Finanziamento pubblico. I partiti? Stanno già imboccando la scorciatoia…

C’era da aspettarselo. I partiti ai soldi pubblici non rinunciano. Un po’ di pantomima nelle ore successive il clamore mediatico. Poi si levano alti gli scudi a protezione del diritto acquisito e la trasparenza si allontana, come sempre all’unanimità. Mi ha colpito quanto dichiarato da Rosy Bindi giovedì sera durante il programma Otto e mezzo su La7: «A una macchina in corsa puoi chiedere di rallentare, non di fermarsi. E se non arriva almeno una tranche dei rimborsi previsti, si rischia di non arrivare alla campagna elettorale». Sic! Ma come è possibile? I dati ufficiali parlano di 847 milioni di euro recapitati solo tra il 2008 e il 2010. Una tabella pubblicata oggi dal Corriere della Sera mostra che dopo dieci anni di contributi elettorali, i partiti dovrebbero essere all’attivo di ben 1.606.337.305: a tanto ammonta la differenza tra le spese elettorali sostenute e i rimborsi ricevuti (che solo per un quarto hanno coperto effettivamente le spese). Un’enormità… Ma li hanno già spesi tutti, tanto da dichiarare d’essere in bolletta? 

Rosy Bindi vuol farci credere che la macchina è già in avanzata riserva e rischia di fermarsi? Ma ci dica a quale corsa partecipa questa macchina? Le ultime vicende ci lasciano parecchio dubbiosi se quella corsa sia la nostra corsa o non sia invece la corsa degli apparati, dei mille dipendenti e portaborse, quando non proprio la corsa ai privilegi e alle ruberie… Se è questa la corsa in cui è impegnata la macchina dei partiti, ebbene fermiamola pure. Fanno sorridere le storielle secondo cui, senza il finanziamento di Stato,  il ricco può permettersi la campagna elettorale mentre il povero no. A parte che questi aiuti vengono dati a tutti, e poi in quella specifica categoria che sono i politici di poveri non ce ne sono: gli stipendi dei parlamentari non sono da fame e, se uno vuole scendere o tornare nell’agone della campagna elettorale per vedere (ri)confermato il proprio seggio, usi i suoi soldi, esattamente come fanno tutti gli altri cittadini quando intraprendono un’azione anche pubblica.

Peccato che i partiti non colgano l’occasione propizia per tentare di cambiare il loro rapporto con l’elettorato, per cercare di risalire la china della credibilità presso l’opinione pubblica: dovrebbero avere tutti uno scatto di dignità e andare a telecamere unanimi a battere un mea culpa collettivo e a dire che non vogliono più un soldo dai cittadini finché non abbiano dato prova di serietà… Un sogno! Questa gente è capace solo di scorciatoie e furbizie… Il digiuno dalla tranche da cento milioni di euro prevista per luglio 2012 potrebbe essere salutare oltre che, a questo punto, doveroso. Sempre che qualche solerte tesoriere di partito non sia già andato in banca a farsi anticipare i soldi, perché anche questo prevede il codicillo di una legge approvata nel 2006. C’è chi deve anticipare le tasse e chi può anticipare l’incasso! Al momento sembra che soltanto la Lega abbia deciso di rinunciare al suo rimborso. Gli altri, invece, vogliono che la macchina non solo non si fermi e non rallenti, ma che vada più veloce…

Vi siete accorti che il premier Mario Monti non parla di questo problema, evidentemente assai delicato per gli equilibri(smi) del governo? E che nemmeno il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, così pronto a tuonare contro la corruzione, ha ancora trovato il tempo per dire la sua in merito al taglio dei finanziamenti? Rosy Bindi ci mette paura quando dice che è a rischio la prossima campagna elettorale? Affatto, ci mette l’acquolina in bocca. Pensa che bella una campagna elettorale più sobria e magari anche un po’ più intelligente! Se il rubinetto cominciasse a gocciolare sempre più rado, fino a seccarsi del tutto, forse davvero qualcosa cambierebbe. Facciamola, certo, una legge sulla trasparenza dei finanziamenti ai partiti, ma riguardi solo i finanziamenti privati o le erogazioni volontarie dei contribuenti. La macchina dei finanziamenti pubblici, con buona pace della Bindi, è meglio che si fermi del tutto. Altro che macchina, a piedi bisogna mandarli…

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