«Vi ho dato tutto»

VENERDÌ SANTO

Chiesa di Mogno (Canton Ticino)

Chiesa di Mogno (Canton Ticino)

Quella di oggi vogliamo considerarla una grande sorpresa. La terza sorpresa della nuova alleanza tra Dio e l’uomo. Abbiamo nuovamente ascoltato il racconto della passione. Ieri sera Gesù l’aveva come anticipato nei segni del pane e del vino, nel segno eloquente della lavanda dei piedi. Poteva restare in noi una domanda, quasi un sospetto, come quello che solitamente ci assale nel momento in cui uno ci fa la promessa di qualcosa di importante. Pensiamo: sarà vero? Ora, Gesù ci ha promesso addirittura il dono di se stesso. Lo ha soltanto detto? No – diciamo oggi con certezza incontrovertibile – lo ha fatto. Il suo dono giunge davvero sino alla fine, e l’amore è sino alla morte di croce. La scena della croce è il punto più alto della storia dell’alleanza tra Dio e l’uomo. Fissando il nostro grande Crocifisso stasera, ci sembra di ascoltare flebile una sua parola: «Vi ho dato tutto». Consummatum est, è compiuto – dice la traduzione ufficiale. Ma è più bello sentir risuonare dalla croce la conferma di un dono totale, così: «Vi ho dato tutto».

Ieri sera era soltanto un «prendete e mangiate» detto con un pane spezzato tra le mani. Oggi è il corpo di Gesù che si lascia prendere e mangiare. Oggi non risuonano le parole dell’ultima cena, perché la Chiesa non celebra una cena, non celebra una Messa, ma il dono totale c’è ugualmente. È la croce che sta davanti a noi. È la comunione con Gesù Eucaristia, che comunque possiamo fare. Una volta istituita, l’Eucaristia è per sempre, ed è così perché non si è trattato di parole al vento, di gesti vuoti, senza un compimento. No, Gesù ha detto e ha fatto. Come sarebbe bello se questo fosse lo stile che caratterizza la nostra comunità, le nostre famiglie. Se ciascuno potesse dire all’altro: «Ti ho dato tutto». Il marito alla moglie, la moglie al marito, i figli ai genitori, papà e mamma ai figli. Se ciascuno, più che dirlo, potesse comunicarlo con la sua vita. Perché così ha fatto Gesù. Certo, ci deve essere tanto spazio per un amore schietto, che sa donare e sa accogliere l’amore dell’altro. Soprattutto ci deve essere tanto spazio per il perdono.

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