Non farti cadere le braccia!

VENTINOVESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

Un’espressione che usiamo per indicare sconforto fa riferimento proprio al gesto di braccia che si lasciano cadere per la stanchezza. Non ne possiamo più e le braccia – che dicono tutto il nostro impegno – sono inoperose. Nel racconto della prima lettura, le braccia di Mosè sollevate in alto hanno un altro significato: dicono la preghiera e l’affidamento a Dio dell’esito della battaglia che si sta combattendo. «Quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva, ma quando le lasciava cadere prevaleva Amalek». È bello notare questo doppio significato delle mani, mani che operano e mani che pregano. Lasciarle cadere è segno di poca fiducia. È il segnale di bandiera ammainata, di rinuncia a combattere. Continua a leggere

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Poco… tanto… tutto!

TRENTADUESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

Che cosa succedeva in quella parte del tempio detta “sala del tesoro” in cui si svolge la scena raccontata dal vangelo? Lì avveniva la consegna delle offerte destinate al culto e alla solidarietà. Vi erano tredici salvadanai a forma di tromba e su ciascuno di essi era scritta la particolare destinazione delle offerte. Gli offerenti non deponevano personalmente le offerte, ma le consegnavano ad un sacerdote incaricato, indicando ad alta voce la cifra e la destinazione. Continua a leggere

Commuoversi e… toccare

DECIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

Pale di San Martino dalla Baita SegantiniAccade anche a noi di non sapere che cosa dire di fronte a certe tragedie. Pensiamo a quella tragedia che incrocia il gruppo di Gesù che sta entrando a Nain proprio nel momento in cui vi sta uscendo un corteo funebre. Una donna rimasta vedova perde anche il figlio, una immane tragedia che toglie le parole di bocca. Continua a leggere

Il coraggio dell’amore vero

TRENTADUESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

20151105_162316Le parole di Gesù alla folla non sono facili da digerire. Toccano il fondo della nostra testimonianza cristiana. Gesù mette in guardia dal cattivo esempio degli scribi, concludendo che «riceveranno una condanna più severa». Eppure era gente che pregava a lungo e che frequentava la sinagoga! Gesù non li condanna certo per questo, ma perché tutto ciò lo facevano solamente «per farsi vedere». Quindi, c’è un modo di agire che in se stesso è giusto, ma che è reso meritevole di severa condanna a motivo dell’intenzione sbagliata del cuore. Ecco perché le parole di Gesù – ed il comportamento degli scribi – ci riguardano da vicino. Si può essere apparentemente bravi cristiani e non esserlo nel cuore, proprio perché lo si è… per l’apparenza. Continua a leggere