Per chi? In base a che cosa? Se votare è diventato un problema…

La campagna elettorale (finalmente) è agli sgoccioli. Non se ne può più. Essa ha contribuito ad aumentare il mal di pancia di quegli elettori (non sono pochi) che avvertono ancora il votare come un dovere civico. Dicono che gli indecisi – se recarsi ai seggi e/o chi votare – siano ancora molti: qualcuno forse deciderà solo in cabina elettorale, più per istinto che per una vera determinazione; altri staranno a casa o voteranno scheda bianca.

Mi sono fatto un’unica certezza, e non ho timore a metterla nero su bianco: non mi lascerò ingannare dal “sotto vuoto” di Beppe Grillo, il quale cavalca battaglie che hanno, sia chiaro, un reale fondamento nel malcostume della politica degli ultimi decenni, ma lo fa senza avere lo straccio, non dico di un cavallo o di un ronzino scalcagnato, ma nemmeno di un… asino, per trasformare la protesta in proposta. A chi giova una deriva così demagogica e apolitica? Non certo all’Italia. Quella del movimento di Grillo è una strada non solo senza un passato (come egli si vanta, dicendo che i suoi candidati sono nuovi e non hanno precedenti politici), ma soprattutto senza futuro e senza presente…

Credo che ciascuno abbia ristretto il suo filtro di criticità a uno o due criteri. Da cattolico non ho sentito messi sul tappeto i temi veri, quelli che mi stanno più a cuore. Ma qualche indicazione credo sia stata data, nonostante la miseria della gabbia informativa elettorale regolata dalla “par condicio”, che rischia di ridurre tutto alla misura delle battute ed al riassunto quotidiano… degli insulti (basta che siano trenta secondi a testa!).

Una vecchia questione – che ogni tanto ritorna nelle discussioni serie della politica – è quella di sapere se in una società democratica è il costume a costringere la legge a prenderne atto, oppure se è la legge che deve svolgere la funzione di regolamentare il costume. Anzi, è provato che una certa deriva legislativa modifica gradatamente il costume e rende vero e accettato ciò che, in definitiva, invece è solo legalizzato: se la legge permette qualcosa, la gente comune rischia di non domandarsi più se quella cosa è giusta e vera, ma si accontenta che sia legale e spesso si adegua supinamente. Evenienza, questa, che si è già verificata, ad esempio con il divorzio e con l’aborto.

Io credo che una seria azione legislativa non possa accontentarsi di legittimare il  modo di vivere o di pensare della massa o della maggioranza del popolo: è indispensabile il riferimento ad un dato veritativo, sia esso anche solo un dato costituzionale, che vada oltre il costume invalso o la strana logica del sondaggio d’opinione. Questo spiega perché il diritto-dovere di votare per eleggere i membri del Parlamento diventa importante in ordine alla elaborazione delle leggi di uno Stato. Una deriva legislativa è pericolosa ai fini del degenerare dei costumi. Una tenuta legislativa non è automatica garanzia di moralità, certo, ma costituisce un argine, che protegge dall’alluvione dei disvalori.

Credo che, in questo particolare momento, uno dei punti fermi – i cosiddetti «principi non negoziabili» – che debba stare più a cuore ad un cattolico in Italia, sia quello della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Di conseguenza, uno dei criteri che debbono guidare un cattolico italiano nell’esprimere il proprio voto alle prossime elezioni, credo sia proprio quello di orientarsi verso candidati e, soprattutto, partiti o coalizioni da cui si può sperare che difendano questo principio. Vale assai poco appellarsi all’Europa, dicendo che in tanti Paesi del vecchio continente si sta andando nella direzione di approvare leggi che permettono i matrimoni tra persone omosessuali e le conseguenti adozioni gay, perché, purtroppo, è risaputo che questa Europa ha smarrito ogni radice, che non sia la circonferenza della propria pancia o lo spread delle proprie finanze. Noi italiani dobbiamo guardare al nostro Paese. Se gli altri vogliono infilarsi nel pozzo, non è necessario che ci finiamo anche noi.

Naturalmente, eguale discorso vale anche per altri «principi non negoziabili», primo fra tutti quello legato alla vita nel suo momento iniziale e nel suo momento finale: il cattolico deve votare per candidati e coalizioni che non favoriscano l’introduzione, magari attraverso provvedimenti subdoli, di una legislazione a favore dell’eutanasia. Mi sembra fin troppo chiaro che non è compatibile con il voto di un cattolico quel partito che addirittura presenti tali soluzioni legislative – a favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso o dell’autodeterminazione di morte – come l’acquisizione di un diritto!

