti capaci di andare d’accordo con tutti. Già, ma chi sono? Continua a leggere

Non sono «il parroco contro le maestre»…

Che brutta diventa l’«arte» del giornalismo, quando cerca ad ogni costo lo scontro e l’offesa. L’articolo che oggi il quotidiano La Provincia di Como pubblica (con tanto di vetrina in prima pagina) mi ritrae come un parroco in guerra «contro le maestre», che urla – virgolettato, non mio, ma tutti pensano che lo sia – «Zucche vuote, festeggiano Halloween». Ora, l’unico virgolettato a me attribuibile riportato nell’articolo riprende l’introduzione di un mio post sul profilo Facebook, in cui il linguaggio è volutamente provocatorio, finalizzato a presentare il contenuto di un articolo allegato (che dal giornalista non è nemmeno citato, forse perché pubblicato due anni fa sul quotidiano concorrente) in cui la «zucca vuota» è quella di cui non hanno bisogno i nostri ragazzi… Continua a leggere