L’amore e la carità

QUARTA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

Dal Monte Boletto, la nebbia trascolora nella trasparenza...

Dal Monte Boletto, la nebbia trascolora nella trasparenza…

Come si fa in fretta a passare dalla meraviglia allo sdegno. A Nazaret, la città ove è cresciuto e ha vissuto per tanti anni, Gesù viene accolto con meraviglia per le «parole di grazia che uscivano dalla sua bocca». La meraviglia, però, è già intrisa di quel sospetto, di quella invidia, di quel fastidio che prende sempre corpo quando uno, giudicato normale, – figurarsi poi se è solamente il figlio di un carpentiere! – torna con il suo bagaglio di fascino e di cultura e pronuncia parole che possono sconcertare. La meraviglia sembra già così lontana dallo stupore autentico, che magari non capisce tutto, ma è disposto ad accogliere. E, infatti, quando Gesù dice pane al pane, ecco questa falsa meraviglia tramutarsi in sdegno e addirittura in malevolenza e in tentata violenza. Sì, ha ragione Gesù: «nessun profeta è bene accetto nella sua patria». Continua a leggere

Il re e il regno

CRISTO RE DELL’UNIVERSO – Anno B

DSC_0431Per capire il senso profondo della solennità odierna, che ogni anno chiude l’anno liturgico mettendoci di fronte il nostro Signore Gesù Cristo nella sua qualità di re dell’universo, dobbiamo partire da un’espressione del libro dell’Apocalisse: Gesù, «il sovrano dei re della terra» è «Colui che ci ama… che ha fatto di noi un regno». La regalità di Cristo è caratterizzata dall’amore verso persone che sono la sostanza stessa del regno. Continua a leggere

Il coraggio dell’amore vero

TRENTADUESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

20151105_162316Le parole di Gesù alla folla non sono facili da digerire. Toccano il fondo della nostra testimonianza cristiana. Gesù mette in guardia dal cattivo esempio degli scribi, concludendo che «riceveranno una condanna più severa». Eppure era gente che pregava a lungo e che frequentava la sinagoga! Gesù non li condanna certo per questo, ma perché tutto ciò lo facevano solamente «per farsi vedere». Quindi, c’è un modo di agire che in se stesso è giusto, ma che è reso meritevole di severa condanna a motivo dell’intenzione sbagliata del cuore. Ecco perché le parole di Gesù – ed il comportamento degli scribi – ci riguardano da vicino. Si può essere apparentemente bravi cristiani e non esserlo nel cuore, proprio perché lo si è… per l’apparenza. Continua a leggere

Il sogno di Dio

VENTISETTESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

20150811_112334La parola di Dio in questa domenica avrebbe bisogno di un ascolto profondo e di una riflessione prolungata. Ma so che i minuti dell’omelia sono contati e, allora, mi limito a comunicare quella che considero la rivelazione essenziale che questa Parola ci fa: noi siamo il progetto di Dio, o – se volete, con un linguaggio più poetico – noi siamo il sogno di Dio, il suo desiderio realizzato. Continua a leggere

La paglia e il fuoco

VENTIQUATTRESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

PietroI sondaggi su Gesù sbagliavano tutti… La gente dava risposte che riuscivano solo a cogliere alcuni aspetti parziali, ma non sapevano arrivare alla lucida e dirompente chiarezza della affermazione di Pietro: «Tu sei il Cristo». Eppure la fede di Pietro ha bisogno di trovare conferma nella vita, altrimenti rischia di essere una bella professione vuota, di quelle che si fanno nelle occasioni importanti ma che poi si dimenticano quando la vita riprende il suo cammino ordinario. Continua a leggere

Volete andarvene anche voi?

VENTUNESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

20150803_154150È il momento più drammatico della vicenda di Gesù: «Molti dei discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui». Certo, ha moltiplicato i pani e i pesci e ne aveva cinquemila di discepoli. Perché mai, poi, Gesù si è messo a fare certi discorsi strani sul pane vero e sulla sua carne da mangiare e sul suo sangue da bere? Continua a leggere

L’albero della vita, per un orizzonte di bellezza…

AGOSTINO CLERICI, L'albero della vita. Un orizzonte di bellezza per l'uomo di oggi, L'essenziale è visibile, Tavernerio 2015, pagine 208, euro 12,00.