Un’altra questione importante – questa sì entrata nel dibattito pre-elettorale – riguarda il tema della tassazione. Pagare le tasse è certamente un dovere del cittadino. Ma, entro una corretta visione dello Stato, vi sono anche dei doveri dello Stato nei confronti del cittadino, circa l’entità del gettito fiscale, l’identificazione del tassabile, il modo di utilizzare il danaro delle imposte. E come vi sono regole (da parte del cittadino) per pagare le tasse, vi sono limiti (da parte dello Stato) circa la loro qualità ed entità.

Ora, due cose, particolarmente in questo momento storico, mi sembrano sbagliate. La prima è che si possano con i soldi pubblici continuare a finanziare i partiti. Si badi bene: affermare che i partiti debbano essere privi di finanziamento pubblico di ogni tipo (compreso il rimborso elettorale) non è affatto professione di populismo; anzi, questo è l’unico modo ormai per poter ricondurre la politica entro un quadro di affidabilità da parte dei cittadini, che essa invece adesso ha perduto.

Un secondo aspetto riguarda l’odiosa tassazione della prima casa. Si tratta di una operazione profondamente sbagliata, che va a colpire un bene primario in una società come la nostra, in cui, dagli anni Cinquanta, si è fatto del sacrificio per comprarsi la casa un baluardo per ogni famiglia. Prima, il povero cittadino lo si spreme con i mutui per comprare la agognata casa; poi, una volta che la sua casa in proprietà l’ha sudata, gliela si carica di una tassa, studiata apposta per far cassa, attraverso la gravosa rivalutazione automatica delle rendite catastali. L’Imu sulla prima casa è stata davvero un salasso indecente, che, inoltre, ha contribuito ad impoverire le famiglie e a bloccare, quindi, anche la crescita economica del Paese.

Detto questo, e senza nulla togliere ad altri argomenti e ad altri principi importanti a cui un cattolico debba e possa fare riferimento nella decisione su chi votare, mi pare quasi ovvio che questa tornata elettorale offra pochissime garanzie. Non esistono coalizioni che possano assicurare tutto ciò che un cattolico vero può desiderare, e del resto questa è la natura della politica stessa, che non è metafisica, ma, come diceva Jacques Maritain, è l’arte del «praticamente pratico». Sappiamo fin troppo bene che spesso anche i candidati migliori del mondo, quando poi entrano in Parlamento e sono intruppati dentro le scuderie, finiscono con il votare a telecomando di quanto dice la segreteria del partito. Oppure sono candidati validi, all’interno però di un partitino che non ha la forza di influenzare il Parlamento nella sua fase decisionale.

Diventa quasi obbligatorio recuperare quella operazione che Indro Montanelli definiva «turarsi il naso». Gli odori sono tanti, e qualcuno è più nauseabondo di altri…  Turarsi il naso, però, non significa affatto disconnettere il cervello. Questa è l’operazione assolutamente da non fare quando si entra nella cabina elettorale. Turarsi il naso si può, e talvolta si deve, ma una croce sulla scheda elettorale si traccia a cervello acceso.

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8 thoughts on “Per chi? In base a che cosa? Se votare è diventato un problema…

  1. Vi partecipo una lettera aperta che dimostra come, all’UDC stiano particolarmente a cuore i cosiddetti valori non negoziabili: vita, famiglia e libertà di educazione.

