Lasciarsi misurare e… vedere

QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA – Anno A 

Essere ciechi dalla nascita e, improvvisamente, cominciare a vedere deve essere un’esperienza indescrivibile. Lo comprendiamo alla luce del racconto evangelico di oggi: il cieco risanato diventa capace di riconoscere l’evidenza di quanto gli è capitato ben più di tutti gli altri, che, invece, continuano a difendere strenuamente le proprie convinzioni. Negare l’evidenza dei fatti è una cosa che al cieco guarito sembra inverosimile, eppure si trova immerso in un mondo di vedenti che non sanno e non vogliono vedere proprio ciò che è evidente, e che egli, invece, afferma con una semplicità disarmante: «Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Anzi, proprio a partire dal riconoscimento dell’evidenza, il cieco riesce a sviluppare un sapere vero, che i farisei, tutti preoccupati di negare l’evidenza, non sanno enucleare. Dice il cieco risanato: «Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». È una conseguenza logica se si accetta l’evidenza. Altrimenti, ogni ragionamento diventa contorto e continua ad avvitarsi attorno alle proprie idee, che non sempre hanno un fondamento nella realtà. Ora, una delle realtà più evidenti nella storia e nella nostra vita è il peccato (non a caso è il termine che in questo brano evangelico ricorre più frequentemente). Se uno non ammette la possibilità di essere nel peccato, pone in atto l’unico vero impedimento ad uscire dal peccato. È quello che dice Gesù ai farisei: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».

La presunzione di vedere crea uno schema mentale che va contro i fatti stessi. E quando si va contro i fatti, è come tenere gli occhi chiusi in una stanza buia in cui improvvisamente si è accesa la luce: chi ha gli occhi chiusi continua a ripetere che è buio, che non si vede niente. In realtà, è lui che non vuole aprire gli occhi all’evidenza che una luce finalmente c’è e che si è accesa, chissà come, ma gratuitamente. Proprio ciò che nel racconto fa il cieco guarito da Gesu: «Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Come a dire: «Aprite gli occhi anche voi, partite da questa somma evidenza per fare i vostri ragionamenti e non dai vostri ragionamenti per negare questa somma evidenza!». Il cieco nato guarito da Gesù si pone, nel cammino della Quaresima, al seguito della donna di Samaria. L’anfora dei desideri rimasta appoggiata al pozzo di Sicar – rimasta lì, perché Gesù ha colmato d’acqua viva il cuore della donna – la ritroviamo simboleggiata negli occhi chiusi dalla nascita di quest’uomo che bramano la luce. Gesù esaudisce il suo desiderio, andando oltre però e suscitando in lui la vista spirituale, quella del cuore credente in aggiunta a quella degli occhi vedenti. «Quando lo trovò, gli disse: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?”. Egli rispose: “E chi è, Signore, perché io creda in lui?”. Gli disse Gesù: “Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: “Credo, Signore”».

Il credere è fondato sul vedere, ma il vedere si origina paradossalmente dal sapere di non vedere. Se riconosci la tua fragilità, allora sei nella condizione per essere risanato. Se sai che dalla nascita sei segnato nell’anima dalla cecità del peccato, allora c’è una piscina in cui puoi essere lavato dall’incontro provvidenziale con un Altro. Se dalla nascita, invece, sei segnato dalla presunzione di un tuo sapere infallibile, capace di negare anche l’evidenza dei fatti della vita, ma in realtà fondato sulle sabbie mobili della limitatezza dei tuoi schemi mentali, allora il tuo destino è la cecità, quella cecità dei farisei che meraviglia grandemente il cieco risanato: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi». È sempre così, nel mondo. Ci sono un mucchio di persone che cercano invano di misurare la vita con le loro sapienze parziali e, non di rado, inesatte: dicono di vedere e non vedono. I discepoli di Gesù Cristo si lasciano misurare, invece, da una sapienza più alta, che riesce ad illuminare i nostri punti interrogativi anche se non li elimina mai: sanno di non vedere e vedono. La Quaresima ci è data per decidere da che parte stare.

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