Rimanere nell’amore dell’Amico

SESTA DOMENICA DI PASQUA – Anno B

Cero 1Non più immagini. Ora Gesù entra nella nostra realtà umana più profonda, l’amore, e ce ne svela il segreto. Un conto è rimanere nel recinto delle pecore, sentendosi al sicuro sotto lo sguardo del buon pastore e riconoscendone la voce. Un conto è rimanere nella vite, come tralcio potato che è destinato a produrre molto frutto. Ma oggi Gesù ci rivolge l’invito più esplicito di tutto il vangelo: «Rimanete nel mio amore». Non si limita a consigliarci l’amore come antidoto contro la tristezza, come medicina per sanare la solitudine, come vaccino che ci salva dalla malattia della disperazione. Oggi ve ne sono tanti che invitano genericamente ad amare, lanciando uno slogan non di rado disimpegnato, una specie di «rompete le righe e fate quel che vi pare» che suona come una libertà senza responsabilità.

Chi è contrario all’amore, alzi la mano! Ma, poi, che cos’è mai questo amore? Un istinto da lasciar correre? Un’ebbrezza da inseguire ad ogni costo? Una chimera che dura poco, e che si cerca di volta in volta in persone diverse? Gesù ha il coraggio di pronunciare la parola «amore», ma non nasconde che è il suo amore e ci chiede di rimanere nel suo amore. Da questo punto di vista, il modo di Gesù di parlare di amore è già controcorrente. Non parla da padrone, perché non ci chiama servi ma amici e ci rivela il progetto del suo cuore. Eppure osa chiedere a degli amici di esserlo solo a patto di osservare i suoi comandamenti. Promette una gioia piena, ma assicura che essa deve passare da un’obbedienza altrettanto piena. E porta ad esempio la propria esperienza di amore: anch’egli è rimasto nell’amicizia del Padre osservando i suoi comandamenti, e solo così ha raggiunto la pienezza della vita. Non dimentichiamoci che queste parole Gesù le pronunciò la sera dell’ultima cena, dopo aver compiuto il gesto della lavanda dei piedi.

L’immagine del buon pastore che dona – letteralmente «depone» – la sua vita per le sue pecore si è appena realizzata nel Maestro che ha deposto la sua veste per compiere il gesto del servo, e di lì a poco troverà conferma nel Signore che depone la sua vita sul legno della croce. Questo è l’Amico: colui che dona la sua vita per i propri amici. Eppure, amici suoi lo siamo se osserviamo i suoi comandamenti. Lasciatemi dire che qui si trova la cifra del Vangelo che più si allontana dal verbo predicato dal mondo. Per il mondo amore e comandamenti stanno su due fronti separati: l’amore sta nel regno della libertà pura, il comandamento dice una forzatura che non ha nulla da spartire con l’amore. Non è così, e a dirlo non è tanto Gesù quanto la vita. Chiunque vive sa per esperienza che l’amore vero è stillicidio di obbedienza quotidiana, è quella dedizione all’altro che costa sacrificio ma che sola regala una libertà veramente umana. Osservare i comandamenti di uno che dà la vita per te è incamminarsi verso la gioia piena. Gesù in quella sera, che noi commemoriamo ogni anno il Giovedì Santo e che rinnoviamo ogni volta che celebriamo la Messa, pronunciò parole e fece gesti, che siamo invitati a far nostri e a ripetere.

Se siamo impegnati sul versante educativo, abbiamo il dovere di proporre ai ragazzi e ai giovani questa concreta via di amore e di amicizia, smontando i messaggi deleteri che provengono in modo martellante dalla televisione, dal cinema, dal costume diffuso e che idealizzano un amore senza regole, un amore inteso come macchinetta distributrice di piacere e soddisfazione, un amore da cui è assente il sacrificio. Un amore così è semplicemente disumano, nel senso che non rende uomini e che non si trova tra gli uomini se non come assurdo sogno destinato a sbriciolarsi tra le mani e a lasciare il cuore a pezzi. Grande questo Gesù che, invece, vuole donarci una gioia piena e non a pezzetti, una gioia capace di riempire il cuore. Per questo vi invito a tenere nelle orecchie le ultime parole di questa pagina evangelica: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga». Se ci assale lo sconforto mentre cerchiamo di vivere l’amore e l’amicizia con Gesù dentro la trama dei nostri rapporti più belli di amicizia e amore, e ci sembra di non riuscire in questa impresa, ricordiamoci che ci ha scelti Gesù e che l’impresa è la sua.

