Il coraggio dell’amore vero

TRENTADUESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

20151105_162316Le parole di Gesù alla folla non sono facili da digerire. Toccano il fondo della nostra testimonianza cristiana. Gesù mette in guardia dal cattivo esempio degli scribi, concludendo che «riceveranno una condanna più severa». Eppure era gente che pregava a lungo e che frequentava la sinagoga! Gesù non li condanna certo per questo, ma perché tutto ciò lo facevano solamente «per farsi vedere». Quindi, c’è un modo di agire che in se stesso è giusto, ma che è reso meritevole di severa condanna a motivo dell’intenzione sbagliata del cuore. Ecco perché le parole di Gesù – ed il comportamento degli scribi – ci riguardano da vicino. Si può essere apparentemente bravi cristiani e non esserlo nel cuore, proprio perché lo si è… per l’apparenza. Se il mio scopo è emergere, essere riverito, incensato, fare la mia bella figura davanti alla gente, allora può succedere che di fatto io dia tanto tempo alla mia comunità, ma in realtà io quel tempo lo sto dando solo a me stesso, al culto della mia immagine, e la comunità è solo la scena che io calco per essere attore protagonista. Gesù dice che così non va bene, e rafforza le sue parole con la scena della povera vedova e dei tanti ricchi, osservati mentre fanno la loro offerta al tesoro del tempio. Gli offerenti non deponevano personalmente le offerte in uno dei tredici salvadanai a forma di tromba, ma le consegnavano ad un sacerdote incaricato, indicando ad alta voce la cifra e la destinazione. Si spiega così come Gesù possa aver conosciuto l’importo dell’offerta della povera vedova e dei tanti ricchi. «Tanto» offrirono i ricchi, «poco» offrì la vedova. Ma il «tanto» o il «poco», che sono i due estremi del nostro modo di incasellare la gente, vengono spazzati via dalla regola del «tutto». Il «poco» della vedova corrisponde a «tutto quello che aveva», mentre il «tanto» dei ricchi equivale a «parte del loro superfluo» (neanche tutto il superfluo, ma solo una parte!). Gesù misura con un metro… senza misura, che è quello dell’amore vero. E l’amore vero non ama passeggiare in lunghe vesti, né ricevere saluti nelle piazze, né avere i primi posti nei banchetti, né tantomeno pregare a lungo per farsi vedere. Magari ha poco tempo per pregare, ma quando prega il buon Dio, ci mette tutta l’anima. Magari ha poco tempo per uscire di casa, ma quando esce ha occhi pronti a cogliere il bisogno dell’altro. Magari nessuno si accorge di lui, ma egli tutti saluta con il suo sorriso. I suoi banchetti sono il pranzo e la cena frugali nella propria casa, ma chi vi si siede è trattato come un signore, perché la legge che regna nella casa dell’amore vero è il servizio. Insomma, il metro di Gesù è l’amore pronto a donare tutto, tutti i giorni, senza aspettarsi nulla in cambio che non sia la gioia di donare.

Lo so che a dire queste cose, rischi di passare per un poeta che non ha i piedi per terra. Ma aveva forse i piedi per terra la povera vedova di Sarèpta di cui ci ha parlato la prima lettura? In un periodo di crisi nera, questa povera donna che aveva perso ciò che di più caro aveva ed era rimasta con un figlio a carico senza alcun sostegno pubblico e con poca solidarietà – le vedove erano spesso disprezzate, perché costrette a mendicare e anche a prostituirsi – si vede davanti il profeta Elia che le chiede – proprio a lei, che non ha quasi più niente… – un po’ d’acqua e un pezzo di pane. Non dovrebbe essere Dio a portargli il suo aiuto? E invece, ecco, deve prendersi cura anche del suo profeta! Eppure la povera vedova di Sarèpta sceglie di condividere tutto quanto aveva, aggiungendo anche la bocca del profeta alla propria e a quella del proprio figlio. Dove trovò il coraggio di aprire la porta di casa e di trasformare la propria indigenza in carità? Forse lo trovò nella sua stessa vita che aveva già sperimentato la morte e che sapeva metterla in conto senza troppe tragedie e lamentele. Certo, noi abbiamo un motivo in più per trovare il coraggio dell’amore. Sta in quel Gesù che – come ci dice la lettera agli Ebrei – «è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso». Lo possiamo vedere, ogni volta che guardiamo il Crocifisso. Quel crocifisso che qualcuno vorrebbe togliere è, invece, una grande occasione per educarci ed educare al sacrificio di se stessi come via privilegiata di salvezza per tutti.

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