AGOSTINO CLERICI, L’albero della vita. Un orizzonte di bellezza per l’uomo di oggi, L’essenziale è visibile, Tavernerio 2015, pagine 208, euro 12,00.

Per richiedere il libro clicca sull’indirizzo ago.cle@libero.it.

Disponibile anche su www.amazon.it

Librerie in cui si trova il volume: a Como la Libreria Paoline in V.le Cesare Battisti, a Sondrio la Libreria San Paolo in via Piazzi, a Morbegno la Libreria Piccolo Principe in via Vanoni.

Una presentazione del libro avverrà nell’ambito di Parolario 2015 a Villa Olmo venerdì 26 giugno 2015 alle ore 16.

Giovedì 2 luglio alle ore 20.45 terrò una relazione sul tema “Dalla creazione all’educazione. La vita, la bellezza, il desiderio”. nell’ambito dei seminari organizzati da FoodArt nella splendida cornice del Castello di Monguzzo.

Vedi la recensione di Vera Fisogni su “La Provincia di Como”.

Vedi la recensione di Lorenzo Morandotti su “Corriere di Como”.

Vedi la Recensione di Salvatore Couchoud su “Il settimanale della diocesi di Como”

Dopo una gestazione durata quattro anni, è ora disponibile il mio ultimo libro, un libro a cui tengo tantissimo. Pagine scritte con passione ed entusiasmo per cambiare il paradigma stanco della vita umana nella luce di un orizzonte più ampio, quello della bellezza, e nella forza data dal “carburante” del desiderio che sostiene l’«estasi» dell’amore. Continua a leggere

Rimanere nell’amore dell’Amico

SESTA DOMENICA DI PASQUA – Anno B

Cero 1Non più immagini. Ora Gesù entra nella nostra realtà umana più profonda, l’amore, e ce ne svela il segreto. Un conto è rimanere nel recinto delle pecore, sentendosi al sicuro sotto lo sguardo del buon pastore e riconoscendone la voce. Un conto è rimanere nella vite, come tralcio potato che è destinato a produrre molto frutto. Ma oggi Gesù ci rivolge l’invito più esplicito di tutto il vangelo: «Rimanete nel mio amore». Non si limita a consigliarci l’amore come antidoto contro la tristezza, come medicina per sanare la solitudine, come vaccino che ci salva dalla malattia della disperazione. Oggi ve ne sono tanti che invitano genericamente ad amare, lanciando uno slogan non di rado disimpegnato, una specie di «rompete le righe e fate quel che vi pare» che suona come una libertà senza responsabilità.

Chi è contrario all’amore, alzi la mano! Ma, poi, che cos’è mai questo amore? Un istinto da lasciar correre? Un’ebbrezza da inseguire ad ogni costo? Una chimera che dura poco, e che si cerca di volta in volta in persone diverse? Gesù ha il coraggio di pronunciare la parola «amore», ma non nasconde che è il suo amore e ci chiede di rimanere nel suo amore. Da questo punto di vista, il modo di Gesù di parlare di amore è già controcorrente. Non parla da padrone, perché non ci chiama servi ma amici e ci rivela il progetto del suo cuore. Eppure osa chiedere a degli amici di esserlo solo a patto di osservare i suoi comandamenti. Promette una gioia piena, ma assicura che essa deve passare da un’obbedienza altrettanto piena. E porta ad esempio la propria esperienza di amore: anch’egli è rimasto nell’amicizia del Padre osservando i suoi comandamenti, e solo così ha raggiunto la pienezza della vita. Non dimentichiamoci che queste parole Gesù le pronunciò la sera dell’ultima cena, dopo aver compiuto il gesto della lavanda dei piedi.

