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Il tema che viene affrontato dalla pagina evangelica di Matteo che oggi ci viene proposta è quello della potenza di Dio.
Ogni religione immagina che il suo dio sia potente, magari anche sia più potente delle divinità delle altre popolazioni. Il problema dovrebbe essere risolto definitivamente se eliminiamo la dimensione dio, eppure anche un ateo incontra sulla sua strada una potenza sconosciuta che talvolta gli si mette di traverso ma altre volte lo aiuta in modo insperato. Noi cristiani abbiamo l’abitudine di recitare il Credo dicendo proprio: io credo in Dio Padre onnipotente. Non solo potente quindi ma onnipotente.
Nella pagina evangelica sembrerebbe che Gesù segua questa linea di pensiero e si mostri onnipotente nel camminare sulle acque per raggiungere la barca dei suoi discepoli. Pietro vuol verificare e ottiene come risultato che la sua potenza è tale solo perché proviene dalla potenza di Gesù. Sperimenta la paura di essere potente e questa paura non lo tiene a galla ma lo fa affondare: ci vuole la parola rassicurante di Gesù, ci vuole la sua mano, la sua sicurezza.
Aggiungerei anche un aspetto che sembra banale e che invece non lo è: Gesù normalmente come un uomo ha camminato sulla terra e nell’acqua è andato in barca. Camminare sulle acque del mare non è uno sfoggio di potenza. Non è nemmeno una specie di amuleto che si tira fuori nel momento del bisogno. Infatti, quando leggo o ascolto questo brano di vangelo sono colpito dalla grande tenerezza di Gesù mentre in Pietro leggo chiaramente la lunga rassegna di paure, di emergenze, di baratri imprevedibili su cui l’uomo vorrebbe camminare sicuro.
Sembra quasi che Gesù che cammina sulle acque del mare costituisca il desiderio di potenza dell’uomo più che manifestare la potenza di Dio. Non è possibile non ricordare la bellezza della prima lettura, quella in cui il profeta Elia è come costretto a riconoscere la presenza di Dio non nel vento burrascoso o nel terremoto disastroso quanto nella povertà di una brezza leggera, proprio quella brezza leggera che in questi giorni di caldo opprimente abbiamo tutti desiderato. Quando ci raggiungerà anche noi potremo fare nel nostro piccolo l’esperienza della potenza di Dio.
Per me la potenza di Dio si manifesta nella sua capacità di essere presente in ogni momento, in ogni avvenimento. Come se ciascuno di noi esistesse esclusivamente nel suo sguardo con un amore che non esclude alcuno. I fiori dei prati, le formiche…mi viene in mente anche il discorso nella vicenda di Giobbe.
La sua potenza viene spesso ( quasi sempre) ostacolata dall’ insipienza degli uomini che non entrano in quell’ amorevole tu per tu.
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Rispondendo ai due commenti potrei dirvi una cosa che sembra di poca importanza. Invece lo è, perché riguarda il linguaggio di Gesù. Egli è solito esprimersi non con termini come potenza potente Onnipotente ma con un linguaggio molto concreto e visivo. Essere il più grande. Ovvio che il potente è il più grande. Provate a rileggere il brano evangelico del «discutevano per la strada chi fosse tra loro il più grande» o quello con la domanda esplicita «chi è il più grande chi sta a tavola o chi serve?» Capite? La grandezza la potenza anche di Dio è servizio. Oppure mi viene in mente anche questo nel Vangelo di Giovanni In cui si afferma che Gesù era consapevole che il Padre gli aveva dato tutto nelle sue mani. Quindi Gesù aveva In quel momento nelle mani tutta la potenza di Dio. Ebbene quelle mani finiscono nel catino a lavare i piedi dei discepoli. Si direbbe che il nostro Dio, il Dio degli uomini e del mondo e dell’universo, è un Dio capovolto.
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Quindi, Don, nel caldo opprimente di questi mesi non vi è la potenza di Dio, ma forse l’insipienza dell’uomo che fa ammalare la terra?
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