TRENTADUESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B
Stella alpina (Foto AC)
La vedova di cui ci parla il Vangelo era stata prefigurata dalla vedova di Sarèpta che sfamò il profeta Elia: aveva solo un pugno di farina e un po’ d’olio, ma accettò di condividere quel poco che era tutto per lei e per suo figlio, e così accadde che «per diversi giorni la farina nella giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì».
Logos è un vocabolo della lingua greca. Un vocabolo molto usato e polisemantico, ovvero portatore di significati diversi. Il greco è la lingua dei Vangeli e delle lettere paoline, la lingua parlata nell’impero del primo secolo. Certo, anche logos è stato poi tradotto in latino prima e poi nelle lingue moderne. Ad esempio, la traduzione latina più famosa – quella di Gerolamo nota come Vulgata – è Verbum, che è alla base della parola italiana Verbo. Ma non è affatto raro trovare la traduzione Parola oppure l’originale greco, Logos appunto.
Il testo più importante in cui al centro della scena c’è il Logos – il Verbo – è il prologo del vangelo secondo Giovanni, un testo che costituisce il cuore del Natale cristiano, con quella affermazione in cui si dice che il Logos che era in principio, che era presso Dio, che era Dio, si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Il grado di difficoltà attribuito a questa pagina evangelica ha fatto sì che essa venga emarginata nella predicazione. Si preferisce restare nella poetica del Bambino in poca paglia, che è comunque ricchissima di significato, ma è anche più facile da addomesticare (e, purtroppo, da banalizzare).
Il protagonista di questo libro è il Logos. Ma lo è dentro una vicenda umana (l’incontro promosso da un giovane prete tra alcuni liceali) e nel cuore della conoscenza del mistero dell’universo (in cui la scienza ha fatto grandi passi in avanti). Come si intreccino questi due fili, lo vedrà il lettore. E troverà forse anche la traccia di un metodo per incrociare e dare voce alle domande dei giovani. Ridestare queste domande che il mondo di oggi crede di aver svuotato di significato è una operazione profondamente culturale. Lo scopo non è per forza rispondere. Tante domande – a partire da quelle che riguardano l’origine dell’universo, il dipanarsi della vita umana, il destino del tutto – devono restare aperte, perché l’uomo è appunto il livello della natura che è capace finalmente di meravigliarsi, guardare e interrogarsi. E in questa sorta di «crepa» antropologica c’è lo spazio per un fatto inaudito, l’incarnazione del Logos.
Si segnala la bellissima copertina del libro, opera di una giovane pittrice comasca, Chiara Arrigoni Reynaud.
AGOSTINO CLERICI, Voglio nascere! Quando venne la pienezza del tempo, L’Essenziale è visibile, Como 2024, pagine 80, euro 10,00.
TRENTUNESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B
Alpe di Carì (Foto AC)
Gesù è interrogato da «uno degli scribi»: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Ossia: qual è l’essenza, il fondamento dei comandamenti? La risposta di Gesù è riassumibile in una parola: amore.
Quando pensiamo ai Santi, ce li immaginiamo come un gruppetto di ardimentosi che con una vita di sacrifici e rinunce hanno raggiunto un traguardo che è necessariamente per pochi. La descrizione che dei Santi viene fatta nell’Apocalisse è diversa: «Ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua».
Impossibile non accostare l’incontro di Gesù con il cieco Bartimeo all’incontro con l’anonimo uomo ricco. Questi, chiamato a seguire, se ne andò via triste. Bartimeo, invitato ad andarsene, si mise entusiasticamente a seguire Gesù.
VENTINOVESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B
(Foto AC)
«Tra voi però non è così». Bello quel «tra voi». Significa «dentro la Chiesa», nelle relazioni che i discepoli di Gesù intrecciano tra di loro. Ma sta anche ad indicare lo stile missionario della Chiesa nella sua relazione con tutti gli uomini.
VENTOTTESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B
(Foto AC)
Al centro del vangelo non c’è una parola di Gesù ma un suo sguardo, uno sguardo d’amore che si fissa su un uomo. Gesù ama il tale che gli è corso incontro e si è gettato in ginocchio davanti a lui, riconoscendolo come «maestro buono».
VENTISETTESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B
Sorbo (Foto AC)
«Regno di Dio» è una di quelle espressioni evangeliche che fatichiamo a comprendere. Sarà che la parola «regno» ci richiama ad un potere, che può ben essere «di Dio», inteso appunto come un re onnipotente. Ma Gesù non perde occasione di scardinare proprio questa interpretazione.
VENTISEIESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B
(Foto AC)
L’obiezione posta da Giovanni a Gesù è più seria di quanto possa apparire a prima vista. Intanto è correttamente declinata alla prima persona plurale: in gioco c’è già il «noi» di quella realtà complessa che è la Chiesa.
VENTICINQUESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B
(Foto AC)
«Essi però non capivano». Così viene detto dei discepoli lungo la strada nei confronti della rivelazione che Gesù fa del suo destino di morte e risurrezione. Più tardi, quando sono seduti in casa a Cafarnao, l’evangelista – quasi fosse un narratore esterno – svela il perché non capivano: «Per la strada avevano discusso tra loro chi fosse il più grande».