Trentatreesima Domenica del Tempo Ordinario. Cartellonistica cristiana…

Mi ricordo che quando ho imparato a guidare la macchina, tra le altre cose ho dovuto studiare i cartelli stradali. Ammetto che non è stata la parte né più difficile né più noiosa dell’esame di “teoria” di guida. Ecco, oggi Gesù sembra volerci fare una lezione in vista dell’esame di “guida della vita” e ci indica i segnali messi sul nostro cammino per rendere sicuro il viaggio e salvare la nostra vita. La cartellonistica cristiana per guidare bene la nostra vita è formata da tre segnali.

Il primo è un segnale di pericolo, «pericolo di inganni». Quando si guida bisogna stare molto attenti alle tante frecce che spuntano da ogni dove: qualcuna è importante e giova tenerla in considerazione, qualcun’altra è ingannevole perché porta fuori percorso e ci allontana dalla meta. I due inganni da cui Gesù ci mette in guardia sono contrassegnati da due affermazioni che riguardano, l’una l’identità di Gesù Cristo («Sono io») e l’altra l’identificazione della fine del mondo («Il tempo è vicino»). Il primo tipo di inganno è quello che ha la pretesa di impacchettare il Vangelo dentro una ricetta ben precisa, una religione, uno slogan, un gruppo, una tendenza: «Se vuoi salvarti devi fare questo, devi credere quest’altro, devi affidarti ad un serie di parole d’ordine, di messaggi, di rivelazioni, di pratiche… ». Insomma, la Via che è Cristo viene confusa con il mio viottolo, la mia stradina. Certo, ciascuno di noi vive in un posto preciso, solitamente piccolo, ma la forza del Vangelo sta nella sua cattolicità, nella sua apertura a 360 gradi, nel suo respiro universale, anche nel posto più piccolo e insignificante del mondo. La mentalità settaria non si addice a Gesù Cristo: io che gli sono discepolo sono qui, e Lui è qui insieme a me, ma insieme è già oltre e porta oltre anche me. Il secondo tipo di inganno è quello che ha la pretesa di impacchettare la storia dentro i confini del tempo. Coloro che volevano farci credere che la fine del mondo, seguendo il calendario maya, era il 21 dicembre 2012 – e così non è stato – in realtà volevano impadronirsi della nostra intelligenza e volevano governarci a partire dalle nostre paure e volevano chiudere la bellezza della vita dentro i confini della vita terrena, che finisce. Gesù è venuto nel tempo per liberare la vita dai vincoli della morte e condurla oltre con Lui: questa è la salvezza da Lui annunciata.

Il secondo segnale è un segnale di divieto, «divieto di sfiducia». Viviamo in un’epoca in cui crescono le occasioni di sfiducia nelle strutture sociali e politiche che si dimostrano incapaci di gestire il disagio e la crisi e di dare risposte di giustizia; e aumentano anche le occasioni per ridicolizzare la proposta cristiana, perché si intestardisce ad annunciare ed a testimoniare un diverso stile di vita rispetto a quello mondano. Noi cristiani non dobbiamo nasconderci o vivere sulla difensiva, quasi vergognandoci di avere un Vangelo che contraddice il modo di vivere del mondo. Gesù dice che anche la persecuzione – fosse pure quella del ridicolo o del silenzio – è «occasione di dare testimonianza». Il cristiano è contrassegnato dalla fiducia nel suo Signore, anche nelle situazioni storiche più difficili.

Il terzo segnale è un segnale di obbligo, «obbligo di perseveranza». Le parole di Gesù non sono molto confortanti. Non è bello sentirsi dire: «Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici; sarete odiati da tutti a causa del mio nome». A che cosa si riferisce Gesù? Al primato del Vangelo nella vita del cristiano, che non assicura quasi mai il plauso di massa, anzi rischia di provocare incomprensione e rifiuto anche tra le mura domestiche. Perseverare significa proprio continuare ad essere severi di fronte alle avversità, severi con se stessi, nella fedeltà al Vangelo e nella fiducia in Gesù Cristo. È la qualità più importante per rendere autentica ogni altra virtù (anche l’amore è vero, solo è perseverante…), ma è anche la qualità che abbandoniamo più in fretta per paura di restare da soli. Davanti alle difficoltà, desistiamo, invece di perseverare, e ci scusiamo subito con noi stessi, dicendo che non abbiamo proprio la stoffa dell’eroe e che, in questo mondo, bisogna pur viverci. Ecco perché nella cartellonistica cristiana la perseveranza è un bel segnale tutto blù, di obbligo, dal cui rispetto dipende nientemeno che la salvezza della vita.

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