Chi ha paura dei feti sepolti in un cimitero?

Il cimitero, paradossalmente, diventa lo spazio in cui negare l’esistenza di chi non c’è più. Se uno ha vissuto tra noi, seppellirlo significa riconoscere che è esistito. Quindi, negargli la sepoltura equivale a negargli anche la morte oltre che la vita. Perché è chiaro: non può morire chi non è nato! E’ quanto accade con i feti abortiti: si vorrebbe non avessero alcuno spazio in un cimitero, perché la mancanza di una tomba è il modo per affermare che non sono mai esistiti, una sorta di assicurazione sui propri rimorsi di coscienza o sui dubbi circa l’inizio della vita.

A Firenze la giunta del sindaco Matteo Renzi ha approvato il regolamento cimiteriale, e un articolo di tre righe ha suscitato un mucchio di polemiche tra le donne della sinistra approdate nel Partito Democratico. Il regolamento cimiteriale prevede che nel camposanto di Trespiano vi sia un luogo ove seppellire i bambini nati morti ma anche «i prodotti abortivi e i prodotti del concepimento». Espressioni da brivido, che si addicono più ad un regolamento per la gestione dei rifiuti urbani che ad un regolamento cimiteriale. Ma è già qualcosa che si ritenga utile e degno individuare uno spazio in un cimitero per quelli che, evidentemente, si considerano dei “rifiuti” umani… Eppure c’è chi si sente offeso e chi considera questa possibilità come una provocazione. Anzi, bisognerebbe scrivere al femminile, perché sono alcune donne del Pd a stracciarsi le vesti per questa decisione, prima nel suo genere da parte di un’amministrazione di centrosinistra e lasciata volentieri a quei Comuni in cui governa il centrodestra.

L’assessore competente, Maria Di Giorgi (Pd), ha dichiarato di non comprendere la lettura fatta da alcune compagne di partito, in quanto l’articolo del regolamento cimiteriale si limita al «riconoscimento di una sensibilità, nel rispetto di quelle donne che avrebbero voluto un figlio e purtroppo lo hanno perso. Nulla a che vedere con offese alle donne che hanno invece liberamente scelto di interrompere la gravidanza». E’ il solito linguaggio che tradisce la non-lingua dell’ideologia femminista e abortista. Un modo, comunque, per nascondere l’unica verità che non si vuole riconoscere, e che, cioè, nel concepimento viene a crearsi un soggetto nuovo, ed è lui che semmai muore prima di nascere o viene ucciso – interrompendo la gravidanza della sua mamma – e che viene quindi seppellito. Il luogo al cimitero è per i morti, e i morti sono coloro che sono stati vivi, anche se per poco, anche senza vedere la luce. Il rispetto per la sensibilità delle mamme è una bella cosa, ma – e in questo hanno paradossalmente ragione le donne del Pd fiorentino che si scagliano contro l’articolo del regolamento cimiteriale – dare uno spazio al camposanto per una tomba significa di fatto riconoscere che qualcuno è morto e, quindi, che qualcuno era vivo.

Consiglio a queste integerrime paladine della libertà di autodeterminazione della donna di rispettare, almeno, la sensibilità di donne altrettanto – se non di più – libere, convinte però – con il supporto della scienza, tra l’altro – che il cosiddetto “prodotto del concepimento” è già vita individua, degna di essere riconosciuta e rispettata, anche con la sepoltura. E se proprio non intendono imbarcarsi in tematiche che – capisco – ritengono troppo complicate dal punto di vista dell’impegno intellettivo, mi auguro che abbiano un sussulto di dignità umana e accolgano le tre righe di quel regolamento cimiteriale – senza… abortirle, pardon abrogarle! – come rispetto della libertà religiosa di chi vuole seppellire anche i “prodotti del concepimento”, senza con ciò creare alcun turbamento dell’ordine pubblico. Noi cristiani saremo anche un po’ barbari in queste pratiche oscurantiste, ma almeno non abbiamo paura dei morti o dei fantasmi. Lì, invece, in quei covi dell’illuminismo femminista, si teme che un grumo di cellule messo sottoterra, con sopra un nome e magari due date, possa costituire una minaccia per le “magnifiche sorti e progressive”… Evidentemente, anche sepolta in un cimitero, la verità può continuare a parlare alle coscienze.

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