SOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI E COMMEMORAZIONE DEI FEDELI DEFUNTI
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Foliage in Val Gardena (Foto AC)
Felicità e morte. Come metterle insieme? La morte dopo la felicità, così fa pensare la sequenza cronologica delle due solennità dei Santi e dei Defunti.
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(Foto AC) La vista sul lago di Lucano. In fondo la Piana di Magadino. In primo piano Ascona
Ancora una parabola. Con il linguaggio parabolico di Gesù, avverto ancora di più il rischio che il suo universo simbolico sia poco comprensibile per l’uomo di oggi. Ad esempio, «fariseo» e «pubblicano» sono due categorie sociali che non esistono più, ma noi ci ostiniamo ad ascoltare la parabola, cercando di incastrare l’insegnamento vitale di Gesù in un contesto che è morto. Così possiamo pensare che noi nella parabola non ci siamo.
VENTINOVESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C
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(Foto AC) Capri: i Faraglioni.
Sappiamo che Dio ama nascondersi nei personaggi delle parabole di Gesù. Saremmo disposti a giurare che lui in questa parabola non c’è. E sbagliamo. Il giudice insensibile, scorbutico e ateo rappresenta Dio.
VENTOTTESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C
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(Foto AC) Plan de Frea e i bastioni del Gruppo del Sella
L’ingratitudine di nove su dieci lebbrosi guariti ha una motivazione burocratica: c’era una complicata procedura di attestazione della loro guarigione, e non si poteva ancora farla online, per cui devono andare al tempio di Gerusalemme a presentarsi ai sacerdoti, e non hanno tempo da perdere.
VENTISETTESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C
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(Foto AC)
Dire «siamo servi inutili» (secondo alcune traduzioni: «siamo semplicemente servi») ci costa una grande fatica, soprattutto in un mondo in cui l’autostima è un valore unanimemente perseguito. Pronunciarlo dopo aver magari svolto il nostro compito scrupolosamente è ancora più difficile.
VENTISEIESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C
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Panorama dalla Töira (Pizzo Rossetto) – Foto AC
La parabola del ricco cattivo e il povero Lazzaro sembra invitare a leggere la storia secondo la «legge del contrappasso». Abramo stesso insinua che ci sarebbe una linea netta di demarcazione tra la vita terrena e la vita eterna: se si sono ricevuti mali nella prima si è consolati nella seconda, se si sono ricevuti beni si è tormentati.
Qualcuno lo ha definito «corrotto». C’è chi ha minimizzato e si è accontentato di «infedele». Cercando di imitare lo stesso sguardo di Gesù, io lo chiamo amministratore «astuto».
Cadendo in domenica il 14 settembre, prevale la Festa della Esaltazione della Santa Croce sulla domenica del Tempo ordinario. Ecco una breve meditazione sul significato di questa festa.
Crocifisso spirante, opera della scultrice Edith Lardschneider di Selva Gardena (Foto AC)
Due parole sull’origine di questa festa. Essa cade nel giorno anniversario della dedicazione di due basiliche – il Martyrium e l’Anastasis – che Costantino volle edificare a Gerusalemme per ricordare la passione, morte, sepoltura e risurrezione di Cristo.
VENTIQUATTRESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C
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Capita anche a noi di pentirci del male che avevamo minacciato di fare? Ad ascoltare il racconto di Mosè, è capitato anche a Dio: vorrebbe accendere la sua ira verso il popolo che gli aveva voltato le spalle. Mosè invece ne prende le difese e invita Dio a ricordare le sue promesse.
VENTITREESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C
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Doronico dei macereti (Foto AC)
A me pare che ci sia un po’ di confusione nella pagina evangelica. Ho capito che bisogna mettere Gesù prima di qualunque altro affetto, addirittura prima della propria vita. Il verbo del discepolo è rinunciare.