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(Foto AC)
Devo ammettere che il nome di questa solennità mi pare ispirato ad una realtà che non c’è più. Intuisco cioè una comprensione sbagliata da parte di quella piccola porzione del popolo di Dio che è ancora interessata a queste cose.
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Il regalo di una amica che cammina sui sentieri della val di Blenio rivestiti dall’autunno…
Gesù sguscia via come un’anguilla dalla nostra presa che cerca di trasformarlo in un profeta della fine del mondo. È vero, egli fa riferimento ad avvenimenti drammatici della nostra storia – guerre, rivoluzioni, terremoti, carestie, pestilenze e persecuzioni, incomprensioni, tradimenti – ma essi si trovano in ogni epoca e poi comunque «non è subito la fine».
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Foto SIR Siciliani (2007). Una famiglia in Piazza San Giovanni in Laterano davanti alla Basilica.
Prima di spiegare la strana festa di oggi – la dedicazione di una basilica – butto là la mia domanda volutamente provocatoria: è possibile una Chiesa senza chiese? Se ascoltiamo le parole di Gesù alla samaritana, ci verrebbe da rispondere affermativamente: «Viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre…» (Gv 4,21).
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(Foto AC) La vista sul lago di Lucano. In fondo la Piana di Magadino. In primo piano Ascona
Ancora una parabola. Con il linguaggio parabolico di Gesù, avverto ancora di più il rischio che il suo universo simbolico sia poco comprensibile per l’uomo di oggi. Ad esempio, «fariseo» e «pubblicano» sono due categorie sociali che non esistono più, ma noi ci ostiniamo ad ascoltare la parabola, cercando di incastrare l’insegnamento vitale di Gesù in un contesto che è morto. Così possiamo pensare che noi nella parabola non ci siamo.
VENTINOVESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C
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(Foto AC) Capri: i Faraglioni.
Sappiamo che Dio ama nascondersi nei personaggi delle parabole di Gesù. Saremmo disposti a giurare che lui in questa parabola non c’è. E sbagliamo. Il giudice insensibile, scorbutico e ateo rappresenta Dio.
VENTOTTESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C
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(Foto AC) Plan de Frea e i bastioni del Gruppo del Sella
L’ingratitudine di nove su dieci lebbrosi guariti ha una motivazione burocratica: c’era una complicata procedura di attestazione della loro guarigione, e non si poteva ancora farla online, per cui devono andare al tempio di Gerusalemme a presentarsi ai sacerdoti, e non hanno tempo da perdere.
VENTISETTESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C
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(Foto AC)
Dire «siamo servi inutili» (secondo alcune traduzioni: «siamo semplicemente servi») ci costa una grande fatica, soprattutto in un mondo in cui l’autostima è un valore unanimemente perseguito. Pronunciarlo dopo aver magari svolto il nostro compito scrupolosamente è ancora più difficile.
VENTISEIESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C
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Panorama dalla Töira (Pizzo Rossetto) – Foto AC
La parabola del ricco cattivo e il povero Lazzaro sembra invitare a leggere la storia secondo la «legge del contrappasso». Abramo stesso insinua che ci sarebbe una linea netta di demarcazione tra la vita terrena e la vita eterna: se si sono ricevuti mali nella prima si è consolati nella seconda, se si sono ricevuti beni si è tormentati.
Qualcuno lo ha definito «corrotto». C’è chi ha minimizzato e si è accontentato di «infedele». Cercando di imitare lo stesso sguardo di Gesù, io lo chiamo amministratore «astuto».