C’è ancora la vigna nel vangelo di questa domenica. Stavolta, però, è la vigna in cui siamo mandati a lavorare dal padre. È la nostra vigna. E noi siamo figli. Nella parabola ascoltata domenica scorsa c’era una sola possibilità: il padrone usciva in piazza a tutte le ore, chiamava i disoccupati, e, raggiunti dalla sua richiesta, si andava a lavorare. Il figlio crede di avere una possibilità in più, visto che la vigna è sua, è quella di suo padre: può obbedire e può disobbedire. Anzi, può dire di sì e poi non andare, e può dire di no e poi pentirsi e andare. Continua a leggere
Gesù
Ricomincia un anno: ecco il piano pastorale che vale sempre…
Il momento della ripresa. Le scuole hanno riaperto i battenti. C’è il solito profumo di speranza nell’aria, anche delle nostre parrocchie. Tutto ricomincia e – a costo di essere ripetitivo – è davvero inutile andare a cercare altri inizi desunti da pur nobili calendari. Gli orari delle famiglie sono dettati da quelli scolastici. Le feste patronali sono adesso, legate a Maria nascente, all’Addolorata o alla Vergine del Rosario. Qualcuno domanda: c’è un piano pastorale? Certo, arriverà. Continua a leggere
Venticinquesima Domenica del Tempo Ordinario. L’invidia, un occhio cattivo…
La parabola di Gesù non è poi così difficile da capire: il padrone della vigna offre a tutti ciò che è indispensabile per affrontare la giornata, e a quel tempo la paga di un giorno era un denaro. Offre indistintamente lo stesso salario a tutti coloro che hanno accolto la sua chiamata a lavorare nella vigna. Noi siamo sempre titubanti di fronte al fatto che questa generosità del padrone vada contro la considerazione della fatica effettivamente prodotta dagli operai. Ma in realtà non si può dire che il padrone abbia commesso ingiustizia, avendo dato a ciascuno secondo il pattuito. Semmai, la parabola mette in luce la trasparenza del nostro occhio. Continua a leggere
Esaltazione della Santa Croce. Croce abitata e… vuota
Il titolo dell’odierna festa ha bisogno di una spiegazione. La croce che ci portiamo al collo e che appendiamo al muro è stata per secoli uno strumento di supplizio atroce. Che cosa diremmo oggi se qualcuno parlasse di… esaltazione della sedia elettrica o girasse per strada con una piccola ghigliottina appesa al collo? È chiaro che l’esaltazione della croce non equivale affatto ad una approvazione del supplizio della croce. Continua a leggere
Ventitreesima Domenica del Tempo Ordinario. Sentinelle che amano… in Gesù!
«Ti ho posto come sentinella». La parola detta al profeta Ezechiele è ripetuta oggi a ciascuno di noi. Siamo un poco restii ad accettare questo compito di essere sentinella l’uno per l’altro. Vi è un cosiddetto buon senso che sussurra di lasciar fare, di lasciar sbagliare, di non intromettersi, di tenere gli occhi chiusi su quanto fanno gli altri. Anzi, no. Gli occhi è bene tenerli socchiusi, così che si possa curiosare quanto basta, magari fare qualche pettegolezzo alle spalle, ma guardarsi bene dal mettere il naso ufficialmente in quelli che sono “affari altrui”. Continua a leggere
Ventiduesima Domenica del Tempo Ordinario. Rinnegare se stessi…
«Rinneghi se stesso». Queste parole di Gesù, rivolte a tutti coloro che vogliono seguirlo, sono tra quelle più difficili da comprendere e accettare nel Vangelo. Sono da comprendere, innanzitutto. Il «se stesso» da rinnegare non è la personalità che ciascuno ha, nemmeno la sua intelligenza o la sua sensibilità. Ciò che si deve rinnegare è il destinare tutta questa ricchezza a se stessi, il chiuderla dentro l’orizzonte del proprio bisogno, l’indirizzarla al proprio istinto o anche alla propria esclusiva volontà. Continua a leggere
Ventunesima Domenica del Tempo Ordinario. Con Gesù… sulla strada.
Già. Chi è Gesù? Chi è Gesù per noi? È una domanda la cui risposta non è affatto scontata, ed è forse per questo che è una domanda che non ci poniamo mai. Domenica scorsa parlavo di una fede allo stato vegetativo. Ebbene, potremmo dire che è addirittura allo stato… fossile, quando si tratta della domanda su Gesù. Continua a leggere
Ventesima Domenica del Tempo Ordinario. Umiltà e audacia della fede…
Pietro vuole andare incontro a Gesù camminando sul mare e affonda. «Uomo di poca fede» lo definisce Gesù, che pure gli allunga la mano e lo afferra. «Donna, grande è la tua fede!» dice, invece, Gesù alla donna cananea che lo avvicina lungo la strada e che insiste per ottenere un miracolo. Una non ebrea, che Gesù non degna nemmeno di una parola e che considera – con un’espressione che suona sferzante – alla stregua di un cagnolino che non può mangiare il pane dei figli. Continua a leggere
Assunzione della Beata Vergine Maria. Una vita realizzata…
Capita spesso di sentire un’espressione entrata nel linguaggio comune: ciascuno deve realizzare la propria vita. Già, ma che cosa vuol dire concretamente «realizzare la propria vita»? Le risposte sono più d’una. C’è chi intende realizzare la vita inseguendo il proprio sogno, costi quel che costi. C’è chi la realizza nel lavoro e nella professione, chi invece è continuamente alla ricerca di scorciatoie per evitare fatiche e delusioni. C’è chi è fortunato e chi, invece, incontra molti ostacoli. Continua a leggere
Diciannovesima Domenica del Tempo Ordinario. La preghiera, l’amore e la fede…
La pagina evangelica di domenica scorsa – quella della moltiplicazione dei pani – insisteva sulla compassione di Gesù per la folla. Facile concludere che uno è misericordioso quando dà il pane da mangiare. Ma Gesù dimostra la sua compassione – il suo immedesimarsi nella vita delle persone – anche in un altro modo, che è meno evidente ai nostri occhi. Sfama la folla e poi la congeda per ritirarsi a pregare. Anche la preghiera è un autentico gesto di misericordia e di carità: la necessità di amare gli altri comporta anche la necessità di allontanarsene per essere loro più vicini con la preghiera. Continua a leggere