Poco… tanto… tutto!

TRENTADUESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

Che cosa succedeva in quella parte del tempio detta “sala del tesoro” in cui si svolge la scena raccontata dal vangelo? Lì avveniva la consegna delle offerte destinate al culto e alla solidarietà. Vi erano tredici salvadanai a forma di tromba e su ciascuno di essi era scritta la particolare destinazione delle offerte. Gli offerenti non deponevano personalmente le offerte, ma le consegnavano ad un sacerdote incaricato, indicando ad alta voce la cifra e la destinazione. Si spiega così come Gesù possa aver conosciuto l’importo dell’offerta della povera vedova. Solo due spiccioli, corrispondenti al valore della moneta romana di minor valore, il quadrante. Poco, in confronto alle offerte fatte da altri.

Questa pagina evangelica giunge opportunamente a completare l’insegnamento sull’amore che abbiamo ascoltato domenica scorsa: amare Dio con tutto se stessi e amare il prossimo come se stessi. Gesù oggi ci aiuta a capire quel «tutto» che la vedova riesce ad esprimere nel suo gesto, mentre persone, la cui offerta era quantitativamente maggiore rispetto ai due spiccioli, si limitano a qualcosa, per giunta di superfluo. Sbaglieremmo, però, se prendessimo questa pagina evangelica come un indirizzo di tipo quantitativo per la nostra elemosina. A Gesù interessa solamente darci un’informazione precisa circa la misura dell’amore, dell’amore verso Dio e dell’amore verso il prossimo che sono inscindibilmente connessi tra di loro (mentre noi cerchiamo continuamente di dividere i due piani).

C’è una bellissima pagina in cui san Bernardo riflette proprio sull’amore. Scrive: «L’amore è il solo tra tutti i sentimenti e gli affetti dell’anima con cui la creatura possa corrispondere al Creatore, anche se non alla pari». Come è possibile che, da creature, possiamo corrispondere all’amore del Creatore? Come è possibile corrispondere a Colui che non solo ama, ma è l’Amore? San Bernardo risponde così: «Quando Dio ama, altro non desidera che essere amato». Cioè: l’amore di Dio verso di noi chiede il nostro amore, lo desidera ardentemente.

L’obiezione che ci sorge spontanea è che non riusciremo mai a essere alla pari. E allora, sarà comunque poco, di meno, quello che noi riusciamo a raggiungere con il nostro amore rispetto a quanto Dio raggiunge con il suo amore. Vedete? Siamo sempre tentati di quantificare, di misurare, e sbagliamo.

L’altro giorno ero in una casa: papà, mamma e due bambini. Uno di essi, il più grandicello, preso da un moto di gelosia, ha apostrofato la mamma così: «Tu vuoi più bene a lui che a me!». Penso che non ci sia una frase sulla bocca di un bambino che possa far istintivamente soffrire di più una mamma! Ma non si è persa d’animo. Si è presa i suoi due figli, li ha stretti a sé, e ha detto semplicemente questa frase – che guarda caso è proprio di san Bernardo! – «La mia misura di amare è amare senza misura». Poi ha mostrato il proprio grembo ai bambini e ha detto al più grandicello: «Vedi, tu sei stato qui dentro lo stesso tempo che tuo fratello… in quel tempo non c’eri che tu, e tu ed io eravamo uno… Ora, che entrambi siete usciti da qui, voi siete rimasti nel mio cuore, e il cuore è quel luogo particolare in cui ciascuno occupa tutto lo spazio, lasciando allo stesso tempo tutto lo spazio all’altro. Così è fatto il mio cuore!». Non so che cos’abbiano capito quei bambini. Certamente hanno colto la tranquillità e la sicurezza della mamma, che voleva proprio svelare loro il segreto dell’amore, che non è mai misurabile con il metro o con la bilancia, e che, proprio per questo, può essere donato a più persone senza essere diviso. Come una fontana, che disseta – in pienezza – tutti coloro che bevono, senza perdere la propria capacità di dissetare ancora.

Scrive san Bernardo, proprio cercando di rispondere al suo dubbio circa il non riuscire ad amare Dio alla pari: «Sebbene la creatura ami meno, perché è inferiore, se tuttavia ama con tutta se stessa, non le resta nulla da aggiungere. Nulla manca dove c’è tutto». Sembra di ascoltare un commento al gesto della povera vedova. Proprio così: l’amore, ogni amore, non può che essere totale. È una questione legata alla sua qualità e non alla sua quantità. All’intenzione e non necessariamente ai gesti. È bello sapere che «tanto» vuol dire solo «tutto». Ed è consolante scoprire che anche «poco» può essere «tutto».

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