Ventesima Domenica del Tempo Ordinario. Umiltà e audacia della fede…

DSC_0473Pietro vuole andare incontro a Gesù camminando sul mare e affonda. «Uomo di poca fede» lo definisce Gesù, che pure gli allunga la mano e lo afferra. «Donna, grande è la tua fede!» dice, invece, Gesù alla donna cananea che lo avvicina lungo la strada e che insiste per ottenere un miracolo. Una non ebrea, che Gesù non degna nemmeno di una parola e che considera – con un’espressione che suona sferzante – alla stregua di un cagnolino che non può mangiare il pane dei figli. Già, il pane, quel pane che Gesù aveva moltiplicato per la folla dei cinquemila, quel pane non può dunque essere condiviso con gli stranieri, con i cagnolini? Le parole di Gesù sono come uno schiaffo per quella donna cananea e anche a noi suonano fastidiose, quasi come se Gesù volesse mettere alla prova l’insistenza di quella donna che sta chiedendo qualcosa non per sé ma per la propria figlia. Le parole di Gesù sono come un preambolo per suscitare la fede, l’abbandono umile di quella madre, che sa di essere lontana e di non vantare alcun diritto ma osa domandare e implorare. È incredibile, ma a lei bastano le briciole che cadono dalla tavola, mentre i Dodici non sono ancora capaci di comprendere, nonostante abbiano visto il segno del pane, abbiano mangiato a sazietà e abbiano raccolto dodici ceste di pezzi avanzati. Si direbbe che la fede grande è quella a cui bastano le briciole, mentre coloro che il pane ce l’hanno tutti i giorni non lo sanno apprezzare e lo danno per scontato… Ed è proprio così: noi cristiani che abbiamo il pane eucaristico e possiamo spezzarlo sull’altare ogni giorno e non solo ogni domenica, abbiamo finito per perdere il senso della domenica, della Messa, della comunità riunita nella fraternità eucaristica. Noi cristiani, che non rischiamo nulla per la nostra fede, non solo finiamo per annacquare la nostra appartenenza e diluirla nel liquame del mondo, non solo perdiamo di vista i nostri valori, ma addirittura diventiamo distratti e menefreghisti verso tanti fratelli e sorelle che, in nome della nostra stessa fede in Cristo, subiscono patimenti, persecuzioni e morte. Giunge, allora, provvidenziale anche per noi la fede grande di questa donna cananea, affinché impariamo l’umiltà e la tenacia… delle briciole, che viene prima di ogni appartenenza religiosa. Ella si vede tenuta a distanza da Gesù, ma non fa disquisizioni teoriche circa la sua dignità, non accampa questioni di principio circa l’uguaglianza e la tolleranza o il riconoscimento del pluralismo religioso: semplicemente ma tenacemente riconosce Gesù Cristo come uomo di Dio e confida umilmente nel suo aiuto. Occorre che anche noi, più che il nostro armamentario religioso carico di un devozionalismo ad orologeria – sì, è così: la preghiera si accende… insieme ai ceri, quando un qualche momento difficile fa improvvisamente uscire la nostra fede cristiana dallo stato vegetativo! – impariamo a mettere davanti al Signore la nostra umanità, nella sua essenziale nudità, con i suoi desideri e le sue miserie. Audacia e umiltà sono gli ingredienti della fede della donna cananea, la quale, più che scalare il cielo, sa annidarsi nel cuore del Signore Gesù, che è un cuore di carne come il suo e come il nostro…

C’è un sentiero sulle mie montagne, in cui faccio sempre sosta su una panchina che sta proprio sotto un vecchio crocifisso ligneo annerito dal sole e dalle intemperie. C’è una targa con questa scritta: «Amico mio, dove vai? Io sono il tuo Redentore. Non dimenticare che ho sofferto tanto per te, perciò fermati e dammi il tuo saluto. Gesù mio, misericordia». Messaggio bellissimo, con cui sarebbe d’accordo anche san Paolo, il quale ci ha appena detto che «Dio ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti». È una misericordia che supera quella giustizia di cui ci ha parlato il profeta Isaia, il quale annuncia sì una salvezza per tutti i popoli ma che passa necessariamente dall’appartenere ad un’alleanza. Anche Gesù, all’inizio, sembra in linea con il profeta Isaia, ma poi la donna viene esaudita per la sua fede e non per la sua religione. È proprio quello che mi colpisce in quella frase scritta sotto il crocifisso: non è rivolta al cristiano ma ad ogni uomo, chiamato «amico», e lo invita a salutarlo e a riconoscerlo Redentore. Fermiamoci, dunque, e ammettiamo di aver bisogno di Lui.

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One thought on “Ventesima Domenica del Tempo Ordinario. Umiltà e audacia della fede…

  1. Ci sono persone escluse dalla comunione eucaristica, vero Don Agostino? ma loro hanno una vita di fede più autentica degli altri. Grazie Dio che non abbandoni nessuno e quindi non resta che continuare a sperare.

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