Solennità di Tutti Santi. Santità, umiltà mai mediocre…

È sempre difficile spiegare chi sono i Santi. Si corrono due rischi estremi, quello di pensarli come l’élite cristiana formata da pochi eletti e quello di diluirli dentro una melassa dei buoni sentimenti. I santi non sono né eroi invincibili e inarrivabili, né buonisti accomodanti capaci di andare d’accordo con tutti. Già, ma chi sono? «Una moltitudine immensa di ogni nazione, tribù, popolo e lingua», dice l’Apocalisse, che sembra quasi voler raccogliere tutti i tratti umani che Gesù ha condensato nelle Beatitudini: i poveri in spirito, quelli che sono nel pianto, i miti, quelli che hanno fame e sete della giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati per la giustizia. Non basterebbe un’ora di tempo per dire anche soltanto qualcosa di questi atteggiamenti che Gesù beatifica. Basta un secondo per farci pensare che non fanno per noi, che è troppo difficile essere così come ci vuole Gesù. Ma allora come si spiega quella «moltitudine immensa» raggruppata da ogni razza e da ogni lingua? Mi piacerebbe lasciarvi il mio posto, qui sull’ambone, e sedermi al vostro ad ascoltare la risposta. Lo farei volentieri, ma credo che questo posto resterebbe vuoto, soprattutto oggi, nella solennità di Tutti i Santi, in cui c’è da commentare il brano delle Beatitudini. Vi confesso che io non ho una risposta mia da darvi, su questa come su tante altre domande che restano tali anche per me. Ma io, in forza del ministero che il Signore ha voluto affidarmi, ho un vangelo da annunciare e lo debbo fare – come ci diceva san Paolo due domeniche fa’ – opportune, importune, quando ti battono le mani e sei bene accolto e quando dai fastidio dicendo cose che la gente ritiene, appunto, inopportune. Ecco, allora, che la santità diventa la strada che Dio vuole io percorra e che non sempre coincide con la strada che voglio percorrere io o che il mondo circostante mi propone e mi propina. Non conosco la vita di tutti i Santi – almeno di quelli che la Chiesa ha dichiarato tali – ma posso dire con certezza che si tratta di un mosaico variopinto di biografie tra loro assai diverse: c’è chi santo lo è diventato combattendo battaglie accese in contesti difficili e ostili e ha dovuto magari brandire la parola come una spada, e c’è chi santo lo è diventato al termine di una vita eremitica o monastica in cui il silenzio ha regnato sovrano; c’è chi ha viaggiato molto e incontrato migliaia di persone e situazioni diverse, chi invece ha vissuto per tanti anni in un umilissimo posto sperduto nel mondo. Una cosa posso dire con certezza: i santi non hanno condotto una vita stanca e abitudinaria, spenta e indifferente, sbiadita e decadente. Ciò che ostacola sicuramente ogni santità cristiana è la mediocrità. Dio non ci vuole mediocri, pigri, distratti, rassegnati. Se lo scopo della nostra vita è non pestare mai i piedi di nessuno, ricevere il plauso da tutti, camminare dove l’acqua è più bassa, assecondare l’andazzo del mondo così da non disturbarlo, ebbene ci manca l’essenziale per diventare santi: l’entusiasmo autentico della vita cristiana ed il coraggio di entusiasmare. La bellezza di questa via è che non occorre affatto essere grandi o vivere al centro del mondo, in qualche posizione elevata. Non occorre essere papa per divenire santo. Basta seguire la via di Gesù ovunque si viva, in qualunque ruolo anche minimo, e farlo testardamente, anche quando il mondo ride, anche quando questa via è lenta, tortuosa, faticosa. Sono le piccole cose fatte con coraggio a lastricare questa via della santità. La mediocrità, invece, assomiglia ad un’autostrada, veloce, dritta, comoda, ma che non trova mai… il casello della santità. La parola «santo» in greco – aghios – dice la distanza dalla terra, ma guai se dovessimo intenderla come una fuga dalle cose terrene. Anzi, è immersione nella terra, è – ecco un’altra parola importante – umiltà, cioè atteggiamento che fa riferimento all’humus, alla terra. Non essere mediocri non significa affatto mostrare i muscoli, essere ambiziosi, cercare il dominio. Il santo è umile, ma egli per primo non lo sa, perché «l’umiltà è quella virtù che, quando la si ha, si crede di non averla» (Mario Soldati). Guai a pensare, dunque, che l’umiltà sia rinuncia e remissività. No, il Vangelo è umile, eppure bisogna gridarlo dai tetti. Chi vuol salire, si prenoti a diventare… santo.

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3 thoughts on “Solennità di Tutti Santi. Santità, umiltà mai mediocre…

  1. Io desidero con tutto il cuore far felice il Signore, ogni giorno accogliendo la Sua grazia muoio a me stesso,per essere stabile dimora di Dio. Gesù e Maria illuminano i nostri passi incerti lungo la via della salvezza! Noi ci spogliamo di tutto, così il Signore ci manda dove vuole,e riempie di Sé la nostra miseria! Il servizio della Carità nella verità ci colma di gioia vera ! Da molto tempo il Signore è al centro del cuore,della mente e dell’anima! L’ha detto: “Senza di me non potete fare nulla!”; “Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me!” Pace e Bene!

  2. Si dice di certe persone che sembrano scolpite nel legno dei Santi. Non saranno stati, certo, di legno i Santi; sicuro è che obbedivano ed erano docili alla grazia, buoni per un buon fuoco…..

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