La paglia e il fuoco

VENTIQUATTRESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

PietroI sondaggi su Gesù sbagliavano tutti… La gente dava risposte che riuscivano solo a cogliere alcuni aspetti parziali, ma non sapevano arrivare alla lucida e dirompente chiarezza della affermazione di Pietro: «Tu sei il Cristo». Eppure la fede di Pietro ha bisogno di trovare conferma nella vita, altrimenti rischia di essere una bella professione vuota, di quelle che si fanno nelle occasioni importanti ma che poi si dimenticano quando la vita riprende il suo cammino ordinario. Riconoscere che Gesù è il Senso della propria vita non è ancora camminare dietro quel Senso. Camminare dietro è più difficile che riconoscere. E infatti Pietro vorrebbe dettare la sua strada al Cristo, trova il coraggio addirittura di rimproverarlo, e si sente riportato alla giusta gerarchia. «Sei tu che devi venire dietro a me – gli ricorda Gesù – e se non lo fai, puoi anche aver dato la risposta giusta ma non ti serve a nulla». Quante volte anche noi diamo la risposta giusta, ma poi è una risposta che non innerva la vita! La risposta giusta ce la suggerisce la Chiesa, ce la propone la liturgia, e noi la mettiamo sulla nostra bocca, ma essa deve arrivare al cuore, e deve scorrere con il sangue e deve pulsare nella mani e nei piedi. Badate bene, non è questione di perfezione o di coerenza. Spazio per il peccato ce n’è, occasioni di incoerenza ve ne sono sempre, e sono tipiche di chi vuole vivere ciò che ha professato con la bocca. La logica di Dio – quello che nel vangelo di oggi viene detto «pensare secondo Dio» – è una logica di vita, non certo una logica da scrivania. Non è una questione intellettuale, ma eminentemente pratica. Pensare secondo Dio equivale a stare dietro a Dio, secondo la spiegazione che di questo gesto fondamentale del cristiano dà Gesù stesso: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà».

Rinnegare se stessi non significa affatto negare la propria realtà. Anzi, significa proprio accettarla sino in fondo, sin nelle pieghe più quotidiane. Ed è esattamente quello che non vogliamo fare. Non accettiamo ciò che siamo, ciò che abbiamo scelto di essere nella vita. Cerchiamo continuamente diversivi, scorciatoie, ragionamenti di buon senso che ci permettano di deviare, di cambiare. È quello che il vangelo odierno chiama «pensare secondo gli uomini», applicare cioè alla realtà la nostra ragionevolezza. È un po’ quello che fa Pietro, che prende in disparte il Signore e lo rimprovera perché le cose che dice non sono in linea con il palato della gente, sono troppo dure da accettare, sono difficili da vivere, persino dolorose per loro che devono essergli compagni di viaggio. Rinnegare se stessi, in fondo, significa proprio essere davvero se stessi, ma esserlo secondo la realtà di Dio e non secondo il pensare umano. Rinnegare se stessi significa amare molto, e, quindi, soffrire molto. A questo equivale cristianamente il portare la propria croce dietro a Gesù che porta la sua. La croce non è un mistero di annientamento, ma di amore e di sofferenza. Se vivi nel matrimonio, rinnegare te stesso e portare la tua croce significa essere te stesso – marito, moglie – sino in fondo, accettandone le fatiche. La croce è la stessa cosa che l’amore, non sono due cose diverse. Se sono due cose diverse, allora è pericoloso, perché rischi di vivere come croce il tuo rapporto coniugale e di cercare l’amore altrove. Invece l’amore si genera proprio lì dove vivi la tua croce, e il rinnegare te stesso è l’essere pienamente te stesso nel vivere le esigenze, le gioie e le rinunce della tua vocazione. Ha dunque ragione Giacomo nella sua lettera a richiedere le opere della fede come banco di prova dell’esistenza della fede stessa. Aveva torto Lutero quando diceva che questa lettera di Giacomo era una «lettera di paglia», perché dava troppa importanza alle opere. Affatto. Le opere saranno pure paglia, ma appiccano il fuoco della fede, su cui può ardere la legna dell’amore. Le opere suggellano la fede del quotidiano, sono le scarpe che si indossano per seguire Gesù lungo la strada che egli percorre per primo davanti a noi. L’importante – così ci insegna oggi quel focoso apostolo che risponde al nome di Pietro – è stare dietro Gesù.

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