Il re e il regno

CRISTO RE DELL’UNIVERSO – Anno B

DSC_0431Per capire il senso profondo della solennità odierna, che ogni anno chiude l’anno liturgico mettendoci di fronte il nostro Signore Gesù Cristo nella sua qualità di re dell’universo, dobbiamo partire da un’espressione del libro dell’Apocalisse: Gesù, «il sovrano dei re della terra» è «Colui che ci ama… che ha fatto di noi un regno». La regalità di Cristo è caratterizzata dall’amore verso persone che sono la sostanza stessa del regno. Noi siamo il regno ed il nostro re è «Colui che ci ama». Il regno, quindi, non sono cose, palazzi, regioni, intere nazioni, ma un vero e proprio tesoro personale a cui il re si sente legato strettamente in forza dell’amore. Quale legame è più universale dell’amore? Per questo Cristo è re dell’universo e non di un piccolo o grande drappello di persone o di un piccolo o grande territorio recintato da confini. L’amore non conosce confini e non ne crea a sua volta.

Questa è la proposta che Gesù ci fa, e sappiamo che per manifestare il suo amore in modo evidente ha scelto una cattedra tutta particolare, la croce. Egli regna dalla croce, proprio perché il suo regno siamo noi ed egli è «Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue», come dice splendidamente la pagina iniziale del libro dell’Apocalisse. Solitamente i re terreni versano il sangue dei sudditi per salvarsi e salvare il proprio regno. Questo re che è Gesù Cristo versa il suo sangue per salvare il suo regno, che siamo noi.

Fin qui la manifestazione del modo di regnare di Cristo. Ma è indubbio che la solennità odierna ha un altro versante. C’è il re e c’è il regno, uniti da un legame profondo di amore. Il re si mostra tale amando sino alla fine il suo regno. Noi, che siamo il suo regno, aderiamo a Lui ascoltandolo come si ascolta la Verità. Gesù rappresenta la verità profonda di ogni uomo e, attraverso l’amore, vuole fare penetrare questa verità dentro ogni uomo. La pagina evangelica che abbiamo ascoltato ci riporta al processo intentato a Gesù. Egli è davanti a Pilato, che in quel momento rappresenta la massima autorità politica dell’epoca, l’imperatore romano. Pilato ne è consapevole e, pur riconoscendo che Gesù non costituisce un pericolo reale per il potere romano, si dimostra distratto e superficiale sulla questione più importante a cui Gesù lo richiama. È la questione della verità. Essa ha a che fare direttamente con il regno di Cristo. Infatti, alla domanda di Pilato «Dunque tu sei re?», Gesù risponde: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità». Ora, «dare testimonianza alla verità» è il modo concreto con cui Gesù regna. È come se dicesse a Pilato: «Per questo sono re, sono re per regnare e regnare per me equivale a dare testimonianza alla verità». Non è una risposta da poco, non è una risposta scontata. Pilato avrebbe potuto accogliere questa precisa affermazione e intrattenere un dialogo con Gesù. Invece – lo sappiamo dal versetto successivo al brano letto oggi – Pilato, prima di uscire verso la folla, fa una domanda che suona ironica: «Che cos’è la verità?».

Come è attuale questa pagina evangelica! Anche oggi, di fronte alla volontà di dare testimonianza alla verità, il mondo continua ad essere ironico e a domandarsi «che cos’è la verità?».   Ma, si badi bene, è una finta domanda, perché non ci si aspetta alcuna risposta! Con questa finta domanda si vuole in realtà affermare che la verità non esiste, che la verità comunque non può essere trovata, che non può essere imposta. È sicuramente vero che la verità non può essere imposta, ma, eccome, se esiste! E può essere trovata. Anzi, Gesù è venuto sulla terra proprio per essere la Verità che si fa trovare, che domanda di essere ascoltata e trasformata in vita. Dare testimonianza alla verità, significa proprio questo: ascoltarla e trasformarla in vita. Certo, se rimaniamo fermi al relativismo imperante oggi – secondo il quale esistono solo opinioni o verità personali che ciascuno decide da solo – non potremo essere parte di quel regno di cui nostro Signore Gesù Cristo è re. Se, invece, accettiamo che la Verità esista e sia non una dottrina ma una Persona, allora saremo un tutt’uno con Lui, e il suo modo di regnare sarà il modello per il nostro modo di vivere.

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