La fede del granello di senape

VENTISETTESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

Stella alpinaNella pagina evangelica appena ascoltata fa impressione il paradosso usato da Gesù. Agli apostoli che gli domandano: «Accresci in noi la fede!», egli risponde con un’immagine in cui la fede grande – capace di sradicare una pianta e trapiantarla nel mare – è rappresentata da un minuscolo granello di senape. Come se volesse rispondere così ai suoi apostoli: «Volete che la vostra fede si accresca? Ebbene, lasciate che sia piccola ed efficace, lasciatela attecchire dentro di voi, lasciatela marcire come un seme nella terra della vostra vita!». La domanda successiva è quella che troviamo nella lettura del profeta Abacuc: quando questa fede farà vedere la sua efficacia? La risposta del profeta è senza indicazione di data ed è un invito alla fiducia totale nel Signore: «Certo verrà e non tarderà… Il giusto vivrà per la sua fede». San Paolo, dalla prigione, scrive a Timoteo e non sa dirgli altro se non di «ravvivare il dono di Dio, che è in te» – quale  dono se non la fede in Gesù Cristo? – e conclude: «Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato». Un uomo incatenato dimostra che la sua libertà è interiore, è in quel granello di senape che si è radicato profondamente nel suo cuore, è in quella fede di cui la sua vita si nutre.

Quando si discute della fede ci sono sempre due posizioni estreme, che, però, prese l’una senza l’altra, non dicono che cos’è veramente la fede. C’è chi, magari per giustificare il fatto che non ha molta fede in Dio, dice che la fede è un dono, e lui questo dono non l’ha ricevuto, quindi non può avere fede, se Dio non gliel’ha donata. C’è, invece, chi, parlando della fede, è convinto che corrisponda perfettamente al suo impegno, alle sue molteplici iniziative, alle sue opere, e più è l’impegno profuso, più grandi sono le opere realizzate, più grande è la fede che ne è all’origine. Il primo dice al secondo: guarda, anch’io, pur senza aver ricevuto il dono della fede, sono in grado di fare quello che tu dici essere frutto della tua fede! Il secondo rimprovera al primo: non è possibile che Dio non ti abbia dato un dono che offre a tutti gli uomini, solo l’hai rifiutato, non l’hai messo a frutto, non hai lasciato che il semino attecchisse nel terreno della tua vita! È una discussione in cui ciascuno dice una parte di verità, ma è una discussione sterile. La fede viene donata solo con la forma del seme, e naturalmente viene donata ad un terreno; se non accetta la legge del seme caduto in terra, la fede muore, non certo per colpa di chi l’ha donata, ma per la responsabilità di chi non l’ha coltivata. Se uno pretende che il dono della fede abbia la forma della pianta, resta deluso: quella forma la fede l’assumerà, ogni volta che accetterà la parte del seme, del granello di senape, in cui la forza non corrisponde alla visibilità. L’energia della fede non sta nella sua grandezza, ma nella sua totale fiducia in un Altro. Le opere fanno parte della fede, certo, e talvolta sono grandi opere, più spesso sono piccole opere, talvolta minuscole. L’impegno è determinante, ma va nell’ottica di quella disarmante espressione con cui Gesù conclude la parabola del padrone e dei servi: «Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”». Gesù non dice ai suoi apostoli: «Non servite a niente». Dice: «Siete al mio servizio». Ecco, se ciascuno di noi potesse dire: «Sono al servizio di Gesù», la fede comincerebbe già a vedersi nella forma della pianta, sarebbe una fede veramente accresciuta! Anzi, dovremmo dire: «Siamo al servizio di Gesù», perché non dobbiamo dimenticare un altro messaggio che l’immagine usata da Gesù richiama: il granello di senape è talmente piccolo che non puoi prenderne uno solo sul palmo della mano, te ne vengono in mano tantissimi! La fede vera è tutta racchiusa in quella frase di san Paolo a Timoteo: «Con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo». La fede è necessariamente in comunione, una comunione di persone che ha la sua forza in Dio, una comunione da cui non è aliena la sofferenza. Il mio granello di senape cade nel terreno in cui c’è anche il tuo, siamo fianco a fianco, siamo chiamati a marcire insieme. La fede non è un’avventura per solitari, è il cammino della comunione avventurosa dei cristiani.

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