Prima Domenica di Avvento. Giorni di sonno o di veglia?

Quando inizia l’Avvento, il Vangelo ci parla sempre della «venuta del Figlio dell’uomo». Ce ne parla come di un avvenimento certo, ma di cui non può essere prevista la data. Se vogliamo sorridere un poco, è esattamente l’opposto della «ripresa economica», che non è affatto certa e continuano a prevederne la data, ma poi questa data viene spostata continuamente in avanti… No, il Figlio dell’uomo – che è Gesù Risorto – verrà con certezza, ma è come un ladro che viene di notte e non s’annuncia al campanello. Perché ci viene ricordata questa venuta, all’inizio dell’Avvento e di un nuovo anno liturgico?

Perché l’Avvento è il tempo che nell’anno liturgico più ci ricorda qual è il senso di tutta la vita terrena. L’Avvento liturgico dura più o meno quattro settimane, che precedono la celebrazione del Natale, in cui ricordiamo la nascita di Gesù. La vita quaggiù è un lungo Avvento – di durata indefinita – in attesa del compimento della vita stessa nell’incontro con Dio. Ciò che oggi ci viene detto nella pagina evangelica riguarda appunto questo secondo Avvento, che dura quanto dura la nostra singola esistenza e quanto dura la storia umana, e dell’una e dell’altra non conosciamo il termine: è certo che ci sarà un termine, ma non sappiamo quando. Ecco perché l’esortazione finale ci riguarda tutti da vicino: «Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Sorprende che in un discorso che sembra riguardare il futuro – anche se è un futuro non definibile con date precise – il verbo fondamentale – quello che indica l’azione attesa dal Figlio dell’uomo – sia espressa all’indicativo presente: «viene il Figlio dell’uomo». Questa venuta, dunque, è attesa in un punto della vita e della storia, ma è già presente in ogni punto della vita e della storia. Questa sì che è una bella notizia! San Bernardo parla acutamente di una «venuta intermedia» che riguarda ogni giorno. Intermedia, perché sta in mezzo tra il Natale di Gesù nell’umiltà della nascita (già avvenuto) e il suo ritorno nella gloria (di cui siamo in attesa). Egli dice che si tratta di una venuta «occulta», eppure è l’unica attuale, l’unica alla nostra portata, quella che riguarda proprio il tempo dell’Avvento di quest’anno che oggi iniziamo. Questa venuta è occulta nel senso che è intimamente legata alla vita di ciascuno di noi. Quante occasioni ci capitano ogni giorno di incontrare il Signore che viene ad abitare la nostra vita: i volti di quelli di casa, sempre gli stessi eppure da amare in modo sempre nuovo; le persone che bussano alla porta o che incontriamo per strada e che ci interpellano con le loro domande o con la loro povertà; le persone che formano la comunità cristiana in cui viviamo. Questa venuta intermedia ed intima solo noi possiamo coglierla. Ecco perché dobbiamo tenerci pronti sempre, ogni giorno: non solo perché ogni giorno potrebbe essere l’ultimo, ma soprattutto perché ogni giorno della vita quaggiù è unico.

La cosa più brutta che ci può capitare è quella successa nei giorni di Noè, quando gli uomini «non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti». Certo, il diluvio è stato una catastrofe, mentre Gesù che viene ogni giorno della nostra vita è una benedizione, ma bisogna essere vigilanti per accorgersi, e non addormentati, perché altrimenti egli viene e passa e noi non ce ne accorgiamo nemmeno. La distrazione è il male che ci affligge e che va contro l’Avvento. Se siamo distratti nei confronti di questo Gesù così umano che penetra dentro le vicende quotidiane, irrimediabilmente saremo travolti dal Figlio dell’uomo, nel suo ritorno definitivo, proprio come gli uomini nei giorni di Noè furono travolti dal diluvio.

Noi abbiamo inventato l’agenda – adesso ancora più comoda, perché magari sta sul telefonino – e lì scriviamo i nostri appuntamenti, quelli che consideriamo urgenti e prioritari. Ma vi sono cose che sull’agenda non scriviamo, perché fanno parte del tran tran quotidiano. Ecco, quelle cose spesso sono anche più importanti ed essenziali delle altre, e rischiamo di viverle nella distrazione e nell’abitudinarietà. Speriamo che tra queste cose non ci sia anche la venuta del Signore. Impegniamoci affinché i giorni dell’Avvento siano giorni non di sonno, ma di veglia. Giorni per comprendere e vivere le cose essenziali della vita.

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