Tralci che rimangono nella vite

QUINTA DOMENICA DI PASQUA – Anno B

EPSON DSC pictureIl pastore e le pecore sono due cose diverse. È vero, il pastore autentico è disposto a dare la vita per le sue pecore. Ma è il dare la vita per un altro. Nel vangelo che abbiamo ascoltato oggi c’è la rivelazione di un rapporto ancora più stretto. L’immagine della vite e dei tralci approfondisce ulteriormente quella del pastore e delle pecore che abbiamo ascoltato domenica scorsa. La approfondisce nella direzione della appartenenza: non siamo qualcosa di esterno che appartiene a Cristo, siamo un tutt’uno con Lui. Lui e noi siamo davvero una cosa sola. Quando guardo la vite quasi non distinguo più dove finisce la vite e dove iniziano i tralci. Gli apparteniamo così. Questo, almeno, è il desiderio della Vite Gesù Cristo. Continua a leggere

Atteggiamenti da buon pastore

QUARTA DOMENICA DI PASQUA – Anno B 

Gregge di pecoreImmagine bellissima, quella del vangelo odierno. Ritorna tutti gli anni in questa quarta domenica di Pasqua in cui la Chiesa ci invita ad una particolare preghiera per le vocazioni. Gesù si riferisce alla consuetudine dei pastori di riunire in un grande recinto le loro pecore per la notte; al mattino, poi, ciascun pastore entrava nel recinto e chiamava le proprie pecore, che seguivano lui, e non altri, perché riconoscevano la sua voce. Una unità profonda che accomuna esseri di natura diversa, il pastore e le pecore, che simboleggia il legame che in Gesù Cristo si è venuto a creare stabilmente tra Dio e l’uomo. Nell’immagine entrano, per contrasto, anche il mercenario e il lupo. Continua a leggere

Dimensioni della Pasqua

TERZA DOMENICA DI PASQUA – Anno B

IMG_0385Ancora una volta ci viene riproposto il racconto della sera di Pasqua. Eppure non si tratta di una sterile ripetizione. Ci vengono annunciate tre dimensioni importanti della Pasqua, che continuano ad essere il fondamento della nostra fede. Sono annotazioni a cui l’evangelista Luca tiene molto. Una prima dimensione potremmo chiamarla contagio. Continua a leggere

Divina misericordia

SECONDA DOMENICA DI PASQUA – Anno B

DSC_0666La misericordia di Dio è al centro di questa seconda domenica di Pasqua. L’abbiamo celebrata proprio nel mistero della morte e della risurrezione di Gesù, dalla lavanda dei piedi al sepolcro vuoto, e oggi la poniamo al centro della nostra preghiera. Misericordia è un atteggiamento che ha bisogno di un cuore che venga a contatto con la miseria e che se ne lasci commuovere. Continua a leggere

Non abbiate paura!

PASQUA DI RISURREZIONE

DSCN0980La scorsa settimana ho incontrato una coppia di amici, sposi in attesa del primogenito. Erano pieni di apprensione e di tante domande su come sarà, sul modo in cui vogliono accogliere il loro bambino, e poi crescerlo, educarlo con tanto amore. Mi hanno chiesto un consiglio, e mi è venuto da sorridere. Ma poi ho detto loro una cosa in cui credo fermamente: «Guardate, non abbiate paura, perché il modo di accogliere questo avvenimento che è la nascita del vostro bambino sarà deciso da lui, sarà dettato dall’evento stesso. State pronti e imparate voi dalla sua nascita». Continua a leggere

Non è qui… Eccolo, è qui!

