Vedi il video con la meditazione di don Agostino cliccando qui

La parabola dei due figli segue una logica semplice, che è quella che unisce il «dire» al «fare» con una parola che non si usa quasi più, «obbedienza». Un proverbio dice che «tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare», quindi non un torrentello facile da attraversare.
Vuol dire che l’obbedienza non è un automatismo di facile innesco: non è istintività, non si lascia trovare nelle parole ma nei fatti. Il primo figlio – quello del «non ne ho voglia» – è forse uno che dice quello che pensa ma che poi non fa quello che dice. La parabola si limita a notare che «si pentì». Sarebbe bello indagare il motivo di questo pentimento, ma a noi basta sapere che questo figlio per obbedire ha avuto bisogno di fermarsi e che ha fatto una riflessione per pentirsi. Si direbbe che l’obbedienza è il frutto di un esercizio di intelligenza, nasce dal profondo e rafforza l’identità di colui che obbedisce.
Proprio quello che è nascosto nell’etimologia della parola «obbedienza» – ob-audire – che richiama il verbo «ascoltare»: obbedire è un ascoltare stando dinanzi, stando in piedi. Ascoltare l’altro e insieme ascoltare la voce della propria coscienza. Ascoltare mantenendo la propria dignità, senza perdere la propria libertà. Forse per questo tanti organismi sociali si sfaldano e perdono vigore, perché non amano avere al proprio interno persone autenticamente obbedienti, cioè veramente libere, persone che pensano stando in piedi. L’obbedienza che pretende di ridurre gli uomini a zerbini che non pensano, che sono supinamente allineati al pensiero unico del capo, «non è più una virtù» (don Lorenzo Milani).
Il secondo figlio è uno di questi falsi obbedienti, che a parole sono un solenne «Sissignore» ma che poi nella vigna non ci mettono piede. Il falso obbediente è uno che ha fatto una sola riflessione nella sua vita, previa a tutto. Anzi, se vogliamo essere precisi, egli ha fatto un calcolo con il quale ha stabilito chi comanda, chi è colui a cui si deve dire «signor sì», e a questo calcolo resta fedele. Siamo naturalmente lontanissimi dalla logica di Gesù: la sua vita è obbedienza al Padre. E tanti anche tra i cristiani finiscono con il confondere Dio con il comandante a cui dire «Si, signore» e non conoscono il Padre.