    Le prossime elezioni saranno molto importanti per completare il risanamento economico del paese ed aprire una fase di sviluppo e di crescita con un progressivo alleggerimento della pressione fiscale ed un aumento di posti di lavoro, nel quadro di una rinnovata politica economica europea.
    Su questi temi L’UDC sostiene l’agenda Monti. Il presidente del Consiglio ha difeso energicamente i diritti e gli interessi dell’Italia in Europa, e ci ha restituito credibilità e rispetto internazionale.
    Vi è però un’altra crisi, in Italia ed in Europa, che è ancora più grave della crisi economica: è la crisi dei valori e dell’identità, è una crisi morale e di visione dell’uomo, come ha detto bene Benedetto XVI. E’ in discussione il significato di essere uomo ed essere donna o se i bambini debbano nascere in una famiglia o in una provetta, o ancora, se debbano avere un padre ed una madre. E’ in discussione il valore della famiglia e del matrimonio, della libertà e del vero senso della vita.
    Il Presidente Monti ha giustamente detto che la sua coalizione nasce sui temi dell’emergenza economica, ma ancor più su quella educativa e morale, in particolare di spettanza delle forze politiche e parlamentari.
    Su questo terreno l’UDC intende assumere per il futuro, come ha sempre fatto in tutta la sua storia, per intero le sue responsabilità. Abbiamo una linea politica chiara e senza equivoci sui temi della difesa della vita, dal concepimento fino al suo termine naturale, della difesa della famiglia, società naturale fondata sul matrimonio e formata da un uomo e da una donna insieme con i loro figli, della libertà di educazione.
    Siamo l’unica forza politica che su questa fondamentale battaglia antropologica e culturale si spende senza esitazioni. Per questo riteniamo di sentirci in dovere di dire a coloro a cui stanno a cuore questi valori, che il modo migliore di rafforzarli, garantirli e sostenerli, è rafforzare con il loro voto l’UDC.
    Sappiamo che la forza dell’UDC non è sufficiente da sola a sostenere questa battaglia; occorre tessere in Parlamento una alleanza trasversale di parlamentari di altre forze politiche che condividano sensibilmente questi valori. Sicuramente non mancheranno in altri partiti donne e uomini di buona volontà. A questa alleanza trasversale è però necessario dare una testa ed un cuore e noi riteniamo che possa essere degnamente espressa dall’Unione di Centro (UDC).
    Sentiamo pertanto il dovere di chiedere la vostra attenzione ed il vostro sostegno.

    Pier Ferdinando Casini, Rocco Buttiglione, Lorenzo Cesa, Paola Binetti, Mario Catania, Gian Luca Galletti, Giorgio Guerrini, Costanzo Pinti, Ferdinando Adornato, Gianpiero D’Alia, Andrea Zambelli.

  2. Se ricordo bene, quell’articolo di fondo fu scritto dal buon Indro in occasione delle elezioni politiche del 1976; allora il ‘pericolo comunista’ era ben più concreto di quello che, ancora oggi, qualcuno, nel centrodestra, vuol dipingere. E, sempre all’epoca, si poneva negli elettori più ‘sensibili’ la scelta che, banalizzando al massimo, era fra eleggere i rappresentanti dell’ideologia comunista/sovietica e i rappresentanti del ‘magna magna’(vedasi DC, PSI, etc.). Oggi, forse, la scelta (meno ‘complicata’) si ‘riduce’ fra chi ‘magna di più’ e chi ‘magna di meno’….
    …..
    Sono pienamente d’accordo con quello che scrivi in merito al rapporto fra Legge/Costume; però, aggiungerei (e magari erano già sottintese) almeno due indispensabili premesse :
    a) onestà e rigore morale in coloro che propongono/emanano le leggi;
    b) atteggiamento positivo nel rispetto della Legge da parte di tutti i cittadini.
    Sarò estremamente banale e pessimista, ma a) e b), qui in Italia, NON li vedo,
    forse perchè sono miope…
    …..
    Seguendo qualche talk show televisivo mi ha infastidito, molto più che in passato, la promessa di mari e monti da parte di molti (fortunatamente non tutti) candidati; e ancor di più il commento del giornalista di turno, per me molto superficiale, che così riassumo : siamo in campagna elettorale e, quindi, ogni ‘promessa’ è consentita ed ognuno può raccontare qualsiasi frottola. Dal mio punto di vista, queste promesse costituiscono ‘cattiva’ politica (il solo obiettivo è la conquista della poltrona); i relativi commenti costituiscono ‘cattivo’ giornalismo perchè, dando per scontato il fatto (così fan tutti), non aiutano l’analisi critica/oggettiva che, del candidato, gli elettori dovrebbero fare…
    …..
    Per quanto attiene il finanziamento, in genere, della politica, io penso che il politico, una volta eletto, debba esercitare l’incarico a tempo pieno. Pertanto dovrebbe ‘sospendere’ ogni altra attività lavorativa (per, eventualmente, riprenderla al termine del mandato). Ovviamente, non esercitando altra attività lavorativa dovrà percepire uno (e uno solo) stipendio pagato dallo Stato, anche, se non soprattutto, a tutela della sua indipendenza.
    Il finanziamento pubblico ai partiti, per me, è teoricamente accettabile se il principio base è quello per cui la politica sia ‘indipendente’ e autosufficiente; l’entità dovrebbe essere, ovviamente, congrua…
    …..
    Dopo la catechesi di ieri sera, ho un briciolo di speranza in più : magari in questi giorni prima del voto mi verrà di credere IN qualche buon candidato…

