Pastore perché Agnello…

QUARTA DOMENICA DI PASQUA – Anno C

Il libro dell’Apocalisse usa un linguaggio particolare che si serve di immagini paradossali. Ad esempio: la moltitudine immensa di quelli che hanno lavato le loro vesti rendendole candide nel sangue dell’Agnello. Come fa il sangue a rendere candida una veste?

Lavarsi nel sangue dell’Agnello significa abbeverare la propria vita a Gesù crocifisso e risorto, significa fare riferimento a Lui, essere suoi discepoli. Con il linguaggio più immediato del vangelo di Giovanni, significa ascoltare e seguire Gesù Buon Pastore, che è pastore buono proprio perché si è sacrificato come Agnello. È un altro paradosso che l’Apocalisse enuncia nella visione della moltitudine avvolta in vesti candide: «l’Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita».

Gesù si offre come guida sicura degli uomini e li invita ad avere piena fiducia in Lui – questo significa essere Pastore – perché per quegli stessi uomini ha dato la vita – cioè, è stato Agnello. La quarta domenica di Pasqua ruota sempre attorno a questa immagine del Buon Pastore, a cui l’iconografia cristiana ha regalato una particolare dolcezza, che non stona affatto, se non diventa una comoda patina per coprire il vero messaggio che vuole trasmettere. Un messaggio tutto racchiuso in tre verbi che ne nascondono un altro: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono». Ascoltare, conoscere, seguire. Manca il verbo amare, che però è il vero collante degli altri tre. Anzi, nel linguaggio della Bibbia conoscere è amare, e amare sin nella profondità della carne, non superficialmente.

Da questo punto di vista Gesù può chiedere di essere ascoltato e seguito, perché conosce, cioè ama, e ha dimostrato il proprio amore in modo pieno, «sino alla fine». L’essenziale che accomuna tutti è ascoltare e seguire il Signore Gesù. Il dinamismo che va sotto il nome di «vocazione» è proprio questo: non segui colui che ti chiama perché hai capito tutto di quanto ti chiede, ma solo perché riconosci la sua voce e sai che lui ti conosce nel profondo, ti ama, e ti fidi e ti affidi.

2 thoughts on “Pastore perché Agnello…

  1. Quando Gesù parla di relazioni, anche con folle (il gregge), in realtà si riferisce sempre un rapporto molto personale: ogni pecora (OGNI) conosce la voce del pastore e questi, a sua volta, conosce ogni pecora. Ed è questo il miracolo dell’amore di Gesù.

  2. Scrive don Agostino: “Gesù si offre come guida sicura degli uomini e li invita ad avere piena fiducia in Lui – questo significa essere Pastore – perché per quegli stessi uomini ha dato la vita – cioè, è stato Agnello.” Spesso noi siamo dei seguaci un pò comodi, pensiamo al Pastore con la patinata dolcezza dell’iconografia cristiana, con una certa superficialità di gregge che ci rende pecore che non sanno ascoltare, conoscere, seguire in profondità. Non siamo quindi capaci di essere veri discepoli e di amare sin nella profondità della carne…

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