Cristo Re dell’universo. Uomo avvisato, mezzo salvato!

Con la prossima domenica entreremo nuovamente nel ritmo dell’anno liturgico, che si apre con la celebrazione del mistero dell’incarnazione. Avere a che fare con Dio diventato uomo è una cosa che noi non ci saremmo affatto inventata. L’ha decisa Lui, Dio, e l’ha decisa da sempre. Questo Dio diventato uomo è davvero il Re dell’universo, come proclama la solennità odierna: sta in principio e sta alla fine, ma – e questo è forse l’aspetto più sconvolgente dell’incarnazione – sta in mezzo, si è definitivamente mischiato alla storia. Il suo volto è ancora e sempre un volto umano. La pagina evangelica che abbiamo ascoltato oggi cerca di dire questa verità in un modo concretissimo, e la dice andando in fondo alla storia, descrivendo quell’evento che noi chiamiamo «giudizio universale». Anche se l’immagine del radunare le pecore e i capri assomiglia a quei contesti da cui Gesù trae spesso le sue parabole, questa non è una parabola, ma una parola di rivelazione: Gesù anticipa la materia e i criteri di questo giudizio, svela su che cosa e in base a che cosa saremo giudicati. Ebbene, possiamo riassumerli in una realtà sola: ciò che Gesù, Dio diventato uomo, annuncia, è che egli resta uomo e rimane nell’uomo, per cui tutto ciò che è fatto all’uomo è fatto a Gesù Cristo, che nell’uomo – soprattutto nel bisognoso – continua la sua incarnazione. Quindi, è bello tutto del Natale – la poesia, le dolci melodie, il sentimentalismo del bambino in poca paglia, la Messa di mezzanotte, la festa in famiglia, la beneficienza – ma è tutto inutile se manca questa consapevolezza del Dio rimasto uomo nell’uomo, questo vero centro del cristianesimo.

Se avete notato, c’è una parola che manca in questo vangelo ed è l’unica che noi ci abbiamo messo. Il commento più diffuso di questo brano, infatti, è che il giudizio finale è basato sull’amore. Ecco, la parola «amore» manca. Sia chiaro, non manca l’amore, solo che l’amore non è una parola. Potremmo immaginare la difesa verbale di quanti si vedono esclusi dal regno di Dio: «A parte il fatto che se ti avessimo riconosciuto, Gesù, e se ti fossi impegnato a farti riconoscere, ci saremmo fatti in quattro per te. Ma poi considera questo: noi abbiamo creduto in Dio sin da fanciulli, siamo andati al catechismo, abbiamo ricevuto i sacramenti, non abbiamo mai fatto del male, ce ne siamo stati buoni buoni in casa nostra senza infastidire nessuno!». Ebbene, in quel momento anche il certificato di battesimo sarà carta straccia, perché è solo la vita che certifica il battesimo. E quel criterio tanto subdolo a cui noi riduciamo la vita – «non c’è niente di male in quello che faccio» – non varrà nulla di fronte al Cristo, rimasto uomo e rimasto nell’uomo, che invece considera solo il bene che abbiamo fatto o non abbiamo fatto. Ho detto: manca la parola «amore» in questo giudizio. Noi l’avremmo usata, così da metterci il cuore in pace. Come ci sarebbe piaciuto – sarebbe stato anche più poetico e politicamente corretto – un Gesù che diceva: «Ho avuto fame e mi hai amato, ho avuto sete e mi hai amato, ero straniero e mi avete amato, nudo e mi avete amato, malato e mi avete amato, ero in carcere e mi avete fatto sentire il vostro amore». Come siamo abili, noi, a dissimulare l’amore nella distanza. Invece Gesù è così concreto. Se uno bussa alla tua porta e ha fame, l’amore è solo dargli da mangiare, se ha sete è solo dargli da bere, se è nudo è solo vestirlo, se è straniero è solo accoglierlo, se è malato o in carcere è solo curarlo e visitarlo. Non basta dirgli una buona parola, non basta non trattarlo male. L’amore non è una parola, un proposito, una intenzione. Il giudizio sarà sulle opere dell’amore. Certo, può succedere che, esercitando la carità con le opere e non con la lingua, si ricevano fregature. Si può essere imbrogliati da «uno di questi miei fratelli più piccoli», come li chiama Gesù. Quelli che bussano alla porta e vivono sulla strada raccontano spesso storie incredibili, in cui la cruda realtà si mischia alla scaltrezza della fantasia… Ebbene, forse ci può essere di conforto questa pagina: è comunque Gesù – quel Gesù che noi abbiamo aiutato nel povero e nel bisognoso – è Gesù che ci ha… imbrogliato! E ringraziamolo, perché ci ha avvisati su come saremo giudicati. Il proverbio dice: «uomo avvisato mezzo salvato»!

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