    • Grazie della tua riflessione, come sempre pacata e apprezzabile.
      Credo che nel caso della politica e dei candidati sia preferibile limitarsi a credere A e non a credere IN. E mi sembra già un’operazione difficile, ma ancora possibile.
      Sono d’accordo che i politici debbano ricevere un regolare e adeguato stipendio. Ma senza eccessivi ed inspiegabili privilegi e vitalizi, come tuttora accade, creando un’aspettativa a entrare in politica per vedersi assicurato un futuro facile e sicuro.
      Diverso il discorso del finanziamento pubblico dei partiti (anche sotto forma di rimborso elettorale): credo che esso vada eliminato totalmente, perché i politici devono vivere del loro stipendio (come qualunque altro italiano) e i partiti sono organizzazioni pubbliche che devono finanziarsi come tutte le altre, conquistandosi la fiducia dei cittadini (che al momento hanno persa) e non con automatismi che regalano loro i soldi dei cittadini. Questa scelta dolorosa è l’unica possibile perché gli italiani possano ricominciare a credere ALLA politica, AI partiti e AI politici. La fede IN qualcuno, io la riserverei solo a Gesù Cristo…

      • Io penso che un partito, teoricamente caposaldo della democrazia, non debba rivolgersi a destra e sinistra per ottenere fondi con cui finanziare la sua attività politica; sempre a livello teorico se il tal partito ottenesse finanziamenti da petrolieri, difficilmente, una volta al potere, prenderebbe misure contro chi lo ha ‘foraggiato’, anche se, le misure, fossero giuste. Il concetto di base è rendere l’importantissima attività politica il più possibile indipendente da lobbies, gruppi di potere, etc.. Questo, mi rendo perfettamente conto, scendendo dalla teoria alla realtà (soprattutto italiana),
        non è quello che oggi osserviamo nei fatti e nei singoli comportamenti..
        …..
        D’accordo su Chi riservare la fede.., non mi sono espresso in modo corretto….
        …..
        Attendo con moltissima curiosità la risposta del Sig.Bianchi alla tua domanda.

  3. Gentile Don Agostino,
    seguo da qualche tempo il tuo blog, da dopo che ci siamo meglio conosciuti a casa di amici.

    I tuoi spunti sulle tematiche religiose mi portano alla riflessione e ti ringrazio per la condivisione.

    E’ la prima volta che ti scrivo.
    Ti solito leggo e rifletto.
    Questa volta mi sento in dovere di fare un paio di considerazioni in parallelo alle tue, sul tema dell’IMU e del finanziamento ai partiti.

    Lo faccio in “tempo di pace”, ovvero dopo la bagarre elettorale.

    Sei una persona che parla chiaro e che apprezza la franchezza. Penso apprezzerai la mia.

    Il finanziamento ai partiti.Sono in linea con Mauro, in generale.
    Sotto diverse forme, in Italia, c’è da sempre. Nell’Europa delle nazione democratiche è attivo.
    Il concetto che sta alla base è che l’attività Politica (e metto la p maiuscola non a caso) vada sostenuta con fondi pubblici. E’ il sistema considerato migliore.

    In Italia se ne è abusato. Servono più controlli e minori spese. Non ci sono dubbi di nessun tipo, su questo.

    Da cittadino sono contento di versare qualche euro all’anno per la formazione politica di giovani e meno giovani, per la condivisione di proposte, per la realizzazione di convegni utili a dialogare e costruire una trama comunitaria.
    Accetto che questi euro vengano dati a tutte le forze politiche. E’ a favore di libertà, secondo me.

    Se si togliessero completamente questi fondi, nel giro di pochi anni vedremmo al comando solo persone o ricche o capace di attrarre finanziamenti (in cambio di cosa? Basta pensare alla lobby delle armi negli USA).
    Già i milionari che vogliono condurre la politica sono numerosi (tra i leader delle ultime elezioni Grillo, Monti, Berlusconi). Non esagererei ulteriormente.

    L’attività politica si regga su tre pilastri (e non sostanzialmente su uno solo): sostegno privato, sostengo dei tesserati, fondi pubblici.

