Quando l’occhio è cattivo

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Splendido laghetto incastonato tra le rocce e visibile solo da chi percorre il sentiero Nepali che unisce il rifugio Sidelen al rifugio Albert Heim (Foto AC)

Ecco, è arrivata la parabola fastidiosa! Ci immedesimiamo sempre in quelli che hanno lavorato sin dalla mattina e prendiamo le difese della loro lamentela sindacale. Quando c’è da difendere la giustizia, soprattutto se è la mia, la freccia è sempre pronta, tirata sulla corda dell’arco per essere scoccata. Vi aiuto, e ridico la parabola su uno scenario differente.

Immaginatevi una domenica mezzogiorno con tutta la famiglia riunita per il pranzo (lo so, ci vuole molta immaginazione): ci sono papà e mamma e tre figli di età diversa, quattordici, dieci e sette anni. Tutti in attesa che arrivino sul tavolo le favolose lasagne della mamma. Che sembra soddisfatta del risultato e passa a riempiere i piatti allo stesso modo (per intenderci, non gira con la bilancia!).

Il figlio maggiore si alza da tavola e dice: «Così non è giusto. Io sono figlio da più anni di lui e di lei – e indica il fratello e la sorella – e mi hai dato lo stesso cibo!». Suonerebbe strana questa protesta, perché uno è figlio in forza del medesimo amore per cui un altro è figlio, e i due in forza di quel medesimo amore diventano fratelli e l’età non modifica affatto l’intensità dell’amore dei genitori.

Nella parabola così come l’ha raccontata Gesù la giustizia in senso stretto è rispettata (un denaro per un giorno di lavoro come pattuito), e il fastidio prodotto dalla ingiusta monetizzazione della fatica (lo stesso salario per ore diverse) deve spostarsi su un altro piano, che è quello della relazione tra gli operai della vigna: «Questi ultimi… li hai trattati come noi». Esatto, non c’è differenza di trattamento, perché la giustizia di Dio è per uomini che sono fratelli, lo stipendio è lo stesso perché è lo “stipendio” (chiamiamolo così, per rimanere in sintonia con la parabola) dato ai figli.

Devo confessare che è sempre brutto vedersi misurare l’amore con quella strana bilancia che è la grettezza, fatta passare per una pretesa di giustizia. È un modo di leggere la realtà con un occhio sbagliato. Sapete cos’è l’invidia? Etimologicamente è in-videre il «vedere contro»: nasce dal vedere le cose che l’altro ha e io non ho e desiderare che non le abbia. Ma in senso lato indica lo sguardo malevole, l’occhio cattivo, che abbruttisce chi lo ha.

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