Colpo di testa 172 / Turchia, quando l’Occidente resta a guardare

Corriere di Como, 14 luglio 2020

Nel corso della sua lunga storia, sono stati commessi tre errori in merito alla basilica cristiana di Santa Sofia di Istanbul. Il maestoso edificio dell’arte bizantina fu inaugurato nel 537 dall’imperatore Giustiniano, come luogo di culto cristiano e come segno di magnificenza dell’architettura imperiale. È noto che proprio in quegli anni il cosiddetto Impero Romano d’Occidente stava vivendo il suo lento e inesorabile disfacimento e cominciava a travasarsi in quello che sarebbe stato il Medioevo, mentre in Oriente la gloria dell’impero continuava a splendere, pur in mezzo a guerre, malattie e carestie. Continua a leggere

Colpo di testa 153 / Afghanistan e Turchia, emergenze dimenticate

Corriere di Como, 3 marzo 2020

L’emergenza sanitaria mondiale provocata dalla diffusione del Covid-19 rischia di far passare sotto silenzio eventi internazionali che invece hanno un importante spessore politico e sociale. Uno su tutti. Sabato scorso a Doha è stata siglata l’intesa tra Stati Uniti e talebani per la pace in Afghanistan. Un traguardo rilevante che si annuncia però colmo di incognite. Una, ad esempio, riguarda la trattativa vera che a giorni inizierà tra talebani e governo di Kabul per la definizione di una pace concreta. Continua a leggere

Colpo di testa 133 / Il dramma dei Curdi e i calciatori schierati

Corriere di Como, 15 ottobre 2019

La guerra nel Medio Oriente non è mai veramente cessata, ma ora s’è aperto un nuovo focolaio tra la Turchia e la Siria. Il presidente turco Erdogan in realtà vuole colpire i curdi che sono insediati nel nord della Siria e che da quella postazione avevano dato il loro fattivo contributo alla sconfitta dell’Isis. Lo scacchiere siriano negli ultimi anni è stato il teatro di una orribile guerra civile che ha finito con il coinvolgere anche i Paesi vicini, con l’intervento di Stati Uniti e Russia. Continua a leggere

Colpo di testa 28 / La Turchia, Erdogan e il veleno della demagogia

Corriere di Como, 18 aprile 2017

L’esito del referendum in Turchia non è stato certamente il plebiscito che il presidente Erdogan sperava di ottenere: il sì alle riforme costituzionali è stato pari solo al 51,3% dei votanti e nelle grandi città (Ankara, Istanbul  e Smirne) ha prevalso addirittura il no. Ma il “sultano” – così viene ormai chiamato il presidente turco – non ha perso nemmeno un minuto per cantare vittoria. Le riforme approvate rafforzano grandemente i suoi poteri personali e gli permetteranno di restare in sella – se rieletto – sino al 2029. Continua a leggere