Colpo di testa 226 / L’uso improprio della parola libertà

Corriere di Como, 12 ottobre 2021

Immagini che danno fastidio, quelle della violenza urbana a Roma (ma anche a Milano) che colpisce la sede della Cgil e il Pronto Soccorso di un ospedale. Fa impressione vedere il tricolore sventolare quasi che i violenti l’abbiano scelto come vessillo delle loro azioni. Bandiere usate come armi improprie per devastare luoghi di convivenza civile.

E soprattutto una parola – libertà – urlata come un semplice slogan, brandita come un coltello, e alla fin fine immiserita proprio nel suo significato. Perché la libertà è il contrario della violenza e rimane tale solo se non arriva ad aprirsi uno spazio sottraendolo con la forza dell’arroganza.

È importante delineare il quadro politico entro cui incasellare i singoli episodi di violenza. E si deve farlo ricorrendo soprattutto alla memoria storica del nostro Paese, dagli squadrismi di un secolo fa sino agli anni di piombo. Ma è interessante anche riflettere su quanti e diversificati possano essere i pretesti per lo scatenarsi della violenza. A Roma sabato scorso la libertà e le bandiere tricolori dovevano legittimare chi manifestava contro le decisioni del Governo in merito al green-pass.

Una folla variegata in cui si mischiava chi è contro il vaccino, chi nutre perplessità sulla linea di contrasto al Covid e non trova risposte alle sue domande, chi è semplicemente propenso a dire no a tutto, chi è arrabbiato e magari chi aveva bisogno di passare un pomeriggio alternativo cantando l’inno di Mameli come la nazionale di calcio. Insomma, quel “melting pot” che caratterizza tante manifestazioni tipiche del clima post-moderno. In italiano si chiama “confusione”: dentro può annidarsi di tutto, anche la violenza. E qui sta il punto.

Gli opposti estremismi una volta si fronteggiavano a viso aperto e lanciavano l’un contro l’altro i loro strali ideologici (e non solo quello), i bersagli della violenza erano palesi. Oggi questi movimenti cercano di risorgere, ma difficilmente riescono a ritagliarsi uno spazio proprio e sono così costretti a paludarsi dentro qualche serpentone variopinto di protesta più o meno popolare. I cortei “no-vax” o “no-pass” sono una ghiotta occasione per nascondersi e, al momento opportuno, mettere in atto la propria azione violenta. È una strategia di guerriglia urbana che deve essere smascherata da chi ha il compito di permettere la libera e rispettosa manifestazione del dissenso e insieme di tutelare l’ordine pubblico, evitando che la violenza diventi la voce con cui parlano i fanatismi politici.

Credo che il tema della violenza debba essere preso con molta serietà, a partire da quelle manifestazioni di aggressività istintiva che spesso vediamo esplodere – anche qui nella nostra città – tra bande di giovanissimi alla ricerca di pretesti per litigare e picchiarsi. Non è ancora la violenza organizzata e ideologica del fanatismo politico, ma rischia di costituire una manovalanza pronta ad essere arruolata di qui a qualche anno. Purtroppo le agenzie educative tradizionali avvertono una impotenza crescente a porre un argine a questo fenomeno. Il terreno su cui lavorare pazientemente per correggere questa assurda propensione all’estremismo che sfocia nella violenza è solo il riconoscimento della molteplicità dei valori. Per apprezzare la differenza come fonte di reciproco arricchimento.

2 thoughts on “Colpo di testa 226 / L’uso improprio della parola libertà

  1. Le tradizioni educative ai miei tempi erano Famiglia, Chiesa e Scuola. La Famiglia nel clima post-moderno è in grave crisi, la Chiesa cerca ammirevolmente di supplire, ma a volte è più sociologica che educativa, la Scuola è vittima dei faticosi passaggi burocratici ed educa sempre di meno. Vi è quindi un’impotenza crescente ad arginare i fenomeni di violenza. Scrive don Agostino: “Il terreno su cui lavorare pazientemente per correggere questa assurda propensione all’estremismo che sfocia nella violenza è solo il riconoscimento della molteplicità dei valori. Per apprezzare la differenza come fonte di reciproco arricchimento”. Condivido sinceramente, ma proprio su questo terreno devono ritrovare le radici Famiglia, Chiesa e Scuola; è proprio lì che si può apprezzare la differenza come fonte di reciproco arricchimento e non chiudersi in gruppetti di simpatici, di Interisti o peggio di quelli che credono di seguire tutti i comandamenti…

  2. Vero: uso improprio della parola libertà. Cosa preziosissima, in nome della quale tati sono morti.
    Persino Dio rispetta la libertà di un mondo creato per amore. Ora sono perplessa riguardo questa “fame” di libertà esplosa nelle piazze, da parte di persone che probabilmente intendono per libertà la possibilità di fare quello che si vuole, quando e dove si vuole. Libertà che è solo una forma di egoismo già espressa in mille modi nella vita quotidiana. Non ho mai pensato che qualche regola (a partire dalla parola salvifica consegnatici in quelli che chiamiamo i comandamenti) possa ferire il nucleo vivo della nostra libertà. Anzi penso che siano protezione di fronte agli impulsi che spesso ci assalgono. Sono appoggi che ci sostengono nella fatica di. essere uomini veri. E poi le cose belle (anche la libertà) restano belle – e spesso diventano bellissime – se sono condivise, messe in comune.

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