L’immagine del buon pastore che dona – letteralmente «depone» – la sua vita per le sue pecore si è appena realizzata nel Maestro che ha deposto la sua veste per compiere il gesto del servo, e di lì a poco troverà conferma nel Signore che depone la sua vita sul legno della croce. Questo è l’Amico: colui che dona la sua vita per i propri amici. Eppure, amici suoi lo siamo se osserviamo i suoi comandamenti. Lasciatemi dire che qui si trova la cifra del Vangelo che più si allontana dal verbo predicato dal mondo. Per il mondo amore e comandamenti stanno su due fronti separati: l’amore sta nel regno della libertà pura, il comandamento dice una forzatura che non ha nulla da spartire con l’amore. Non è così, e a dirlo non è tanto Gesù quanto la vita. Chiunque vive sa per esperienza che l’amore vero è stillicidio di obbedienza quotidiana, è quella dedizione all’altro che costa sacrificio ma che sola regala una libertà veramente umana. Osservare i comandamenti di uno che dà la vita per te è incamminarsi verso la gioia piena. Gesù in quella sera, che noi commemoriamo ogni anno il Giovedì Santo e che rinnoviamo ogni volta che celebriamo la Messa, pronunciò parole e fece gesti, che siamo invitati a far nostri e a ripetere.

Se siamo impegnati sul versante educativo, abbiamo il dovere di proporre ai ragazzi e ai giovani questa concreta via di amore e di amicizia, smontando i messaggi deleteri che provengono in modo martellante dalla televisione, dal cinema, dal costume diffuso e che idealizzano un amore senza regole, un amore inteso come macchinetta distributrice di piacere e soddisfazione, un amore da cui è assente il sacrificio. Un amore così è semplicemente disumano, nel senso che non rende uomini e che non si trova tra gli uomini se non come assurdo sogno destinato a sbriciolarsi tra le mani e a lasciare il cuore a pezzi. Grande questo Gesù che, invece, vuole donarci una gioia piena e non a pezzetti, una gioia capace di riempire il cuore. Per questo vi invito a tenere nelle orecchie le ultime parole di questa pagina evangelica: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga». Se ci assale lo sconforto mentre cerchiamo di vivere l’amore e l’amicizia con Gesù dentro la trama dei nostri rapporti più belli di amicizia e amore, e ci sembra di non riuscire in questa impresa, ricordiamoci che ci ha scelti Gesù e che l’impresa è la sua.

L’Eucaristia e il sacerdozio

GIOVEDÌ SANTO 

Chiesa di Mogno (Canton Ticino)

Chiesa di Mogno (Canton Ticino)

Domenica abbiamo anticipato la prima sorpresa della nuova alleanza tra Dio e l’uomo: Gesù Cristo assomma in sé sia Dio sia l’uomo, diventando così alleanza nella sua stessa persona. Ho anticipato che ci sarebbero state altre due sorprese. Una la sveliamo stasera, celebrando il grande mistero dell’istituzione dell’Eucaristia e del sacerdozio. Uno potrebbe pensare: grande regalo è Gesù Cristo, carne vivente della nuova alleanza… già, ma come posso raggiungerlo, visto che è vissuto duemila anni fa? Ecco entrare in scena il centro del mistero pasquale che questa sera solennemente iniziamo. La sorpresa che si genera nel Cenacolo, prima che Cristo affronti la passione e la morte di croce, è il dono perenne di sé nell’Eucaristia. Continua a leggere

Cristo Re dell’universo. Uomo avvisato, mezzo salvato!

Con la prossima domenica entreremo nuovamente nel ritmo dell’anno liturgico, che si apre con la celebrazione del mistero dell’incarnazione. Avere a che fare con Dio diventato uomo è una cosa che noi non ci saremmo affatto inventata. L’ha decisa Lui, Dio, e l’ha decisa da sempre. Questo Dio diventato uomo è davvero il Re dell’universo, come proclama la solennità odierna: sta in principio e sta alla fine, ma – e questo è forse l’aspetto più sconvolgente dell’incarnazione – sta in mezzo, si è definitivamente mischiato alla storia. Il suo volto è ancora e sempre un volto umano. Continua a leggere