    Il treno “no al finanziamento pubblico alla politica” lo ritengo da battaglia ideologica.

    L’IMU.

    L’IMU è stata una tappata. Per fare un ragionamento intellettualmente completo, è necessario capire il motivo di questa tappata. Mi sembra fin troppo evidente e quindi è inutile scriverlo. Lo spread risale, il debito ci costa di più: vediamo che succederà.

    Le scelte fiscali dovrebbero essere aderenti ad un obiettivo di Paese a cui si punta.
    Anche l’imposizione fiscale sulle proprietà edilizie, deve essere considerata come una delle tessere di un mosaico più grande.

    Se si vuol promuovere la tutela della famiglia, la possibilità dei giovani di costruirsi un futuro autonomo, tutelare il risparmio ed avere a cuore la cura del Creato, la politica dell’abitare deve essere pensata in maniera complessiva e non limitata all’abolizione di una tassa, pur fastidiosa che sia.

    Volere l’abolizione dell’IMU non risolve.

    Permettimi una digressione.

    Cosa ben diversa fu cosa i partiti repubblicani decisero di fare nel primo dopoguerra.

    Era idea condivisa che la ricostruzione della nazione e del tessuto sociale passasse attraverso sia la proprietà dell’abitazione sia la possibilità di abitare (fu lasciato fuori dai dialoghi, come spesso accadeva, l’MSI. Ricordi certamente l’episodio della sofferenza del buon De Gasperi, del quale è in corso la causa di beatificazione, per il no all’alleanza con la destra nelle elezioni per il Comune di Roma. Ebbe ragione e la sua coerenza gli fu fatta pesare. Non dalla politica).

    Lo sviluppo, secondo gli schemi di allora, ci fu. E c’era speranza. Perché il benvivere si alimenta tramite cose immateriali.

    Se guardiamo alle case popolari (alle “Fanfani” e simili) ci si rende conto di quale fosse il modello di riferimento.

    Gli appartamenti, magari non grandi, avevano quasi sempre in dotazione un orto, una cantina, un solaio. Gli edifici avevano una parte comune, per i bambini ed il ritrovo.
    Si è proseguito così fino alla metà degli anni 80, circa.

    Ora costruiamo le case “di gruppo”, con il giardino per l’appartamento al piano terra e nessuno spazio comune, o comunque limitatissimi.

    L’individualismo diffuso e la tendenza al consumismo si capisce anche da qui.

    Fine della digressione.

    Proseguo sull’IMU.
    “Abolisco l’Imu per la prima casa” crea problemi nella gestione delle casse dei comuni, gli enti più vicini ai cittadini.

    Aumenta il centralismo nella gestione delle risorse e non da autonomia ai territori, in dispregio a quanto auspicava don Sturzo, fondando il Partito Popolare.

    Favorisce chi sta meglio rispetto a chi, oggi, fa veramente fatica.
    L’abolizione IMU prima casa in maniera uguale per tutti, cioè per chi abita in Via Montenapoleone a Milano o nel più sperduto paese di montagna della Lombardia, crea disparità.

    Qualche migliaia di euro restituiti o non pagati dal primo, qualche decina al secondo. E’ giusto, in questo stato di cose? A me sembra una posizione tendenza ideologica.

    Ne sono allergico. Se la Politica ha anche un compito pedagogico, non mi pare sia un modo di svolgerlo.

    La mia nonna paterna, contadina, saggia e poco istruita, sposata con un muratore, e poi mio padre, fattorino di banca diventato negli anni direttore, molto religiosi (se hai visto sul quotidiano la Provincia le foto dell’allora card. Ratzinger in visita a Como, mio padre era quello accanto a lui), mi dissero, da piccolo, che non bisognava fare parti uguali tra diversi.

    In seminario, quando frequentavo le scuole medie, ritrovai le stesse parole nei testi di Don Lorenzo Milani. Ancora oggi credo avessero ragione.

    Per restare sul piccolo cabotaggio, più che abolire l’IMU indiscriminatamente, sarebbe meglio, oltre a fare un ragionamento più ampio del quale si diceva, dare una mano a chi ha veramente bisogno con una rimodulazione ed una rivisitazione profonda di alcune storture, che nella tassa ci sono.

    Credo che possa essere un approccio più caritatevole.

    Tutti problemi sul tavolo, insieme a molti altri.