SABATO SANTO – Anno B

Chiesa di Mogno (Canton Ticino)

Chiesa di Mogno (Canton Ticino)

Cambiando il lezionario qualche anno fa, abbiamo perso per strada un versetto importante di questo racconto della risurrezione. Talvolta capita che la Chiesa, proprio nel suo intento di essere madre, si comporti come certe mamme che tengono nascoste le pieghe più scomode per timore di infliggere una sofferenza. Ma qui è bene che noi sappiamo come si comportarono, secondo il racconto che ne fa Marco, le tre donne andate al sepolcro il mattino della domenica per ungere il cadavere di Gesù. Trovarono la pietra del sepolcro già rotolata via e, dentro, un giovane che le esortò a non aver paura e ad andare a riferire ai discepoli che Gesù Nazareno, il crocifisso, non poteva più essere trovato lì, perché era risorto e li avrebbe preceduti in Galilea. Continua a leggere

«Vi ho dato tutto»

VENERDÌ SANTO

Chiesa di Mogno (Canton Ticino)

Chiesa di Mogno (Canton Ticino)

Quella di oggi vogliamo considerarla una grande sorpresa. La terza sorpresa della nuova alleanza tra Dio e l’uomo. Abbiamo nuovamente ascoltato il racconto della passione. Ieri sera Gesù l’aveva come anticipato nei segni del pane e del vino, nel segno eloquente della lavanda dei piedi. Poteva restare in noi una domanda, quasi un sospetto, come quello che solitamente ci assale nel momento in cui uno ci fa la promessa di qualcosa di importante. Pensiamo: sarà vero? Ora, Gesù ci ha promesso addirittura il dono di se stesso. Lo ha soltanto detto? No – diciamo oggi con certezza incontrovertibile – lo ha fatto. Il suo dono giunge davvero sino alla fine, e l’amore è sino alla morte di croce. La scena della croce è il punto più alto della storia dell’alleanza tra Dio e l’uomo. Continua a leggere

Contro la malattia, la condivisione…

SESTA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

EPSON DSC pictureC’è qualcosa di peggio che essere malati? Sì, essere emarginati proprio perché malati. La lebbra – soprattutto al tempo di Gesù, ma è un morbo che, purtroppo, esiste ancora – era una malattia, che segnava la vita di chi veniva colpito: la norma del libro del Levitico (che abbiamo ascoltato nella prima lettura) afferma chiaramente che i lebbrosi devono abitare fuori dalla città. Gesù, nell’episodio che ci è stato narrato oggi dalla pagina evangelica, non guarisce solo la lebbra, ma risana anche la piaga dell’emarginazione: guarendo quell’uomo, lo reintegra nella società. Continua a leggere

Giobbe, Paolo e Gesù Cristo

QUINTA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

Santa Messa celebrata sotto il Crocifisso posto sulla cima del Rasciesa di Fuori in Val Gardena

Santa Messa celebrata sotto il Crocifisso posto sulla cima del Rasciesa di Fuori in Val Gardena

Giobbe, l’uomo giusto colpito dalla sventura, l’uomo che osa lamentarsi con Dio senza rifiutarlo ma quasi guardandogli negli occhi, ci rappresenta sino in fondo nelle nostre fatiche quotidiane. Egli usa l’immagine dello schiavo che sospira l’ombra: c’è un desiderio di protezione e di pace definitiva in ogni uomo e donna che viva sino in fondo l’avventura della vita. Vorremmo essere accolti da un’ombra capace di regalare un po’ di vera libertà alle nostre schiavitù. Giobbe trova il coraggio di dire al Signore il suo sconforto. Quella di Giobbe può essere considerata una preghiera? Certamente lo è, e da Dio Giobbe si aspetta una risposta, che gli giungerà in modo inaspettato e lo porterà ad approfondire la sua riflessione e a modificare, in un certo senso, l’idea che egli si era fatto di Dio. Continua a leggere