La regola di San Benedetto, un cammino di libertà

Dom Guillaume, Un cammino di libertà. Commento alla Regola di san Benedetto, Lindau, pagine 552, euro 32

Dom Guillaume, Un cammino di libertà. Commento alla Regola di san Benedetto, Lindau, pagine 552, euro 32

L’abate commenta la Regola di San Benedetto nell’ora del capitolo. Una sua sapiente scansione fa sì che il prologo ed i 73 capitoli di cui è composta vengano letti nella loro completezza tre volte in un anno. Una lectio continua che si trasforma in parenesi centellinata a commento della vita che scorre tra le mura del monastero. Dom Guillaume, nato in Francia da una famiglia di origine polacca, entrò nell’abbazia trappista di Mont des Cats, nelle Fiandre francesi, nel 1982, divenendone l’abate nel 1997. Attualmente anima ritiri e sessioni di studio nelle comunità di monaci e monache di diversi Paesi. A lui si deve questo ennesimo commento alla Regola di san Benedetto, che raccoglie i pochi minuti di “ora del capitolo” quotidiana di un intero anno. Continua a leggere

Il trionfo del cristianesimo, secondo Rodney Stark

RODNEY STARK, Il trionfo del cristianesimo, Lindau 2012, pagine 646, euro 32,00.

C’è sempre tanto futuro nel nostro dibattere sul presente. E poco passato. Lo conosciamo poco e lo snobbiamo pure. Invece è l’unica realtà che possiamo davvero utilizzare per costruire il presente e per plasmare il futuro. Un’immagine che io uso spesso – anche quando dentro la Chiesa si odono quegli strampalati inni al futuro che, spesso, sono fondati sul nulla e mirano solo a qualche applauso emotivo – è quella dei vogatori, che vanno avanti dando la schiena al futuro e vedendo solo il passato. Nella storia è così che si va avanti, e certo la conoscenza storica abbisogna di una sua rigorosa metodologia per non ridursi anch’essa a manipolazione dei fatti in nome di una ideologia preconcetta. Continua a leggere

Recensioni. Jean-Luc Marion: Credere per vedere.

Jean-Luc Marion, Credere per vedere, Lindau

«Credere e conoscere». S’intitola così il libro in cui dialogano Carlo Maria Martini e Ignazio Marino. Bisogna trovare il coraggio di cambiare quella congiunzione in un verbo: credere è conoscere. La fede non è un semplice surrogato della conoscenza vera, che scende in campo in menti deboli e su terreni sdrucciolevoli. No, la fede conosce, eccome, secondo quel famoso testo agostiniano, che dice così: «L’intelligenza è il frutto della fede. Non cercare dunque di capire per credere, ma credi per capire, poiché “se non credete, non capirete”». Chiosa Jean-Luc Marion: «Non si tratta di vedere, cioè di conoscere in modo “chiaro e distinto”, per credere sempre di più, ma, al contrario, di credere per essere in grado di vedere e comprendere». Continua a leggere