    Di certo saranno affrontati a brevissimo e risolti con brillantezza, considerato che i cittadini si sono espressi in modo da avere una certezza granitica sul proprio futuro, per un qualcosa di costruttivo e che la politica (qui la p è minuscola non a caso) raccoglie quanto di ottimo ha seminato (ovviamente sono ironico. E preoccupato per chi fa più fatica. E sono tanti).

    Ci si è sfogati. Ed ora? Buon divertimento e teniamoci forte.

    Certo che prenderai queste mie nello spirito di un dialogo fraterno, ti saluto cordialmente.

    Francesco Gatti

    • Grazie Francesco.
      Comprendo le tue ragioni, ma non le condivido circa i due argomenti in oggetto. Credo che ogni scelta politica – anche quella che sulla carta sembra la migliore – si presti a qualche deviazione e a qualche rischio. Purtroppo, nemmeno la politica finanziata con soldi pubblici è esente dalle lobby. Di lobby ve ne sono tante, ed i ricchi e potenti hanno tanti volti… Pensa – per fare un esempio – agli interessi su prodotti farmaceutici, abortivi, preservativi che vanno a finanziare i partiti che sono favorevoli ad aborto o matrimoni gay (negli Stati Uniti, in Francia e forse anche in Italia). Ma vi sono anche interessi sul territorio, ed in Emilia Romagna, Toscana, Umbria – tanto per fare un esempio di regioni in cui non governa né il ricco Berlusconi né l’influente Monti – il foraggio arriva ad un partito ben preciso e solo a quello… Io resto del parere che il finanziamento pubblico debba essere azzerato e che i partiti debbano vivere con le proprie gambe, come fanno un mucchio di tante altre associazioni che pure hanno una valenza sociale. Mi piacerebbe vedere tutti i partiti rinunciare ai rimborsi elettorali: sarebbe una scelta che contribuirebbe a recuperare quella credibilità che hanno persa (tutti). Circa l’IMU sulla prima casa resto del mio parare. Non è questione di ricchi o poveri. Tassare la prima casa è iniquo in sé. Semmai, i ricchi ne avranno due o tre di case e pagheranno una tassa sulla seconda e sulla terza casa. Ma non è giusto dissanguare i poveri con la scusa che bisogna far pagare i ricchi. Se una tassa è iniqua, non serve rimodularla, bisogna abolirla. L’IMU sulla prima casa, secondo me, rientra nel novero delle leggi inique.
      Grazie ancora delle tue osservazioni e dei ricordi (De Gasperi, Fanfani, Don Milani).

  4. Grazie della tua risposta.
    Certamente le distorsioni ci possono sempre essere. Non è mio compito nè volontà difenderle. Dipende dalle persone, non solo dalle regole.

    Nono sono capace di notare delle differenze metodologiche tra luoghi diversi d’Italia in cui non c’è alternanza democratica.
    Anche in Lombardia, ahimè, abbiamo arresti e malversazioni. Per reati pesanti.

    Ho mia teoria. Quando la spesa pubblica improduttiva garantisce privilegi, lavoro o ricchezza ad una parte della popolazione, questa popolazione garantirà la continuità del modello.
    E se il numero è oltre una cerca soglia, il sistema diventa irriformabile.

    Per il resto, pare che siamo inconciliabili ! J

    Si può pensare di abolire l’IMU prima casa, ma se manca il lavoro e le imprese sono oberate di tasse, dopo un po’ scompare anche la prima casa. Secondo me non è la priorità. Tasse inique ce ne sono molte. Resta il fatto che l’importante è iniziare ad alleggerirle. E su questo penso siamo d’accordo J
    Il sostegno pubblico alla politica c’è in tutte le principali democrazie Europee.
    Diverso, inferiore, controllato. Come è giusto che sia.
    Anche i liberalissimi inglesi lo applicano: solo per le minoranze. Fatto singolare.
    Molti politici (più per visibilità immediata che per proposta di una visione diversa) partono lancia in resta. Mi piacerebbe di più un ragionamento.

    Ma non c’è rischio. Visto che siamo in situazione di totale stallo, nessuno si porrà le questioni in maniera profonda. Non solo queste due, ma cercando e lavorando per un visione di un Paese e di un Europa di più ampio respiro rispetto allo spettacolo di piccolo cabotaggio, dei grandi e piccoli nazionalismi europei a cui siamo stati esposti in questi ultimi 10/15 anni.

    Un saluto e grazie ancora del dialogo.

    Francesco

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