Finanziamento pubblico dei partiti: finalmente una decisione nella giusta direzione!

Con un tweet del premier Enrico Letta è uscita dalla riunione del Consiglio dei Ministri la notizia che il Governo ha trovato l’accordo per l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Una decisione che va nella giusta direzione, come quella presa qualche giorno fa circa la sospensione della rata di giugno dell’Imu sulla prima casa (in attesa di una legge che azzeri l’odiosa tassa voluta dal Governo Monti). Sono provvedimenti che hanno bisogno in tempi stretti del nero su bianco, ma credo che nessuno dei componenti dell’attuale compagine governativa se la sentirà di tornare indietro da questi annunci, pena la sparizione politica dei partiti che rappresentano il 70% dell’elettorato. Sono provvedimenti che – per chi segue questo blog – vanno nella direzione da me sempre auspicata con pronunciamenti chiari e ripetuti. Il Pd ha sempre nicchiato su questa proposta, ma ora sembra aver capito che su un argomento così popolare rischia di essere superato a sinistra dal Movimento 5 Stelle, che ne ha fatto una clava demagogica: certo, i grillini hanno rinunciato ai loro soldi, e di questo bisogna dare loro atto, ma l’unica scelta vera da fare è cancellare il finanziamento per tutti, in modo serio, abrogando le norme in vigore, senza i sotterfugi che in passato hanno permesso alla politica di dribblare l’abolizione sancita per referendum con l’escamotage dei rimborsi elettorali.

La scelta del Governo Letta ha spiazzato anche Beppe Grillo e, se portata a compimento secondo il percorso annunciato oggi, toglie di mezzo uno dei motivi che a febbraio hanno convinto tanti italiani a dare il voto al M5S. Quindi, una simile decisione raggiungerebbe anche lo scopo meritorio di allontanare la sciagura del grillismo dall’orizzonte della politica italiana. Anzi, il Governo deve andare sino in fondo definendo al più presto procedure rigorose in materia di trasparenza di statuti e bilanci dei partiti (e dei movimenti rappresentati in Parlamento): deve essere resa obbligatoria  la «pubblicità di redditi e patrimoni anche a capi e tesorieri di tutte i soggetti politici rappresentati in Parlamento» (come recita una proposta di legge presentata dal senatore Pdl Lucio Malan). Come a dire che Grillo e Casalegno, pur non essendo parlamentari, devono essere costretti anch’essi a quella trasparenza che pretendono dai membri di Camera e Senato.

Certo, la strada annunciata – lo ripeto – deve essere percorsa senza tentennamenti. Il segretario Pd Guglielmo Epifani ha già messo le mani avanti: «E’ una scelta giusta abolire il finanziamento pubblico ai partiti – ha detto – e farlo gradatamente per tutelare coloro che lavorano nei partiti». Noi sappiamo che certi avverbi come «gradatamente» nel linguaggio politichese possono preludere alla tipica lentezza del sostanziale immobilismo. Speriamo non sia così. L’abrogazione della legge del finanziamento pubblico dei partiti non gode di grande simpatia a sinistra, dove un certo statalismo è di casa. La convinzione decisa con cui Enrico Letta ha dato l’annuncio, però, fa ben sperare che anche in casa Pd si possano vincere certe resistenze ataviche.

La tutela di chi lavora nei partiti – talvolta si tratta di troppe persone e di personaggi e ruoli non sempre trasparenti – non può andare a scapito della tutela di chi magari non trova lavoro nel Paese. Certe consuetudini devono essere smantellate e l’unico modo serio e trasparente che un partito deve avere, per vivere e mantenere chiunque lavori nel suo alveo, è quello delle erogazioni liberali da parte dei privati, ferma restando l’esigenza di assicurare la tracciabilità e l’identificabilità delle contribuzioni.

«Bluffano e il Paese se ne sta andando», ha dichiarato questa sera Beppe Grillo, evidentemente preoccupato per la decisione coraggiosa annunciata dal premier Letta. Forse è vero: se il Governo non bluffa, Il Paese se ne sta andando… via da Grillo e dalla sua demagogia sterile e pericolosa per la democrazia.

