L’amore e il sacrificio

VENTITREESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

DSC_1963Queste parole di Gesù sembrano contenere un tono di sfida a quella molta gente che andava con lui. Sembra quasi che voglia costringerli a fare bene i calcoli, esattamente come il costruttore di fronte al progetto della torre o al re che sta decidendosi per la guerra. 03Ogni desiderio umano diventa vero se sfocia in un compito, ed ogni compito nasconde un sacrificio. Anche il desiderio di andare con Gesù domanda una rinuncia. E siccome Gesù è tutto, la rinuncia è a tutto. Le parole di Gesù, da questo punto di vista, non cercano alcuna scorciatoia. Il linguaggio è forte: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo». Quasi sempre queste parole vengono applicate a coloro che hanno deciso di seguire Gesù in una speciale consacrazione che domanda la rinuncia ad una propria famiglia, ai preti e alle suore. Invece, è da presumere che tra i molti che andavano con Gesù ci fossero tante persone sposate. E poi Gesù, nell’elenco delle persone che non devono essere preferite a lui, mette la moglie e i figli. Quindi, è ovvio che queste parole riguardano tutti quelli che, uomini e donne, hanno saputo creare legami affettivi nella loro vita. E più questi legami sono significativi e forti, più è dura la croce da portare se si vuole essere discepoli di Gesù. Paradossalmente, una persona insensibile e senza legami affettivi sarebbe nelle condizioni migliori per andare con Gesù; ma, posto che ne esista una, non avvertirebbe alcun desiderio di stare con Lui come non avverte alcun desiderio di affetto verso altre persone. Per seguire Gesù bisogna essere uomini e donne che desiderano, ma capaci di coniugare i propri desideri dentro compiti ben precisi.

Uno potrebbe pensare: andare con Gesù fa venir meno ogni altro bisogno, ti appaga totalmente! Una volta che hai rinunciato, poi i calcoli tornano per sempre. Non è così. Gli affetti legano il cuore e non possono – non devono – essere annullati. Il discepolo è un uomo dal cuore pieno, dal cuore palpitante, dal motore acceso. La croce non consiste nello spegnere il cuore, ma nel mettere in ordine gli affetti che lo affollano. Gesù vuole essere l’unico attraverso il quale tutto possa prendere luce. Non abbaglia, illumina. Ma per farlo, ha bisogno che tu prenda la decisione di mettere Lui sul lucerniere, perché Egli faccia luce in tutta la casa e dia il giusto valore a tutti gli affetti.

Ecco perché all’elenco delle persone Gesù aggiunge: «chi non mi ama più di quanto ami… perfino la propria vita». Il vero esproprio è dalla pretesa di poter gestire in perfetta autonomia l’esistenza. Perché il vero tarlo che distrugge la vita è l’idea che ogni bisogno vada assecondato, ogni mancanza riempita. No, Dio è più grande della tua vita ed è immensamente più grande di ciò che ti manca. Dice uno dei salmi più belli: «Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla!». Per essere discepoli di Gesù, è necessario scegliere di avere Lui come pastore ed è necessario confermare questa scelta nella vita quotidiana, non una volta per tutte, ma giorno dopo giorno a contatto con gli inevitabili cambiamenti che una vita appassionatamente vissuta comporta. Gesù non ingessa il nostro cuore, ma vuole essere l’origine unica di ogni nostro affetto. Gesù ci vuole vivi, ma vuole essere Lui la vita.

Non sto affatto addolcendo le parole del vangelo di oggi. Sarebbe assai meno impegnativo far entrare Dio nella scala dei nostri valori affettivi e decidere di metterlo al primo posto, scegliendo poi noi la gerarchia degli altri posti, dal secondo in poi. Egli, invece, è fuori scala, perché vuole essere non il primo ma  l’unico, e, da unico, dare il giusto valore a tutto. Egli deve essere amato con tutto il cuore, tutta l’anima e tutta la mente, così che nel cuore, nell’anima e nella mente ci sia spazio per tutti. Non è facile. Costa sacrificio. Certo, ma la parola «sacrificio» è quella che meglio incarna la parola «amore». Secondo il vangelo di Gesù la legge della vita è il sacrificio, ed il sacrificio è la regola della felicità. Per questo il vangelo oggi è poco gettonato. Per questo, forse, la gente oggi non è felice.

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