Appartenere al buon pastore

QUARTA DOMENICA DI PASQUA – Anno B

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Ci sono tre personaggi nella storia che abbiamo ascoltato: il pastore, il mercenario, il lupo. A cui si aggiunge una sorta di personaggio collettivo: il gregge delle pecore. L’immagine è tra le più famose del Vangelo, ma è alquanto lontana dalla nostra mentalità. Non solo perché essa non fa parte del nostro panorama usuale. Ma soprattutto perché l’idea di essere paragonati ad un gregge docile e indistinto che appartiene ad un pastore non piace alla concezione individualista di cui siamo imbevuti.

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Colpo di testa 70 / Come pecore sparse tra mercenari e lupi

Corriere di Como, 1 maggio 2018

Finire nel gregge è considerata una sciagura per la mentalità individualista del nostro mondo post-moderno. E per certi aspetti lo è. Tanto è vero che, poi, coloro che si vantano di essere usciti dal gregge, nemmeno si accorgono che sono già finiti dentro un altro gregge, ancora più pericoloso proprio perché inavvertito. Nella nostra cultura radicata nel cristianesimo, l’immagine del gregge di pecore richiama «il pastore, quello bello» (andrebbe tradotta così l’espressione più comunemente nota come «il buon pastore»). E in effetti l’immagine evangelica oggi non piace. Continua a leggere