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One thought on “Finanziamento pubblico dei partiti: finalmente una decisione nella giusta direzione!

  1. Caro Don Agostino,
    era inevitabile che si andasse in questa direzione. A me, come sai, non convince per i motivi che ho già espresso e conosci.

    Ci porta distanti dall’organizzazione istituzionale/rappresentativa delle democrazie europee.

    Lo statalismo ed una certa concezione dello stato sono un problema reale. E’ un patrimonio o una tendenza che ha, praticamente sempre, chi sta in maggioranza in un dato momento, se non fortemente motivato e coeso per liberare energie nell’economia reale.

    Di esempi ce ne sono numerosi.
    Servizio idrico.

    Fatto 1.
    Le leggi obbligano a razionalizzare le gestioni, eliminando le società esistenti e le gestioni comunali. Per fare un unico soggetto a livello provinciale. Ciò vale dal 1994. Se ciò accadesse (non entro nel dettaglio, ma è così), si registrerebbero circa 30 milioni di euro di investimenti. Basta questo per far capire che si deve andare avanti.

    In Provincia di Como, Varese, Sondrio non è accaduto ancora.
    Il motivo di fondo, a quanto si nota, è il perdurare della conservazione di cariche societarie (nomine) e campanilismi.

    Fatto 2.
    Quando c’è stato il referendum sui servizi pubblici, non si trattava solo di servizio idrico, in Provincia di Como oltre il 90% delle persone si espresse, di fatto, per le gestioni pubbliche (non io, ad esempio, per più motivi).

    Deduzione.
    Cos’è, nella nostra provincia siamo circondati da bolscevichi? 🙂
    Non mi pare proprio. E’ troppo diffuso, anche qui da noi, ecco una sorta di statalismo localista, che di danni ne fa parecchi. Non guarda all’interesse generale. Come in questi anni non si sono viste semplificazioni o liberalizzazioni a livello nazionale. Con il paradosso che i più liberali, in Italia, sono stati di fatto i progressisti rispetto ai conservatori.

    (Inciso. Tentare di chiudere i bilanci dello stato con la liberalizzazione della sale slot e del gioco d’azzardo, in una sorta di Casinò Italia, con tutti i problemi sociali e di criminalità che si porta dietro, è stata una pensata di un commercialista valtellinese conservatore, a quanto pare).

    Starei e sto sempre attento a correre dietro alla pancia.
    La politica è anche guida pedagogica, secondo me, più che paternalismo ed assecondare.

    Altrimenti, se a Bologna il referendum consultivo sul finanziamento alle scuole paritarie avesse la conclusione che desiderano i proponenti, il sindaco dovrebbe ridimensionare o far chiudere gli asili non pubblici.

    Sarebbe un disastro, lo sappiamo bene entrambi, educativo, psicologico ed anche economico. Il ministro dell’istruzione l’ha già detto.
    Ma tanto i referendari non vincono.

    L’assecondare, la seduzione, l’adulazione del consenso fine a se stessa è un danno e non mi pare, per quanto ho appreso, costruttivo nel medio periodo. Punta al subito, all’immediato. E’ individualista e per il sostegno di un solo gruppo o una sola parte. Non guarda al Bene Comune. Cancella la Verità ultima in maniera subdola.

    Se non ricordo male, la Centesimus Annus riporta che senza una Verità ultima come guida per l’azione politica, si cade nella strumentalizzazione per il potere e che una mocrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo.

    A mio avviso non un totalitarismo fisico, limitativo, ma un qualcosa che appiattisce le coscienze. Molto pericoloso.

    Chiedo scusa, mi sono fatto prendere e sono uscito dal seminato.

    Tu ritieni etico eliminare il finanziamento pubblico.
    Io ritengo che un sostegno pubblico alla politica vera e non alle gabole, con tutti i controlli del caso, certamante limitato, serva.

    Non andremo mai d’accordo.

    Un saluto, da rompiscatole quale sono 🙂
    Francesco

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